Telejato

L’autogol dell’antimafia

L’autogol dell’antimafia
Agosto 02
16:18 2016

Una ventina di lettere di minacce, un’auto bruciata, alcuni alberi tagliati in un terreno di sua proprietà; ma ora il sindacalista della Cgil, Vincenzo Liarda, che a Polizzi Generosa (Palermo) si è battuto per l’utilizzo del feudo Verbumcaudo confiscato al boss Michele Greco, è indagato dalla procura di Termini Imerese.

E’ accusato di essere l’autore di almeno una delle lettere di minacce che negli anni gli sono state recapitate, proprio la missiva dal contenuto più pesante. Su quel foglio, infatti, i carabinieri del Ris hanno trovato una sua impronta digitale, che non doveva esserci: la lettera, aperta dalla moglie, fu subito consegnata ai carabinieri.
Secco il commento della procura di Termini Imerese guidata da Alfredo Morvillo, cognato di Giovanni Falcone. “Ci limitiamo – dicono i pm – ai fatti oggettivi che emergono”. L’inchiesta sulle minacce a Liarda era stata condotta dai carabinieri di Monreale e coordinata dalla Dda di Palermo. Liarda, che alla Cgil ha avuto anche incarichi nazionali, è presidente del Consorzio madonita per la legalità e lo sviluppo. Per un periodo è stato sotto scorta e quando gli fu tolta si sollevò un vespaio di polemiche.

Liarda, a cui è stato sequestrato un computer, è indagato per simulazione di reato. Anche se l’impronta del sindacalista è stata trovata solo su una lettera d’intimidazione, la più pesante, vengono ora passate al setaccio tutte le minacce e gli attentati subiti da Liarda: venti. L’escalation intimidatoria denunciata dall’uomo ora indagato cominciò nel maggio 2010, quando al Cgil rese noto che Liarda aveva ricevuto una lettera di minacce con due proiettili. Un’altra lettera intimidatoria venne ricevuta pochi giorni dopo e oggetto delle minacce, oltre al sindacalista madonita, era anche il senatore ex Pd Beppe Lumia. Da allora Liarda ricevette numerose missive con minacce, proiettili, polvere da sparo. Il sindacalista denunciò di aver subito attentati ai suoi beni ottenendo la solidarietà del mondo politico, sindacale e delle associazioni impegnate per la legalità.

(Tratto dal giornale on-line Live Sicilia)

Sembra o no una notizia scritta e pubblicata in questi giorni?

Invece risale ad un anno fa e ci ricorda tanto ciò che continua a succedere anche in questi ultimi mesi, alle prese come siamo con ‘convulsioni antimafiose’  vere o presunte e comunque non sempre autentiche, la cui attendibilità va sempre vagliata attentamente.

E non ci riferiamo ovviamente agli ultimi episodi che riguardano l’attentato di maggio, ai danni del commissario del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, nel Messinese od alla lettera intimidatoria recapitata alla commissaria dell’IRSAP (Istituto Regionale per lo Sviluppo delle Attività Produttive) Maria Grazia Brandara.

Fino a qualche settimana fa, la Brandara, era a capo di un consorzio per la gestione dei beni confiscati alla mafia, così come il sindacalista, Vincenzo Liarda, presunto  simulatore di attentati, adesso sotto inchiesta presso il Tribunale di Termini Imerese.

Il Liarda, come avete potuto leggere all’inizio, è accusato dalle Autorità Giudiziarie di essersi probabilmente inventato un’intimidazione ai suoi danni.

Alfredo Morvillo, fratello della moglie di Giovanni Falcone, nonché Procuratore della Repubblica di Termini Imerese, accusa il Liarda, come ben avete potuto capire, di avere preconfezionato delle false lettere intimidatorie contro di lui e contro lo storico componente della Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia, il senatore Beppe Lumia, suo, per così dire, protettore politico.

Lo stratagemma era funzionale ad ergersi a vittima della mafia!

Ed il senatore Lumia, quando si tratta di attacchi mafiosi, veri, verisimili o presunti tali, è sempre pronto, giustamente, ad  esprimere solidarietà.

