Telejato

TV private: forse non chiuderà nessuno

TV private: forse non chiuderà nessuno
Dicembre 30
17:13 2015

 

Il mensile “S”, che è sempre uno specchio aggiornato su tutte le situazioni critiche che riguardano la Sicilia, nel numero di questo mese, dicembre, accanto al titolo di copertina “I segreti del libro mastro”, dove si riportano nomi e cognomi delle vittime delle estorsioni, scritti in un pizzino rinvenuto in un blitz nella casa di un boss, riprende il problema sollevato qualche mese fa da Telejato.

Ovvero quello che riguarda il pericolo di chiusura di una cinquantina di emittenti televisive private solo in Sicilia, perché disturbano, o forse potrebbero disturbare le trasmissioni televisive della vicina Malta, rispetto a un totale di 144 tv locali che rischiano di chiudere per sempre e che in ogni caso, sono già fuori dal rispetto di quanto previsto dall’ultima disposizione del Ministero dello sviluppo economico.

Sappiamo che Telejato, così come gran parte delle emittenti del territorio a confine tra Trapani e Palermo, è salva poiché la Sicilia è stata divisa in due zone, delle quali quella più esposta è la zona prospiciente il mar Tirreno e quindi che potrebbe interferire con Malta. È stata  indicata come TV da chiudere Teleacras che trasmette da Agrigento, con un fatturato annuo di 277,448 euro e con un conduttore come Angelo Ruoppolo, il quale è convinto che la notizia va gridata e quindi trasmette come se dovesse mandare in onda un bollettino da guerra.

Ma ci sono anche D2Channel di Catania, che fattura 204 mila euro, Antenna Uno di Lentini, che fattura 87 mila euro, TV Radio Monte Krono di Sciacca, che fattura 131 mila euro, TCS Telecentrosicula di Caltanissetta, che fattura 126 mila euro e altre televisioni con un buon livello di ascolto. Solo il 3% di queste televisioni ha entrate superiori al milione di euro, le altre si fermano a ricavi tra i 30 e i 50 mila euro, ma tutte contribuiscono a un fatturato globale di 397 mila euro. Il pericolo di chiusura è stato comunque un gran parte scongiurato perché ai 72 operatori televisivi siciliani è stata data la possibilità o di rottamare, in cambio di un congruo risarcimento o di aggregarsi su un’altra frequenza e intascare il risarcimento, che andrebbe comunque dirottato per l’affitto della frequenza ospitante (il cosiddetto “must carry”) oppure di cercare di ottenere una nuova frequenza, da scegliere su quelle rimaste. Quest’ultima ipotesi non è proponibile perché pare non ne sia rimasta nessuna.

Conclusione: forse, nelle solite soluzioni all’italiana non chiuderà nessuno, ma il giochetto del rimborso costerà al ministero, solo per la Sicilia, 960 mila euro. Telejato non ha ancora scelto di rottamare, ma con cifre del genere c’è da farci un pensierino. Al momento non lo facciamo, tanto per non farci dire parolacce da tutti i nostri spettatori e ammiratori, ma soprattutto per non fare tirare un sospiro di sollievo a malandrini, mafiosi, mafiosetti e mafiosoni, cosche legalizzate di gente che dovrebbe occuparsi della prevenzione contro la mafia e che invece pensa solo a riversare nelle proprie casse i soldi sequestrati, insomma, per non far fare un brindisi di capodanno a tutti i mascalzoni che si aggirano nella nostra zona, siano essi scassapagghiari, sguazzabbuttigghi, sciascqualattughe, strascinaquacina, o siano essi grandi boss, di quelli che s’annacano, politici convinti che con le parole si può prendere per il culo a tutti, operatori economici o membri di quella cupola che in Sicilia, sino ad adesso crede di poter fare tutto senza alcuna conseguenza e senza correre nessun pericolo.

Continueremo a trasmettere e speriamo solo che non sia “questione di ore”, perché siamo con la gente che vuole voltare pagina e trovarne una pulita su cui ognuno possa scrivere la sua storia senza che sia un altro a dettargliela.

Buon anno!

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.