Telejato

Alcune riflessioni dopo l’aggressione verbale di Giovanni Impastato a Telejato

Maggio 14
16:40 2016

In seguito a quanto ci ha detto Giovanni Impastato, lunedì 9 maggio, a margine della marcia in commemorazione di Peppino impastato, approfittiamo per fare alcune considerazioni.

Si può definire un pezzo di merda, un giornalista, volontario, venuto appositamente dalla puglia per vivere la commemorazione per Peppino e quanto da lui fatto e tutt’oggi rappresentato?

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Si possono definire pezzi di merda, un ragazzo e un operatore, le cui uniche colpe, sono quella di portare un microfono di Telejato e richiedere la condivisione di un parere, un’impressione, un’istantanea su quanto detto sopra?

O sono forse pezzi di merda, coloro che sono antimafia per diritto di nascita, come nel medioevo, ma che di antimafia presentano solo la fotografia con la maglietta dedicata, o la presenza in prima fila durante le giornate di commemorazione?

Sono o non sono pezzi di merda, coloro che per 364 giorni all’anno, tengono una cappella mortuaria del proprio defunto, sporca, lasciata all’incuria e con nidi di piccione come riferito dallo stesso parente interessato?

Stiamo parlando del signor Impastato, Giovanni. Icona intoccabile dell’antimafia ufficiale, quella che piace alla tv e ai giornali. Quella fatta dai fratelli di, che mai si son sporcati le mani, se non per stampare una nuova maglietta. O farsi fotografare, quel giorno all’anno in cui lo fanno, mentre puliscono la cappella di madre e fratello (vedi video in alto).

Una madre, Felicia, che aveva aperto casa sua a tutti e che ora si starà rivoltando nella tomba, ogni volta che viene rilasciato un contributo di ingresso a casa memoria, da 2,50€ cad. Soprattutto richiesti ai ragazzi delle scuole, che da tutta italia arrivano per capire, commemorare e imparare.

Noi siamo abituati a definire “pezzi di merda” in sigla PDM i mafiosi, i malandrini e mascalzoni. Ma dopo aver subito questo tipo di aggressione verbale, sotto gli occhi di un attonito e sbalordito Vauro, riteniamo che il termine possa essere esteso anche nei confronti di chi usa l’antimafia per progetti finanziati, con centinaia di migliaia di euro, rimasti fini a se stessi e che non hanno nessuna ricaduta reale sul territorio e sulle coscienze.

Telejato è, invece, ancora attiva nella formazione gratuita di aspiranti giornalisti e operatori video. È sempre stata aperta alle visite delle scolaresche, senza chiedere mai alcun contributo. E Pino Maniaci, ha girato la sicilia e l’italia sempre a proprie spese.

Alla fine di tutto ciò una domanda: l’antimafia non deve servire a monetizzare, ma deve essere l’impegno costante di ogni uomo onesto che abbia voglia di cambiare le regole di questa società, con le idee e il coraggio di Peppino Impastato.

Non crediamo che ci sia un’antimafia giusta o sbagliata, riteniamo che la parola antimafia debba unire coloro che si impegnano ad abbracciarla.

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