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I raccomandati della “Zà Silvana”: c’era pure il dott. Giuseppe Rizzo

I raccomandati della “Zà Silvana”: c’era pure il dott. Giuseppe Rizzo
Ottobre 26
16:13 2015

Sulla scia del comportamento della loro Presidente, anche i vari Amministratori Giudiziari, e tra questi anche qualcuno che amministra beni e aziende che si trovano nel nostro circondario, vedi Dott. Giuseppe Rizzo, utilizzano le loro funzioni di amministratori delle società sequestrate per assumere personale all’interno delle aziende sequestrate.

E lo fanno non per le loro competenze nell’ambito delle attività svolte dalla ditta amministrata, ma per ricambiare cortesie e favori, dando incarichi di consulenza a propri familiari e facendo ingrassare nuovi fornitori scelti tra familiari e amici, chiaramente dopo avere allontanato dalle aziende, con licenziamenti immotivati, tutti quei dipendenti che con le proprie capacità quella ditta hanno contribuito a far crescere e a dare lavoro a decine di lavoratori; mentre si preferisce continuare a far lavorare tutti i soggetti raccomandati da “A Zà Silvana”, si proprio lei che da questo momento chiameremo così visto che meglio di tanti altri ha imparato la tecnica dell’imposizione. Si è sempre detto che la mafia imponeva il pizzo e le assunzioni… proprio come il Tribunale Misure di Prevenzione da lei presieduto.

Ma tornando al dott. Giuseppe Rizzo, dall’indagine della Procura di Caltanissetta emerge che pure lui era un raccomandato. Diceva a “Zà Silvana”: «C’ho messo Rizzo perché me l’ha… praticamente è amico di Nasca». La guardia di finanza commenta nell’informativa che si tratta del tenente colonnello Rosolino Nasca in servizio alla Dia. Anche Rizzo si era subito adeguato al sistema. A “Zà Silvana” gli chiedeva “se possiamo sistemare qualche persona che ha bisogno di lavorare”.

Pure i due figli dell’assistente giudiziario Elio Grimaldi, in servizio alla cancelleria della “Zà Silvana”, erano stati sistemati nelle aziende amministrate dal dott. Rizzo. E si erano sollevate non poche polemiche. Tanto che il giudice aveva dovuto convocare l’amministratore giudiziario Giuseppe Rizzo: “Abbiamo gli occhi puntati per la cancelleria che fa lavorare i figli… sono dappertutto, non è possibile”.

Inoltre risulta abbastanza chiaro il suo ruolo di quotino affermato, tant’è che in una intercettazione a “Zà Silvana” parla della misura patrimoniale di Virga, amministrata dal dott. Rizzo, con un collaboratore di Cappellano Seminara e Aulo Giganti.

In effetti era evidente il coinvolgimento del dott. Giuseppe Rizzo nel sistema del malaffare creato, gestito e amministrato dalla “Zà Silvana” e dai suoi seguaci, perché lei stessa ha sempre dichiarato che le nomine degli amministratori giudiziari venivano conferiti a professionisti conosciuti e di fiducia, mentre il dott. Giuseppe Rizzo, commercialista e laureato anche lui all’università Kore di Enna, la stessa che ha regalato la laurea al figlio svogliato della “Zà Silvana”, era un emerito sconosciuto nell’ambito delle Misure di prevenzione, il cui presidente gli affida l’amministrazione di più di un miliardo di euro di beni (700 milioni di euro Virga, 360 milioni Parra), non certo per professionalità dimostrata ma soltanto dietro raccomandazione del funzionario della DIA ten. col. Nasca, che probabilmente svolgeva le indagini di sequestro di patrimoni non per contrastare effettivamente l’illecita acquisizione di beni da parte della mafia ma per ingraziarsi a “Zà Silvana” e per piazzare i propri amici amministratori giudiziari, anche grazie ad una legislazione e ad un orientamento del Tribunale Misure di Prevenzione per cui il sospetto vale più delle prove offerte.

Sulle cifre dei patrimoni sequestrati c’è un capitolo a parte visto che le stesse vengono gonfiate dalla DIA per sostenere davanti l’opinione pubblica e le istituzioni che quell’organismo svolge una enorme mole di lavoro.

