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Beni confiscati: anche i negozi Bagagli vicini alla chiusura, divorati dall’amministrazione giudiziaria

Beni confiscati: anche i negozi Bagagli vicini alla chiusura, divorati dall’amministrazione giudiziaria
Maggio 29
15:38 2015

 

La storia comincia il 3.5.2013, quando la Dia mette i sigilli agli otto negozi “Bagagli”, di Palermo,, una catena di negozi “in” ,che lavora da 25 anni, specializzata in griffe, pelletterie, borse e scarpe di marca, composta dal gruppo Bagagli s.a.s., (che gestisce i negozi di Via Mariano Stabile, via XX settembre, Viale Strasburgo, Bagheria), dalla Bagagli  s.r.t  ( negozio a Catania, outlet e Furla, quest’ultimo chiuso dall’amministratore giudiziario e svenduto per pochi soldi), e dalla  Bagagli 1987 di via Messina.

Vengono sequestrati anche 44 beni immobili, fra terreni, magazzini e terreni; 26 rapporti bancari, tre auto di lusso, una moto e un’imbarcazione di venti metri ancorata al porticciolo di San Nicola L’Arena e persino una rivendita di tabacchi, il tutto per 16 milioni di euro. L’indagine, portata avanti dai sostituti Dario Scaletta e Vittorio Teresi rivela che il proprietario della Bagagli, Filippo Giardina sarebbe un prestanome di Salvatore Milano, boss di Porta Nuova e suo cugino acquisito. Addirittura si parla di rapporti con la Palermo calcio, perché a qualche suo dirigente è stato regalato qualche paio di scarpe.

Quando scatta il sequestro disposto dalla dott.ssa Saguto, l’azienda viene affidata al giovane avvocato, figlio d’arte, Walter Virga, che trova , nei vari negozi un attivo  di oltre 300.000 euro, ma, nonostante ciò, dispone il congelamento dei debiti “pregressi”,  per cui, viene bloccato il pagamento ai fornitori e si dispone il pagamento di parcelle, intorno a 3.000 euro, oltre che ai     dipendenti, anche all’amministratore giudiziario , al suo collaboratore avv. Domenico Mirto, saltuariamente ad un altro paio di avvocati e a un presunto esperto commerciale di nome Alessandro Gallipoli Kallinen. Conclusione: il versato è spesso inferiore agli incassi effettivi dei punti  vendita, si  registrano prelievi per pagamenti di ipoteche e trasferte senza documentazione di spese, rifornimenti ingiustificati di carburante, acquisto  medicinali, ricariche telefoniche, cocktail, cene a base di ostriche e sushi e altre operazioni antieconomiche che in pochi mesi portano l’azienda in una situazione disastrosa, con perdita d’immagine e di clientela. I fornitori, non più pagati, chiedono il pagamento anticipato, si rilevano errati versamenti, appropriazione non documentata di merci nei punti vendita, senza pagamento, discriminazioni verso alcuni dipendenti, agevolazioni verso altri, ammanchi di merci a fine anno, assunzioni par time a 18 ore in punti in cui non c’è bisogno, contratti partime e cassa integrazione per altri dipendenti, con la complicità dei sindacati. Tutto ciò mette in ginocchio l’azienda, che è costretta a chiedere un finanziamento di 100.000 euro per pagare le forniture. Valga per tutti il caso di tale M.A. che, dopo il licenziamento, nel punto vendita di Bagheria, di un dipendente che aveva sottratto merce e denaro, viene assunta ed è un’intima amica del sindacalista che si occupa dei rapporti dei lavoratori con l’azienda. In conclusione oggi sono in forse 18 posti di lavoro e, a conti fatti si prevede che a  settembre tutto verrà chiuso., con tanto di “arrivederci e grazie, avanti il prossimo da spolpare”, da parte dell’avvocato Virga e dei suoi collaboratori. Il tutto con il bollo e la firma della solita dott.ssa Saguto, ormai legata al principio non tanto che “prevenire è meglio che curare”, bensì che per curare il male basta farlo degenerare.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.