Farmaci salvavita carenti, restrizioni per i pazienti

Il Creon, considerato vitale per i pazienti pancreatici, distribuito solo dalle farmacie ospedaliere e, addirittura, si consigliano i sanitari di rivalutare anche terapie esistenti.

L’Italia soffre una vasta emergenza di carenza di farmaci, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha affermato che i salvavita coinvolti sono oltre 3500. Tra questi farmaci per Parkinson, diabete, epilessia (quindi non proprio situazioni sottovalutabili e in cui medicinali e cure si possono somministrare o non somministrare a cuor leggero) e per pazienti pancreatici. A partire dal Creon, la cui prima carenza risale ad almeno 7-8 anni fa e che rimarrà carente almeno fino alla fine dell’anno prossimo. Sempre se la carenza non dovesse diventare strutturale. WordNews lo ha raccontato in due recenti articoli.

I farmaci salvavita nelle mani del mercato e del profitto

https://www.wordnews.it/i-salvavita-nelle-mani-del-mercato-e-del-profitto

«Non voglio morire per la mancanza di un farmaco salvavita»

https://www.wordnews.it/non-voglio-morire-per-la-mancanza-di-un-farmaco-salvavita

In queste settimane ci sono state varie evoluzioni della vicenda ma nessuna risoluzione reale. In vari documenti, dall’Aifa a direzioni regionali sanitarie, si afferma che la carenza non è dovuta a motivi di sicurezza o a difetti di qualità del Creon. È il mercato, è il sistema economico-produttivo. Scartate queste ipotesi e considerando, per esempio, come ha raccontato Il Fatto Quotidiano mesi fa che ci sono stati pazienti che l’hanno acquistato facilmente in Svizzera (pagandolo il doppio).

Il Creon è un farmaco insostituibile, che non ha equivalenti e alternative. Così viene sostenuto da sempre, aumentando quindi preoccupazioni e paure nei pazienti. Eppure, dallo scorso 15 marzo, in Piemonte è in distribuzione il Pancreote, «l’analogo del Creon importato dalla Francia» citiamo testualmente da Fpress che ha riportato dichiarazioni dell’assessore regionale alla salute Luigi Icardi in risposta ad una interrogazione in Consiglio Regionale.

Nelle scorse settimane il drammatico appello, riportato nel nostro secondo articolo, di una paziente abruzzese è stato raccolto dalla deputata Daniela Torto. Lo stesso grido d’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi, come ha riportato il quotidiano La Nazione il 18 marzo, da una insegnante di una scuola primaria di Prato, Marilena Macaluso. «Non si trova un farmaco che è fondamentale per la mia sopravvivenza – ha dichiarato al quotidiano – le poche scatole costano tantissimo e io non so più cosa fare». «Si tratta di enzimi pancreatici che non si trovano più – sottolinea l’insegnante – e adesso la mia vita è a rischio». La signora era stata costretta, a costi molto maggiori, a rivolgersi all’estero per scatole di Creon che durano meno di una settimana. «Mi hanno poi fornito dall’ ospedale una confezione con dosaggio maggiore, che mi copriva per 16 giorni circa – prosegue il drammatico racconto – lo scorso 7 marzo vado in ospedale per il consueto rifornimento e mi dicono che non ne hanno più. Non arriva neanche dall’ estero, essendoci molta carenza anche lì». «Chi mi rimborserà dei ‘danni morali’ per lo stress a cui sono sottoposta in questo momento, proprio quello che un paziente oncologico non dovrebbe vivere? Se dovessero rimborsare i danni morali a tutti i pazienti come me sarebbe molto meno costoso incrementare la produzione del Creon» ha concluso la signora Macaluso nell’intervista a La Nazione.

A Gennaio, quando l’emergenza carenza era arrivata al centro anche dell’attenzione mediatica, era stato consentito alle farmacie di rifornirsi contattando direttamente il produttore e il fornitore. E in Italia era arrivato un discreto lotto di Creon. Con sollievo, fosse anche solo temporaneo, di migliaia di pazienti. Meno di un mese dopo colpo di scena: restrizioni alla fornitura e un iter molto più complesso ed articolato per la prescrizione. Il Creon può essere distribuito solo dalle farmacie ospedaliere, tutto questo in un Paese con l’età media sempre più alta e moltissimi ospedali chiusi. Così indica una nota e il relativo allegato della Direzione Sanità della Regione Abruzzo.

Ne riportiamo alcuni passaggi.

«L’erogazione dei farmaci Creon e Creonipe avvenga esclusivamente in Distribuzione Diretta presso le farmacie ospedaliere delle AASSLL, previa verifica dell’appropriatezza prescrittiva».

