Telejato

Non solo Gomorra: carnevale a Scampia

Non solo Gomorra: carnevale a Scampia
Febbraio 09
13:18 2016

Dal 1983, ogni domenica di Carnevale Mirella La Magna sveglia il quartiere napoletano di Scampia con la sua grancassa.

Come per magia centinaia di principi e principesse, artisti ed eroi, ballerine e ballerini colorano questo quartiere dormitorio dominato dal cemento e tristemente noto per lo spaccio e le guerre di camorra. Per il 34esimo anno consecutivo, domenica 7 febbraio la periferia nord di Napoli è stata invasa da un’ondata di giovani, musiche e colori in occasione del carnevale sociale organizzato dal GRIDAS, un’associazione culturale fondata nel 1981 per stimolare un risveglio delle coscienze e una partecipazione attiva alla crescita della società attraverso la promozione dell’arte e della cultura. Scampia non è solo Gomorra.

Questo slideshow richiede JavaScript.

«CONTINENTI E CONTENUTI ovverossia LA DERIVA DEGLI INCONTINENTI … ASPETTANDO LA PANGEA», il tema di quest’anno era legato ai numerosi conflitti che scandiscono questo periodo storico caratterizzato dagli uomini e dalle donne in fuga verso lidi migliori. “La Pangea è il supercontinente primordiale, verso cui ri-tendiamo, o ci piacerebbe tendere, per non avere più distanze né barriere fisiche e mentali”. Già dalle 10 di mattina l’entrata della sede del Gridas è occupata dai carri che attraverseranno il quartiere fino al campo Rom. Una gru in legno dipinta di rosso porta le bandiere del NO TAV, di Mediterraneo Antirazzista e di numerosi movimenti della società civile. “Ti piace?” Un legionario romano alto poco più di un metro e armato di leccalecca alla fragola è a pochi passi da me e sta fissando questo carro da alcuni minuti: “Mi piacerebbe salirci per vedere tutti quanti dall’alto!”  “Macché salirci! Resta giù! La gru rappresenta la volontà di continuare le nostre lotte anche se spesso siamo emarginati o costretti ad atti estremi per farci sentire” gli risponde Antonio, un pensionato di Secondigliano.

Sulle note di brani caratteristici dei vari continenti viene dato il via al corteo. Dal 2011 il Centro Hurtado promuove il progetto “Musica libera tutti”, che permette a bimbi e ragazzi di imparare a suonare uno strumento ma soprattutto “pratiche quotidiane per crescere insieme a Scampia a suon di musica”. Dietro l’infaticabile Mirella, per oltre tre ore alla guida del corteo con la sua grancassa decorata con un disegno del compianto marito Felice Pignataro, i carri e la musica attraversano via Monte Rosa. “I diritti sono come il sole…se io mi abbronzo a te non rubo niente”, si legge su uno dei carri più fotografati.

Bombo, rullante e piatti. Sono i tre strumenti che rendono possibile la magia della Murga, un ensemble di danza, musica coinvolgente e recitazione. “Originaria dell’America Latina, da alcuni anni questa forma di teatro di strada si impone anche in Italia” racconta Marta, venuta da Sassuolo per accompagnare la Banda Bum, gemellata dall’estate scorsa con la locale Banda Baleno. Incalzati da ritmi intensi, i ballerini, vestiti con abiti variopinti ed estrosi, danzano con frenesia saltando e calciando. Alcuni sembrano in estasi. A tratti ricordano la capoeira. I bimbi si mescolano alle danze e tentano di rubare i grandi cappelli decorati da piume, nastri, nastrini e paillette. Chiunque è pervaso dal ritmo che sprigiona la Murga, intrisa da uno spirito di protesta e ribellione. Un gruppo di pensionati in un bar a ridosso del corteo si mettono a ridere dopo essersi resi conto che inconsciamente hanno cominciato a muovere i piedi guidati dal ritmo.

A metà del percorso è il momento del tradizionale falò col quale vengono simbolicamente bruciati gli oggetti e le icone che rappresentano l’odio e le divisioni della nostra società. Poi si riparte verso il Lotto P. Così viene chiamato un complesso di palazzi tra il campo Rom e la chiesa di Santa Maria della Speranza. Ad un certo punto, sul carro dell’ARCI, dominato da un ulivo circondato da bandiere della pace, un vescovo, un rabbino ed un imam fanno fronte comune perché sono stanchi e vorrebbero andare a tavola per il pranzo della domenica. Uno juventino ed un napoletano si abbracciano. Grandi maschere col volto metà solare e metà lunare o mezzo pagliaccio e mezzo teschio, si fanno rincorrere da principesse, carabinieri, imbianchini, musicisti, calciatori.

“Scendi scendi scendi!!!” Matteo fa parte della banda Bum e cerca di convincere i bimbi che osservano il corteo dal balcone a scendere. Maria è una principessa. Ha anche la corona e una lunga coda bionda. “Mia sorella è una maga cattivissima” e infatti ha le labbra nere nere ed una vera bacchetta magica d’argento. Sono decine i bambini che osservano la festa del carnevale di Scampia dal balcone e dalla finestra della cameretta. “Papà non vuole perché poi mi sporco il vestitino”, “Devo guardare la televisione”, “Tra poco si pranza”, “Magari l’anno prossimo”, “Fa troppo freddo oggi”…sono varie e fantasiose le scuse che troppi bimbi sono costretti a inventare da genitori affetti dalla sindrome da spettatore e che preferiscono guardare piuttosto che fare. Zorro mi fissa dal settimo piano. Mi saluta con la spada sguainata.

Si arriva al Lotto P. Una piccola sosta in una corte interna è l’occasione per un’esibizione di Murga a cui partecipa anche una decina di bimbi Rom. Dai balconi e dalle finestre arrivano centinaia di flash. Anche i più pigri filmano questo raro evento. Per alcuni minuti il Lotto P diventa un grande palco dominato dai colori, dalle luci e dall’arte. “Perché non venite tutti i giorni?” chiede la fatina Sofia ad una ragazza venuta da Sassuolo.

Sono le due quando si arriva al campo Rom, dove Carmine d’Aniello e Carmine Guarracino accolgono il corteo con un piccolo concerto. Il gruppo ‘O Rom  nasce nel 2008 dall’incontro di tre musicisti napoletani con diverse esperienze nella world music e musicisti di strada rumeni. Pezzi come “Opa tupsa” o “Kerta mange daje” sono il frutto della “fusione tra musiche tradizionali dell’Italia Meridionale, musiche balcaniche e di tradizione rom”.

Se l’integrazione funziona con la musica, perché non tentare con le persone?

 

Sull'autore

Marino Ficco

Marino Ficco

Ho 22 anni e studio archeologia a Parigi, dopo aver vissuto per anni a Imola. In quinta elementare ho fondato il mio giornalino, l'Eco dell'informato, con cui ho raccontato quello che succedeva attorno a me denunciando quelle che ritenevo ingiustizie da combattere. Incoraggiato da Riccardo Orioles, ho ricominciato a scrivere in Francia, dopo alcuni interventi sull'antimafia in alcune scuole di Marsiglia. Dopo aver partecipato al campo di volontariato “Io ci sto”, dall’estate 2014 seguo la situazione dei migranti in Italia e in Francia, in particolare a Parigi e Calais. Scrivo per incitare ad agire.