Dove c’è mafia, c’è sempre l’antimafioso Lumia! Egli non manca mai all’appello, soprattutto se si tratta di suoi correligionari.

Infatti il Liarda lo scorso anno, Antoci e Brandara quest’anno, oltre alle intimidazioni e/o gli attentati, hanno in comune anche la gestione dei beni confiscati alla mafia e la condivisione di un percorso politico assieme al senatore Lumia, loro nume tutelare.

Purtroppo con Liarda, forse il senatore Lumia si sarà sbagliato, perché momentaneamente risulta soltanto il protagonista di una storia poco commendevole, forse tutta da dimenticare, visto che probabilmente si tratta di un simulatore di una serie di gravi reati e niente di più.

E dire che Lumia è un grande esperto di cose di mafia e di antimafia: di solito non si sbaglia mai!

Ma alcuni mesi fa, nel corso dell’audizione del giornalista del quotidiano La Repubblica, Attilio Bolzoni, davanti alla Commissione Nazionale Antimafia, di cui il Lumia fa ancora parte, da quasi 25 anni a questa parte (a breve celebrerà le sue nozze d’argento con l’Antimafia!), ha dovuto ammettere  che qualcosa nella sua mente, di ‘antimafioso di professione’ si è appannata;  forse più di qualcosa, al punto di dire testualmente:

“Quando si va a gestire, le regole devono essere il punto di partenza: bilanci pubblicati, molta trasparenza, verifica profonda delle persone a cui ci si affida e di come ci si comporta, rendere pubblico e dare atto continuamente di quello che si fa”. 

E già, caro senatore Lumia, bisogna vedere  infatti a chi ci si affida, perché  se tutte le persone che gestiscono i beni che lei contribuisce a far sequestrare e confiscare alla mafia si comportano come il suo amico  Liarda, di Polizzi Generosa, c’è poco  da star tranquilli.

Si ricorda poi cosa ha avuto modo di dire rivolto ad  Attilio Bolzoni, a proposito delle recenti inchieste per mafia a carico di altri suoi amici e sodali antimafiosi di professione?

Ci riferiamo  ad Antonello Montante, da due anni pesantemente sotto inchiesta per mafia, presso la Procura di Caltanissetta, presidente di Confindustria e  di Unioncamere Sicilia, col quale eravate due corpi ed un’anima; anche perché  componente di sua massima fiducia dentro l’Agenzia Nazionale che gestisce, tanto per cambiare, decine di miliardi di euro di  beni confiscati alla mafia.

Glielo ricordiamo:

“Su questa vicenda di Confindustria mi sto interrogando da mesi. O è l’inganno del secolo… Bolzoni ha un grande merito: l’ha vista per primo. L’ha già fatto nella sua lunga carriera. Spesso sei arrivato prima”.

E ci crediamo che lei ancora si arrovella!

Ma non dice nulla riguardo al fatto che, assieme al Montante, non appena un imprenditore, un professionista o un politico,  veniva sorpreso soltanto a salutarsi da lontano  con un presunto mafioso, subito, grazie ai vostri prefetti amici, lo facevate interdire da tutto, gli infliggevate, in altri termini, la morte civile.

Decine di professionisti, imprenditori e politici ad un vostro là, voi sapete che fine facevano, a torto od a ragione!

Se vuole le spieghiamo a quali Prefetti e/o componenti delle Forze dell’Ordine ci riferiamo che,  immediatamente, venivano da voi, ‘antimafiosi di professione’, sollecitati ad emettere delle misure interdittive antimafia ad orologeria che causavano la perdita di pubblici appalti, di cariche politico-amministrative, lo scioglimento per mafia dei comuni  ostili a voi ed agli imprenditori sedicenti antimafiosi che, anche e principalmente Lei, caro senatore Lumia,  avete protetto  per troppo, tanto tempo.

