Telejato

Tra anniversari, botti e pernacchie, su FB Telejato raggiunge 350 mila persone

Tra anniversari, botti e pernacchie, su FB Telejato raggiunge 350 mila persone
Gennaio 16
15:51 2016

Gennaio è un mese di anniversari: festeggiamenti e “giochi di fuoco” per i cent’anni di u zzu Proccopio, cioè Procopio Di Maggio, assabbenerica a vosia, ancora vivo, ma ormai destinato all’immortalità nella storia di Cosa Nostra.

La ricorrenza del terremoto del Belice, con i suoi 500 morti e molte questioni ancora oggi irrisolte, ma è anche l’anniversario della cattura di u zzu Totò “u curtu”, arrestato il 15 gennaio del 1993 e che quindi da 23 anni ci ha prematuramente lasciati e se ne sta al fresco, “come un pesce nel ghiaccio”, direbbe Cesare Pavese ma, a parte qualche malanno, anche lui sembra destinato a eguagliare il record di u zzu Proccopiu, perché, sembra strano, ma per certa gente,  sembra che sia proprio vero il proverbio siciliano “l’erba tinta un mori mai”. E si tratta di gente che ormai merda era e merda rimane.

ImmagineProprio con questo epiteto Telejato, nelle sue pagine social ha ricordato questa fausta ricorrenza dell’arresto di u zzu Totò e la notizia ha raggiunto 350 mila persone, ha ricevuto più 3.700 “mi piace”, ha avuto 1624 condivisioni e 110 commenti. Cifre da capogiro: il blog di Grillo ce la può.. suc…are. Tra i vari commenti citiamo quello di un certo Christian Nostro (stesse iniziali di Cosa Nostra), che scrive: “Pino, sei un’altra vittima, fidati, sei una merda”: risulta impiegato alla Eminflex e lo invitiamo a regalare al suo padrino un materasso, perché quelli del carcere di Opera sono duri e vecchi, o di giacere lui in un materasso, per riposare per sempre.

C’è poi, un certo Salvo Leo che scrive: “Pino, spero con tutto il cuore che un giorno arrivi il tuo ultimo giorno: se hai “i cugghiuna” vaglielo a dire in faccia a u zzu Totò che è un pezzo di merda”. Risposta: “Spero che anche per te arrivi presto il tuo ultimo giorno: non posso recarmi al carcere di Opera per dire a u zzu Totò che è un pezzo di merda, perché non me lo fanno visitare”. Un tal Salvatore Petitto, che sarà un morto di fame, cioè di pitittu, scrive: “lasciate stare mio nonno, bastardi”, Simone Gentile si limita a scrivere “Viva Totò u Curtu”, mentre Giovanni Tavilla scrive che “se c’era lui avrebbe messo tutto apposto”.

Gaetano Scannapieco, (povere pecore!!!), richiamandosi alla frase che Andreotti disse a don Tano Battagghia, inteso Badalamenti, dice: “Ci vorrebbe un Pino per ogni città”. Grazie Gaetano, anzi, “Tano”: purtroppo di Pino non ce ne sono tanti, al punto che la prestigiosa rivista Reporter Senza Frontiere lo ha citato, assieme a Lirio Abbate, come uno dei giornalisti più all’avanguardia nel 2015. Si vede che non lo conoscono bene: Pino Maniaci non è un giornalista con la penna, (in siciliano “la pinna”, che significa anche “la minchia”), non ha mai scritto un articolo completo, non ha bisogno di scrivere, lui parla e quando ha un microfono davanti non ragiona più, spara minchiate, come anche dice sacrosante verità, ma è incontrollabile. Come si può rilevare dal suo profilo su Facebook ha 54 mila amici. Si vede che piace a quelli che non sanno chi è realmente. A Partinico ci sono persone che gli scaverebbero volentieri la fossa e altre che fanno girare la macchina del fango contro di lui e i suoi amici a 360 gradi. Non è facile.  Non ci sono “amici degli amici”, ma di quelli se ne può fare a meno. Con tutte le sigarette che fuma e le sue vertebre incrinate forse non raggiungerà la veneranda età di u zzu Proccopio, ma intanto prepariamoci a ricordare qualche altra ricorrenza, a suon di pernacchie, perché non ci sono soldi per comprare i giochi artificiali, o, se si tratta di vittime da ricordare, senza ricorrere alle rituali parole, ma con un affetto sincero per il ricordo che  hanno lasciato.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.