Chiunque ha un familiare che lotta contro un tumore o altra grave situazione di salute conosce da molti anni la situazione delle farmacie ospedaliere. E la frequenza di accessi a vuoto, in cui si ottiene solo una firma autorizzativa a recarsi presso una qualsiasi farmacia in quanto non disponibile nella farmacia ospedaliera il farmaco. Se la distribuzione è ora esclusivamente nelle farmacie ospedaliere dobbiamo ipotizzare che non è possibile autorizzare le farmacie sul territorio? In caso di mancanza il paziente rimane inerme e senza terapia? Si sottolinea poi quella che viene definita verifica dell’appropriatezza prescrittiva. Qualcuno immagina forse che ci sono specialisti che si divertono a prescrivere farmaci per diletto e/o ci sono pazienti che per sport prendono un medicinale come il Creon? In una Regione come l’Abruzzo, poi, dove ci possono volere anche due ore di auto per andare e tornare da un ospedale (tra quelli sopravvissuti alla mannaia post Sanitopoli) e in cui altissima è la percentuale di cittadini che hanno difficoltà ad accedere al Pronto Soccorso qualcuno nelle alte sfere – chissà perché poi vengono definite “sfere” e non altro – ha presente cosa significa? Parliamo poi di pazienti in situazioni di salute gravi, moltissimi anche in età avanzata. Possibilità quindi che possano recarsi, perdendo anche ore e ore di tempo, in una farmacia ospedaliera a lunghissima distanza vicino allo zero. Morale della favola: o puoi pagare qualcuno (favoriti i ricchi, come sottolineato dal Journal of Public Health) o un tuo familiare dovrà rinunciare a lavorare (e indovina indovinello chi può permetterselo? Ovviamente i più abbienti ovvero i ricchi) sperando che per lottare per il proprio familiare non si ammali alla fine anche lui.

«Prescrivere Creon 10.000 U.Ph.Eur e Creonipe 35.000 U.Ph.Eur solo per le indicazioni autorizzate; ogni altro utilizzo rappresenta un uso off-label e attualmente mette a rischio la disponibilità dei suddetti medicinali per la popolazione target; – informare i pazienti già in trattamento di quanto sopra anche al fine di evitare fenomeni di accaparramento»

Se parlassimo di violenza maschile contro le donne si parlerebbe di colpevolizzazione della vittima. In pratica il focus viene, ancora, spostato su utilizzi impropri (su questo valgono le domande già poste) e “fenomeni di accaparramento”. C’è un produttore, c’è un fornitore, ci sarebbe un distributore, dovrebbe esistere un sistema sanitario nazionale, esistono delle aziende sanitarie PUBBLICHE, dei dipartimenti sanità ad ogni livello, tutti assolti, tutti neanche sottoposti ad una minima verifica o altro, non esiste nessun dato che affermi (valgono tra l’altro sempre le domande di prima, ma qualcuno pensa veramente che esista uno sport nazionale di prendersi medicinali come il Creon?) che ci siano “accaparramenti” ma la colpa finisce al povero cristo malato. È forse una colpa per lor signori ammalarsi di un tumore al pancreas?

«Rivalutare i pazienti attualmente in trattamento e passare – ove possibile – ad un trattamento alternativo adeguato ovvero a dosaggi differenti eventualmente disponibili; – prescrivere Creon 10.000 U.Ph.Eur. e 25.000 U.Ph.Eur. e Creonipe 35.000 U.Ph.Eur solo se strettamente necessario, nella minima dose efficace»

La nota sottolinea pure che si deve prescrivere la minima dose, meno farmaci si prescrivono e più loro stanno a posto. Parole che si commentano da sole …

Questo l’iter, citiamo pedissequamente dalla nota, da utilizzare dal 1° marzo (ovvero oltre due settimane fa, qualcuno a livello istituzionale risulta che ne ha dato particolare evidenza pubblica? A noi pare di no … ed è tutto dire):

Prescrizione di medico specialista in Oncologia, Gastroenterologia, Medicina Interna o proveniente dal Centro Regionale per la Fibrosi Cistica, compilando l’allegata Scheda di Prescrizione regionale all’uopo predisposta, come di seguito.

La Scheda di Prescrizione – e la relativa ricetta (rossa o dematerializzata) all’atto della prima prescrizione

– può essere redatta esclusivamente dai seguenti specialisti:

1. Indicazione Ins. Pancreatica esocrina dovuta a Fibrosi Cistica: Centro Regionale Fibrosi Cistica PO San Liberatore ATRI;

2. Indicazione Pancreatite cronica, pancreatectomia, gastrectomia, cancro pancreatico, ostruzione duttale da neoplasie: UU.OO. Medicina Interna, Gastroenterologia, Oncologia e ambulatori ad esse annessi delle AASSLL della Regione.

La scheda dovrà essere compilata in triplice copia:

– Una copia sarà conservata dal clinico/centro prescrittore;

– Una sarà consegnata al paziente che dovrà recapitarla al proprio MMG per la redazione della ricetta ai fini delle dispensazioni successive alla prima per la durata del piano;

– una per la farmacia ospedaliera della ASL di residenza del paziente.

 

 

Articolo originale (qui in una versione con alcune modifiche) pubblicato qui https://www.telejato.it/politica/farmaci-salvavita-carenti-restrizioni-per-i-pazienti/

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