E poco importava se poi si  scopriva che le vostre grandi manovre ‘antimafiose’, presso le sedi istituzionali preposte come i Tribunali Amministrativi,  ma anche Procure e Tribunali Penali, appuravano  che tutto quanto decidevano i vostri  prefetti-amici, era un cumulo di fesserie, buone solo a sfilare commesse, incarichi e cariche pubbliche ad avversari politici od a concorrenti economici sgraditi alla lobby confindustriale, come detto, capitanata dal suo amico  pluri inquisito per mafia, il cavaliere Antonello Montante.

Un caso su tutti, l’emblematica vicenda dell’Imprenditore favarese Giuseppe Sorce, contro il quale si è scagliata la Prefettura di Agrigento, con provvedimenti antimafia che gli hanno fatto perdere appalti per milioni di euro; salvo poi essere riabilitato dopo aver ottenuto una sentenza del CGA che butta letteralmente alle ortiche un castello accusatorio strampalato, portato avanti con assurde motivazioni.

Oggi caro senatore Lumia, i suoi compagni di processione ce li stiamo ritrovando  tutti quanti arrestati o sotto inchiesta per corruzione e/o mafia. Ci riferiamo, ad esempio ad esponenti di spicco di Camere di Commercio e di Confindustria, tutti quanti ‘travestiti’ da antimafiosi, ma arrestati e condannati come tangenzieri, quali  Roberto Helg, il già citato Antonello Montante ed Ivan Lo Bello, rispettivamente sotto inchiesta per mafia e corruzione. Essi agivano assieme a nugoli di ‘prenditori’ e ‘magnanger’che, per usare un eufemismo, hanno mal gestito di tutto e di più, nei più vari e disparati settori, dai  rifiuti all’acqua, alle energie alternative e sempre  capitanati, da quel suo amico, Antonello Montante, lo ribadiamo, adesso sotto torchio per mafia!

Senatore Lumia,  perché non suggerisce al suo Montante di mollare tutti gli incarichi  che ricopre, ed  all’altro suo fraterno amico Rosario Crocetta, di richiedere per lui la relativa certificazione antimafia, che come lei ben sa, è necessaria per gestire beni confiscati, camere di commercio, porti ed aeroporti e quant’altro ?

Lei sa che il 2 agosto sentirete  Rosario  Crocetta  presso quella che,  praticamente, da un quarto di secolo, è come se fosse casa sua, la sua amata Commissione Antimafia. Riteniamo che l’hanno informato del fatto che è stato convocato per rispondere  dell’altro caso scabroso, di cui abbiamo parlato oggi, sempre attraverso il nostro giornale, e cioè quello della segretaria generale della Regione,  Patrizia Monterosso, già condannata dalla Corte dei Conti a risarcire la Regione Sicilia, per ora con 1 milione e 200 mila euro. La Monterosso, come Lei sa, è accusata anche  da un pentito di essere una referente della massoneria deviata.  Lo sa che è  stata riconfermata,  più o meno legittimamente, soltanto  qualche settimana fa,  al suo posto di comando, sempre dal suo amico Crocetta?

Non per meriti, competenze e titoli, ma solo per curare taluni affari miliardari, per conto di una consorteria di massoni, non proprio trasparenti, come sostiene il pentito agrigentino  che di cognome  fa Tuzzolino, di professione faceva l’architetto ed il faccendiere  e che, attualmente  è sotto protezione per paura che qualche male intenzionato se la prenda con lui, per le sue sconvolgenti rivelazioni sui rapporti tra mafia, politica e massoneria deviata.

Già che c’è, in quell’occasione, perché non sollecita il suo amico Crocetta, nella qualità di presidente della Regione, come prevede la legislazione antimafia, di revocare all’inquisito per mafia, Antonello Montante, tutti quanti  i suoi  prestigiosissimi  incarichi? Né più e né meno di come facevate, fino a qualche anno fa, in quel caso in maniera illegittima, se non proprio illegale, quando dovevate colpire  coloro i quali consideravate dei vostri nemici.

Altrimenti che senso ha  dire quello che ha sostenuto il 2 febbraio scorso al cospetto della ‘sua’ Commissione Antimafia?

