Telejato

Articolo di rettifica

Articolo di rettifica
Ottobre 25
10:26 2021

In data 28 giugno 2016 sul sito di Telejato e, di conseguenza anche sul telegiornale, è stato pubblicato un mio articolo riguardante le vicende di Villa Teresa, nell’ambito di una serie di servizi che l’emittente aveva mandato in onda in relazione alla gestione dei beni sequestrati alla criminalità mafiosa o presunta tale. Il caso di Villa Teresa era emblematico sia per la rinomanza della struttura, sia per la sua “appartenenza” a Michelangelo Aiello, uno degli uomini più ricchi della Sicilia, strettamente legato a Bernardo Provenzano. Ho realizzato l’articolo dopo avere ascoltato alcuni operai della sezione edilizia dei beni sequestrati ad Aiello, che mi prospettavano l’imminente possibilità di perdere il lavoro e mi parlarono della complessiva gestione dell’azienda e degli uomini che se ne occupavano. Fu in quella occasione che qualcuno di loro mi disse che girava voce che la nipote di un sindacalista CGIL, Francesco Macaluso era stata o stava per essere assunta nella struttura. In quell’occasione ho fatto l’errore di non verificare la notizia e l’ho pubblicata, così come ho pubblicato alcune notizie riguardanti il sig. Oteri, riferitemi dagli operai, i quali, a mio parere non avrebbero avuto alcun motivo di mentire.

Dopo soli tre giorni, il 1 luglio a Telejato perveniva una perentoria smentita del sig. Macaluso, il quale sosteneva che era stata lesa la dignità sua e quella del sindacato, chiedeva la pubblicazione della rettifica, che si facessero scuse sia a lui che al suo sindacato e annunciava, in ogni caso, il ricorso alla querela. Nella stessa giornata l’emittente provvedeva alla pubblicazione della lettera del sig. Macaluso, accompagnandola con un commento firmato dallo scrivente, nel quale fra l’altro si affermava: “se la notizia  non è vera ci obbliga a rettificare l’affermazione e a scusarci per l’intercorso incidente, come facciamo, in attesa di ulteriori precisazioni. Quello che stupisce è che questo articolo, a parte alcune integrazioni, era stato già trasmesso il 19.12.2014 e non era stata fatta alcuna richiesta di precisazione, anche rispetto a qualche altra situazione che interessava qualche altro sindacalista della struttura”. Nella replica continuavo evidenziando come la presenza del sindacato non era riuscita a fermare gli imminenti 110 licenziamenti e di organizzare una decisa mobilitazione nei confronti dell’amministrazione di Andrea Dara, dei suoi collaboratori e precursori. Ci sembrerebbe opportuno assumere costoro come controparte e non noi…..”

Malgrado la nostra richiesta di scuse il sig. Macaluso procedeva con la sua querela e adesso, in attesa dell’udienza, ci chiede un’ammissione di colpa, con relative scuse, che avevamo già avanzato e che ripetiamo, convinti delle difficoltà in cui si è trovato ad operare il sindacato nella tutela dei posti di lavoro nati in un primo tempo nella sfera dell’organizzazione mafiosa e poi messi in crisi dai limiti tipici delle amministrazioni giudiziarie.

Anche per quanto riguarda il sig. Oteri ammetto di avere troppo frettolosamente dato ascolto alle denunce e alle dimostranze dei lavoratori senza avere effettuato una verifica, che d’altronde non era facile. Ove alcune affermazioni siano state lesive della sua dignità voglia scusarmene non avendo nei suoi confronti alcun personale motivo di ostilità.

L’articolo è stato rimosso dal sito e i riferimenti al sig. Macaluso e al sig. Oteri non compaiono più nella descrizione delle vicende di Villa Teresa pubblicate nel mio recente libro “In nome dell’antimafia”

Pertanto invito le due suddette persone a fermare il procedimento di una vicenda, anche in considerazione di tutto quello che è cambiato in questi cinque anni a Villa Teresa.

La presente richiesta sarà trasmessa dalla nostra emittente.

Prof. Salvo Vitale

Partinico, 22.10.2021

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Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.