Telejato

Cappellano Seminara

Cappellano Seminara
Settembre 23
22:56 2015

“Osservo che l’ingiustificata e ingiustificabile furia omicida di Francesco La Russa è esplosa dopo nove mesi dalla sua messa in mobilità.

E solo in concomitanza al clamore che ha suscitato l’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Caltanissetta e che ha finito per scatenare attacchi personali nei confronti di tutti coloro che gestiscono i beni sequestrati alle mafie accusati di arricchirsi in danno dei titolari delle imprese dei proposti e dei loro dipendenti. Sicuramente l’osservanza del prescritto segreto delle indagini preliminari avrebbe contribuito ad evitare il formarsi di giudizi sommari ed affrettati oltre che infondati”. Lo dichiara l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara in una nota.

“Francesco La Russa non è una vittima della crisi economica o delle politiche dell’Amministrazione Giudiziaria – scrive Cappellano Seminara -. È un criminale che ha distrutto due famiglie. Non solo era in mobilità ma aveva rifiutato di essere assunto alle medesime condizioni presso la Cava Valle Rena di Altofonte che dista solo 10 km da Cava Giardinello. Chi versa in condizioni economiche difficili non rifiuta il lavoro che gli viene offerto”.

E bravo!!! La colpa non è mia, la colpa è del bajon, diceva una vecchia canzone.

La colpa è del criminale assassino che, sull’onda del clamore di quanto successo, cioè dall’operato dei giudici di caltanissetta e dalle denunce di Telejato, ha preso la pistola ed è andato a giustiziare i suoi due superiori, per vendicare tutte le vittime delle cattive amministrazioni giudiziarie. Non un killer, ma un vendicatore. Ci si chiede, a questo punto, perché non ha sparato sui giudici o sui giornalisti. Così abbiamo quest’ultima vergognosa dichiarazione di una persona che per anni è stato il padrone assoluto di tutto ciò che riguarda i beni sequestrati e confiscati, del padrone dell’Ufficio Misure di Prevenzione, del signore dell’Ufficio beni confiscati di Palermo,  il quale cerca di speculare volgarmente su un dramma umano talmente terribile da spingere un uomo al delitto, per volgerlo a suo favore e atteggiarsi a vittima. E no, caro Cappellaccio: tu sei il responsabile morale di questo delitto. Dietro la disperazione di chi ha sparato c’è esclusivamente la tua decisione e il tuo operato di chi si sente padrone rispetto ai servi cui tocca solo obbedire e sopportare. Ma attento! Buon tempu e malu tempu un dura sempri un tempu. E la tua nota sulla gestione della cava te la puoi infilare lì, sotto la cappella!!!

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.