A costo di sembrare un po’ strambi,  glielo vogliamo ripetere,  riproponendo come abbiamo fatto poco fa le sue stesse  contrite e consolatorie  parole che  denotano, quanto meno, diverse insanabili contraddizioni.

Contraddizioni che  se  raffrontate con la sua azione e pratica politicamettono in luce la sua non sempre trasparente ed oltremodo spregiudicata condotta; così come quella  del suo Presidente Crocetta, nonché degli altri suoi sodali della cosiddetta squadra antimafia, adesso tutta quanta inquisita per mafia e/o corruzione.

Abbia pazienza se gliele ripetiamo le sue litanie, come se si trattasse di un’ave o Maria.

“Quando si va a gestire, le regole devono essere il punto di partenza: bilanci pubblicati, molta trasparenza, verifica profonda delle persone a cui ci si affida e di come ci si comporta, rendere pubblico e dare atto continuamente di quello che si fa”.

E questo lo dice e lo ripete sempre Lei,  pi facci faria, pi sarbari la facci, che  tradotto in italiano vuol dire: per salvare le apparenze.

Ci perdoni se queste sue laconiche affermazioni di rito  ci ricordano il famoso refrain del  film di PIF dal titolo ‘La mafia uccide solo d’estate’, quando il regista palermitano a Salvo Lima, l’europarlamentare  in odor di mafia, ucciso a Mondello nel 1992, faceva ripetere in campagna elettorale, per dire tutto e non dire niente, sempre un’insulsa ed insignificante battuta: L’Europa ha bisogno della Sicilia e la Sicilia ha bisogno dell’Europa.

Nel frattempo il Lima non si accorgeva del sacco di Palermo e del sangue che correva a fiumi lungo le strade e le campagne di tutta quanta la Sicilia.

E dire che il giornalista Bolzoni, se lei ci ha fatto caso, quel 2 febbraio in Commissione Antimafia gliele ha cantate e suonate tutte quante, per farle capire che:

Ci sono delle relazioni già pubbliche. C’è stata una virata di 180 gradi rispetto alle relazioni dell’anno scorso. Certo, questo non significa che qualcosa non abbia funzionato, è ovvio. Penso, però, a due cose. 

La prima è legata a quando parlavo dell’anomalia della mafia corleonese. La mafia che spara e che fa stragi l’abbiamo individuata come il modello tipo. Sarò quasi vecchio, ma non sono così anziano da non ricordarmi gli anni Cinquanta o gli anni Sessanta, perché andavo a scuola. Mi ricordo, però, anche se andavo a scuola, che vedevo in alcuni paesi e in alcune città il procuratore a braccetto col capomafia. Vedevo il colonnello dei carabinieri che andava a casa del capomafia. Vedevo il poliziotto, o il questore o il prefetto a braccetto col capomafia. Me li ricordo da ragazzino, da bambino, in diversi paesi della Sicilia.

Od ancora  ha detto in Commissione sempre Bolzoni

Nei convegni diciamo che la mafia è invisibile, che la mafia si mimetizza, che la mafia è intorno a noi. È intorno a noi, ma cammina a braccetto con noi e non ce ne accorgiamo. È possibile che sia accaduto questo, ma non solo in questo caso, in generale.

C’è, però, un aspetto un po’ più tecnico. Il magistrato o il poliziotto… Il poliziotto fa le indagini. Il magistrato riceve il rapporto e fa il suo lavoro. Il problema è un altro: a parte noi, per esempio i servizi di sicurezza in questa storia, secondo me, c’entrano molto. C’entrano molto anche con gli attentati. Chi ha fatto gli attentati a questi imprenditori ? Chi è entrato in una notte di settembre di non ricordo quale anno dentro Confindustria a fare le incursioni ? A me risulta dalle rivelazioni e dalle dichiarazioni dei pentiti di cosa nostra che non è stata cosa nostra. Chi è stato ? Perché i servizi di sicurezza hanno continuato per anni a lanciare allarmi in continuazione su questi imprenditori che erano in pericolo di vita ? Non spetta ai magistrati, al poliziotto o al carabiniere, che svolgono le indagini che devono svolgere.

