In memoria di Danilo Dolci

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Voglio ricordare il 21° anniversario della morte di Danilo Dolci, uno dei più grandi intellettuali italiani del ‘900, con una sua poesia tratta da “Il dio delle zecche”. Danilo non fu solo un poeta, ma per un poeta la cosa più bella è essere ricordato attraverso i suoi versi:

Se, quando senti dire vita eterna
ti abbracci, come un naufrago ad un tronco,
forse non hai capito

Non futura rivalsa è in impossibili
paradisi o inferni. Non è
mummificarsi

Vita eterna
è sapere respiro del mattino
quando ancora nel bosco non prorompe
vento di sole-
aria di fragole tra felci curve
aria densa di funghi, umida aria
di muschio abbarbicato nel granito –
smeraldo di acque
e vigile svolare dei gabbiani

Riguardare attraverso lucenti
Occhi bambini,
esplorare umilmente nel segreto
di un atomo invisibile
decifrare a una roccia la sua storia
intendere il vagare delle stelle

non ammuffire in chiuse nostalgie:
rianimando la vita se si esangua
disseminare gli attimi perfetti

esperti a contrastare ogni sclerosi
scegliere il fronte: è la rivoluzione
contro il dio delle zecche e i suoi accoliti

lo spasimo del tendersi
a un incontro pieno

Sapendo il mondo un immane crogiolo
In cui i corpi in altri si dissolvono,
le forme in altre forme, è consentire
a masticare e a essere masticati
a bruciare e a bruciarsi

Essere la corrente e alimentarla
cercando dirigersi
(né, se strascicati sbattendo da evento
In evento si evade
o tentando stagnare al margine)

E quando il cuore cessa di pulsare,
senza frapporre marmi, piombi, legni
lasciare le radici ti risucchino
semplicemente –
come le hai succhiate.

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