Chiediamo al sig. direttore della DIA: come vengono individuati i soggetti da sottoporre ad indagine patrimoniale? Quali sono i criteri utilizzati per l’aggressione ai patrimoni sospettati di essere stati acquisiti illegalmente? Ma forse più che il direttore della DIA a queste domande dovrebbe rispondere il ten. col. Nasca.

Riteniamo che su questo punto vada fatta chiarezza e l’eventuale indagine dei soggetti coinvolti debba avvenire in modo trasparente e in maniera che tutti possano conoscere i metodi utilizzati dalla DIA per il contrasto alla criminalità. Perché in caso contrario è legittimo il sospetto (o meglio la conferma, dati i fatti emersi) che finora si sono sequestrati beni e aziende anche per colpire qualcuno in particolare o per alimentare ed ingrassare il sistema illegale di favoritismi creato all’interno della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo con l’aiuto e l’accordo di funzionari della DIA, che al posto di denunciare consigliano alla “Zà Silvana” e ai suoi amici di non parlare al telefono perché non è escluso che possano essere sotto controllo.

E poi vogliamo sfatare un’altro luogo comune, quello da sempre sostenuto da alcuni professionisti dell’antimafia e cioè che le aziende, dopo il sequestro entrano in crisi perché da parte del proposto inizia una campagna nei confronti dei clienti per non andare più a comprare presso la società sequestrata. Niente di più falso, almeno nella maggior parte dei casi.

Le aziende in cui subentra l’amministrazione giudiziaria inizialmente si trovano con una forte liquidità dovuta al fatto che è prassi consolidata che le amministrazioni giudiziarie non pagano più i fornitori, non pagano le rate di mutuo, non pagano neanche gli stipendi maturati nel mese del loro insediamento e non pagano le tasse, mentre si attivano immediatamente per il recupero di tutti i crediti maturati precedentemente dalle varie aziende al momento del sequestro.

Si inizia, quindi, con l’assunzione di personale che non ha alcuna competenza specifica, con incarichi ad amici e familiari svuotando le casse delle aziende per propri interessi e portando le stesse a conseguenze inevitabili come le messe in liquidazione e il fallimento.

Il tutto con l’avallo del Tribunale Misure di Prevenzione.

Sembra quasi che tutti questi soggetti coinvolti abbiamo avuto una malattia degenerativa che ha colpito e si è diffusa anche per la forza simbolica che ognuno di loro (giudici, funzionari della DIA, cancellieri, Amministratori giudiziari) aveva. E così che ci domandiamo: con chi abbiamo avuto a che fare? Sicuramente non con chi credevamo un integerrimo personaggio ma sicuramente con un disinvolto giocatore pronto a bluffare pur di vincere la sua partita personale.

Tutti i lavoratori e tutti i cittadini onesti che credono nella giustizia vera sono indignati e stentano a credere che ancora tutti questi personaggi siano al loro posto dopo la pubblicazione di una parte di quelle intercettazioni inequivocabili, e tra l’altro qualcuno dei soggetti coinvolti ha pure il coraggio di esternare sulla stampa improbabili frasi a difesa del suo operato. Certo i processi si celebrano nelle aule giudiziarie, ma per molto meno un funzionario pubblico o un politico sarebbe finito quanto meno ai domiciliari con i propri beni sequestrati (vedi il caso di corruzione ANAS), altro che trasferimento ad altra sede, continuando a percepire lo stipendio e ad usufruire dei servizi di scorta e accompagnamento pagati da noi cittadini!

Un’ultima domanda la vogliamo rivolgere al nuovo Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo dott. Montalbano e al Direttore dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati Prefetto Postiglione: Visto che le nomine degli Amministratori Giudiziari sono fiduciarie, ritenete di avere ancora fiducia in tutti questi Amministratori Giudiziari e Coadiutori coinvolti (Cappellano Seminara, Scimeca, Giganti, Rizzo) e gli altri nominati nelle intercettazioni finora rese pubbliche?

Secondo il nostro parere e quello di tutta l’opinione pubblica, andrebbero tutti immediatamente rimossi dai loro incarichi, così come i Cancellieri, il personale giudiziario e i funzionari della DIA, a meno che chi dovrebbe rimuoverli non si trovi anche lui sotto ricatto.

Articolo di 

Pino Maniaci
Pino Maniaci

Volto e voce di Telejato, dal 1999 è impegnato quotidianamente nella lotta alla mafia e contro ogni forma di illegalità.



Sull'autore

Pino Maniaci

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