Ma lei niente!

Che ne pensa di  queste inquietanti intromissioni indebite dei servizi segreti di cui parla Bolzoni ed ancora quando dice:

…l’antimafia è diventata un capitale e un valore per la mafia, possiamo anche dire che l’antimafia è diventata un capitale e un valore anche per le imprese e per la politica, non solo per la mafia. Se mi chiede se ci siano degli interessi generali intorno a questa benedetta – o maledetta – questione, sì, ci sono, secondo me, e da molto tempo, non da adesso. Credo che ci siano proprio da molto tempo.

A tal proposito, senatore Lumia, come mai non ha detto niente, ad esempio, sul pesantissimo attacco nei suoi confronti, riguardante una secca condanna rispetto alle sue  equivoche relazioni col più grosso imprenditore che si occupa di gestione di rifiuti in Sicilia?

Si tratta di fuoco amico, un colpo al suo cuore pulsante di ‘antimafioso’ da  lei  ricevuto dal suo collega parlamentare, Erasmo Palazzotto, di Sinistra Italiana, palermitano come lei e componente della sua stessa Commissione.

Ci riferiamo alla scandalosissima gestione dei rifiuti in Sicilia, di cui si sta adesso occupando anche la ‘sua’ Commissione Antimafia, dopo che giorno 19 luglio la Commissione Bicamerale d’Inchiesta che si occupa del ciclo dei rifiuti e dei reati ad esso correlati, presieduta dall’altro suo collega, anche di partito, Alessandro Bratti, è stata davvero impietosa.

Sa cosa scrivono ufficialmente  riguardo ai suoi amici Confindustriali che gestiscono il ciclo dei rifiuti, in combutta con il suo Presidente di Regione, Rosario Crocetta?

Le vuole rileggere le micidiali bordate contro di lei dell’On. Erasmo Palazzotto, per niente propagandistiche, che riguardano la gestione della più grande discarica privata siciliana, di proprietà (?) di un altro  danaroso amico  suo, di Montante e di Crocetta?

Si tratta di un soggetto, diciamo così,  assai favorito non proprio in maniera legale, presso la Regione Sicilia, retta da Crocetta e beneficiario di numerose autorizzazioni illegittime che gli hanno consentito, in maniera non proprio lecita, di arricchirsi.

E’ colui il quale ha creato, più o meno direttamente, ma sicuramente in maniera davvero astuta, un caos gestionale unico nel settore del  carissimo ed illegale  smaltimento dei rifiuti che, adesso in Sicilia, per colpa del suo amico Crocetta e degli altri amici confindustriali, siamo a costretti addirittura a trasportare la nostra munnizza’ in Nord Italia o addirittura all’Estero!

Una vergogna più unica che rara!

E’ chiaro che la tecnica è sempre la stessa: sommergere la Sicilia di rifiuti  perché essi  diventino, come al solito,  una ricchezza per pochi.

Perché ciò avvenga è necessario che la munnizza  rimanga a marcire in mezzo alle strade. Cosa che puntualmente accade quando si devono saccheggiare i bilanci di famiglie, imprese e comuni. Come è risaputo  si crea ad arte un’insopportabile, e quanto mai schifosa, situazione di grave emergenza igienico-sanitaria, cosa che riesce meglio in piena estate, con 40 gradi di temperatura; ed il gioco è fatto!

Ma questa scandalosa ed illegale gestione la si può tranquillamente  decifrare nei suoi particolari, anche analizzando semplicemente le numerose denunce e gli stessi atti parlamentari che riguardano, in modo particolare, la vicenda della famiglia Catanzaro di Siculiana che lei ben conosce, senatore Lumia  e che ha raccomandato a più non posso.

Legga quanto La riguarda personalmente e che anche parte integrante della relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui Rifiuti,  che potrà  tranquillamente consultare, se vuole,  da casa sua (sempre che non si confonde e scambia casa sua con la sede della commissione antimafia, che come detto è come se fosse casa sua!).

Le è sufficiente, per ora, collegarsi col  sito ufficiale della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

Adesso riproponiamo i contenuti della querelle che, sempre Lei, ha avuto con un suo altro amico, l’unico forse che ha provato a raddrizzare, come si suole dire in questi casi, le gambe ai cani, riguardo alla illegale gestione dei rifiuti in Sicilia.

E’ un magistrato che adesso lavora presso il Tribunale di Roma, si chiama Nicolò Marino;  faceva l’assessore regionale, prima di essere ‘dimissionato’, sostanzialmente da Lei, non appena ha toccato degli interessi, come detto non proprio leciti,  riguardanti lo smaltimento dei rifiuti ed in modo particolare la famigliaCatanzaro di Siculiana.

Siamo nel 2014.

Cortesemente, rilegga, a distanza ormai di più di due anni, cosa Lei è stato capace di fare ed in che modo il suo collega parlamentare  Palazzotto ha chiesto, persino al Presidente della Repubblica, in maniera vibrante,  il suo allontanamento dalla Commissione Antimafia.

“La gravissime affermazioni dell’ex Assessore Regionale ai rifiuti Nicolò Marino sulla gestione dei rifiuti in Sicilia, sembrerebbero essere cadute nel silenzio mediatico e politico.  Come mai?

Nel silenzio della politica regionale, infatti oltre ai diretti interessati è da notare, come non vi è una dichiarazione che sia una di un esponente politico siciliano, né a favore né contro, relativa alle pesantissime dichiarazioni rese dall’ex assessore regionale ai rifiuti Nicolò Marino, relativamente alla gestione delle discariche siciliane. L’unico ad avere chiesto chiarezza con atti ufficiali è stato il deputato nazionale Erasmo Palazzotto che ha scritto ufficialmente alla Commissione Rifiuti, a quella Antimafia e al presidente del Senato Pietro Grasso, chiedendo la sospensione del Senatore Lumia dalla Commissione Antimafia. Di fatto Marino in un intervista ha delineato un sistema di potere preciso in cui imprenditori, confindustria e politica sarebbero perfettamente allineati. Roba da titoloni nei giorniali… ma di titoloni se ne sono visti ben pochi… eppure Marino, assumendosene la responsabilità, fa nomi e cognomi delineando anche la possibilità che la gestione dei rifiuti nella nostra isola possa essere ancora peggio di quella che è. “Province e Arpa non hanno mai di fatto effettuato controlli seri su quello che potrebbe esserci nascosto nel nostro sottosuolo”. Marino tira in ballo, i vertici di Confindustria, il vice presidente Giuseppe Catanzaro e il presidente Antonello Montante e anche il vice presidente di nazionale Ivan Lo Bello, ma anche in maniera diretta e pesantissima il senatore del Pd Giuseppe Lumia, oltre che alcuni funzionari regionali che a dire dell’ex assessore, avrebbero “firmato atti palesemente illegittimi”.

La questione è legata sopratutto al rilascio delle autorizzazioni alle “manovre messe in atto per evitare la realizzazione delle piattaforme pubbliche per favorire le discariche private, specie quella di Siculiana (Agrigento), gestita proprio dal vice presidente di Confindustria Sicilia”.

Tutto nasce dal racconto di una telefonata ricevuta proprio dall’ex assessore Marino dal Senatore Beppe Lumia. Telefonata che racconta ai giornali  La Sicilia e  L’ora quotidiano:

Dice Marino:

“Mentre sono ancora assessore mi chiama il senatore del PD  Beppe Lumia, e mi dice: ‘Quando vieni a Palermo?’. ‘Domani’. Lumia mi disse: assolutamente no, ci dobbiamo vedere stasera’. ‘Beppe, sono a Catania, non posso. ‘Allora veniamo noi: io, Antonello Montante e Ivan lo Bello’. L’incontro avviene all’hotel Excelsior di Catania. Montante esordisce così: ‘Se vuoi fare la guerra a colpi di dossier io sono pronto, la devi smettere di mandare in giro Ferdinando Buceti (mio capo di Gabinetto ed ex vice Questore della Polizia di Stato, nonché appartenente alla Dia di Caltanissetta) ad acquisire informazioni sul mio conto’. Gli rispondo: ‘Sei veramente fuori di testa. Non ho bisogno di mandare persone in giro per saperne di più su di te, sono sufficientemente informato. Non ti permettere di fare insinuazioni di questo tipo’. Praticamente Montante, siccome avevo scritto una nota nei confronti di Catanzaro gestore della discarica e vicepresidente di Confindustria, sull’emergenza rifiuti, prende posizione contro di me per difendere l’amico. Lumia cerca di mediare, Lo Bello sta zitto. Alla fine si calmano le acque. Visto la gravità dell’accaduto – racconta ancora Marino- l’indomani mattina decido di vedermi a Tusa con il Presidente Crocetta e gli dico: ‘Rosario, non puoi consentire una cosa del genere, ma Crocetta cambio subito discorso”

Una domanda sorge spontanea, ma perché Crocetta ha nominato Marino, un ex magistrato, proprio in un settore così difficile se poi non affronta l’argomento? la risposta la dà lo stesso Marino:”Sono convinto che Crocetta fosse certo che tramite Lumia (con il quale ero in sintonia quando era vice presidente della Commissione parlamentare antimafia) potesse controllarmi”.
Tutta questa vicenda, certamente non delinea un quadro trasparente nella gestione dei rifiuti in Sicilia, in cui esponenti politici, imprenditori, e associazioni di rappresentanza di categoria si uniscono attorno a dei tavoli informali in Hotel… contribuendo a definire un clima di informalità e di interessi che di pubblico sembrerebbero avere davvero ben poco.

Concludendo…
lumia e crocetta“LUMIA VENGA SOSPESO DALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA.  Quanto dichiarato da Marino conferma i nostri timori sul ruolo opaco di Confindustria e del senatore Lumia nella gestione del Ciclo dei Rifiuti in Sicilia”.

Così il deputato  Erasmo Palazzotto commenta le dichiarazioni dell’ex assessore all’energia riportate dalla stampa.

Tant’è che,  l’11 novembre del 2014, l’On. Palazzotto scrive :

all’On. Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia

al Presidente della Commissione di inchiesta sulle attività illecite                                                 connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, On. Alessandro Bratti

al Presidente del Senato della Repubblica, Sen. Pietro Grasso

epc. alla Presidente della Camera dei deputati, On. Laura Boldrini

Oggetto: richiesta allontanamento dalla Commissione  Antimafia del   senatore Giuseppe Lumia

Motivazioni:

Essendo stato chiamato in causa, tra gli altri, anche il senatore Beppe Lumia, componente della Commissione Antimafia, indicato dallo stesso Marino come il mediatore politico tra gli interessi particolari della Confindustria siciliana nella gestione dei rifiuti e la Regione Sicilia e addirittura “sponsor” di Giuseppe Catanzaro che in questo settore ha degli interessi diretti e personali Le chiedo se non ritenga utile prendere i dovuti provvedimenti, valutando la possibilità di sospendere il senatore Beppe Lumia dalla Commissione Antimafia finché non verrà fatta piena luce sui fatti sopra esposti e non si sia chiarito quale sia stato il suo ruolo all’interno dell’intera vicenda denunciata dall’ex Assessore Nicolò Marino. Tutto ciò ritenendo in questa fase la sua presenza ostativa al lavoro di inchiesta che dovrebbe riguardare anche il suo operato.

Distinti Saluti

Vediamo cosa succederà con l’audizione in  Commissione Antimafia di giorno 2 agosto, quarto anno dell’era Crocetta.

Lumia è comunque ancora là…Crocetta è ancora qua… . I Confindustriali, malgrado le inchieste a loro carico, per corruzione e  mafia,  sono un po’ qua ed un po’ là.

E la Sicilia?

Chianci !

Tratto da: siciliacronaca.it

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