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A Rebibbia uno sportello gratuito per i detenuti

A Rebibbia uno sportello gratuito per i detenuti
Luglio 15
17:59 2015

Uno sportello legale gratuito per i detenuti che non hanno avuto i mezzi per difendersi.

Ce ne parla Michele Bonetti avvocato dell’unione degli universitari.

Vincitore di tante battagli contro il numero chiuso, contro il miur e con una forte vocazione etica e morale vista la grande propensione del suo studio a fornire assistenza legale anche a chi non se lo può permettere

 

Quando e come è nato lo “Sportello Legale Sandro Pertini” lo sportello di consulenza gratuita in carcere portato avanti da ex Magistrati, Avvocati e Professori?

Il progetto “Sportello Legale Sandro Pertini” mi vede coinvolto da circa un mese insieme al Presidente Onorario Aggiunto della Suprema Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato, ai Magistrati oggi in pensione Dott. Elio Michelini, Dott. Franco Cecconi e Dott.ssa Nunzia Cappuccio, il docente delle Istituzioni scolastiche all’interno del carcere Dott. Giovanni Iacomini, il Professore di Diritto Costituzionale Avv. Federico Sorrentino e l’Avv. Pietro Sarrocco. Uno sportello “misto” dunque con Giudici, Avvocati, Professori Universitari e di Scuole Superiori con un profilo non solo legale, ma anche culturale, realizzato grazie al sostegno del Direttore Dott. Stefano Ricca e delle Istituzioni carcerarie unitamente a tutti i suoi educatori.

L’obiettivo che lo Sportello vuole perseguire, fondamentalmente, è quello di vivere da vicino le criticità, elaborando attività di natura culturale con i detenuti per garantire agli stessi la possibilità di esperienze costruttive volte alla crescita personale. Inoltre, grazie all’ausilio dell’Istituto “John von Neumann”, nonché di gruppi di studenti della “Sapienza – Università di Roma”, tentiamo di armonizzare la nostra tutela legale a messaggi di natura formativa in linea con i dettami dell’art. 27 della Costituzione, che stabilisce il principio secondo cui la pena deve mirare al recupero del reo.

Con quali modalità è gestito lo Sportello e che impatto ha avuto tra i detenuti?

Ogni settimana, con incontri con i detenuti, rendiamo consulenza legale gratuita ai detenuti meno abbienti, ma realizziamo anche seminari ed attività culturali sugli importanti temi della legalità, sulla tutela dei diritti fondamentali, sulla funzione rieducativa della pena, sul senso di giustizia ampiamente inteso, il tutto con la preziosa collaborazione delle Istituzioni scolastiche.

L’impatto che lo Sportello ha avuto all’interno della Casa di Reclusione di Rebibbia è stato fortissimo. Sin dai primi colloqui i detenuti si sono dimostrati collaborativi ed interessati a tutte le attività che venivano proposte. Ognuno di loro, ha avuto modo di raccontare le proprie esperienze ed il motivo che li vedeva costretti alla reclusione. Mi ha colpito in particolare il temperamento di coloro che sono soggetti al “fine pena mai” e l’entusiasmo che hanno dimostrato in seguito ai colloqui effettuati.

Ricordo che in occasione della presentazione del progetto innanzi alla platea di detenuti, tutti hanno accolto me e il Giudice Imposimato con un caloroso applauso. Sono rimasto per un attimo interdetto. Non avevo ancora parlato e quindi non capivo il motivo del loro applauso che non cessava a finire. Quando ho preso la parola e ho ascoltato i loro interventi, ho finalmente capito il significato di quell’applauso: mi conoscevano, conoscevano le mie battaglie, quelle per il diritto allo studio, quelle per l’accesso libero alle università a ai percorsi di formazione.

Tutti la conosciamo come l’Avvocato degli studenti specializzato nel diritto allo studio. Come è possibile coordinare tale specializzazione ed esperienza giuridica con le esigenze dei detenuti?

Il tema del diritto allo studio, che è il tema della mia vita non solo professionale, è una questione alla quale i detenuti sono molto sensibili. E non c’è da meravigliarsi se pensiamo che la rieducazione passa per prima dalla cultura. “I nostri libri e le nostre penne sono le nostre armi più potenti”, come affermato da Malala premio Nobel per la Pace e questo i detenuti lo sanno, perché la cultura li aiuta a guardare oltre e a viaggiare altrove, dal chiuso delle loro celle.

Da questa esperienza nasce in me la considerazione che molto spesso non vengono applicate le pene alternative in quanto prevale la politica della carcerazione e purtroppo sono perfettamente consapevole del fatto che molte di queste persone potrebbero stare fuori dal carcere. E’ il caso ad esempio di L.N. che, poco più che maggiorenne, si dichiarò colpevole per spaccio di sostanze stupefacenti. Mentre gli altri coimputati sono fuggiti dall’Italia, L.N. è rimasto ad affrontare il processo nel nostro Paese; è diventato uomo, lavoratore e padre di famiglia. E uomo libero sino a quando poi non è arrivata la sentenza di condanna definitiva dopo quasi 20 anni da quella ammissione di colpevolezza. Oggi L.N. è in carcere e per il suo caso abbiamo avanzato una richiesta di grazia al Presidente della Repubblica Mattarella. Lo sportello è un progetto concreto che concretamente riesce ad opporsi alla cultura della morte civile dei detenuti.

Quali sono le problematiche per le quali i detenuti si rivolgono allo Sportello?

All’interno della Casa di Reclusione di Rebibbia ho avuto modo di colloquiare anche con coloro che sono stati condannati per furto, rapina, spaccio, estorsione, ricettazione, ed ogni genere di reato contro il patrimonio. Dovevamo renderci conto della tipologia e quantità di reati da affrontare e così, in modo molto diretto e pratico, il Presidente Imposimato chiese loro: “Tutti coloro che sono stati condannati per truffa, rapina, spaccio, ecc. alzino la mano!” Ancora sorrido al ricordo di quel primo incontro con tutti i detenuti quando, dopo un silenzioso imbarazzo, intervenne il Presidente Imposimato con tono fermo: “Allora!? chi è coinvolto nel reato di corruzione? Alzate questa mano!”; si levò una voce forte e rauca da lontano che affermò “Avvocà, quelli stanno tutti fuori!”. Ho potuto anche constatare che a causa della mancata applicazione dell’istituto del reato continuato, tante persone che ad esempio hanno emesso assegni scoperti si sono trovati a dover scontare una pena anche di 54 anni, non essendosi applicata la continuazione dei reati. Questa è la realtà del carcere italiano, un codice penale di matrice fascista, stravolto nella misura delle pene edittali nel tempo da una classe politica che ha scelto di incidere fortemente sui reati minori e comuni, ma non su quelli di corruzione e concussione, che ci si vede bene dal colpire. Anche le età dei detenuti variano, dai ventenni agli ultrasessantenni. I detenuti sono non solo persone che hanno iniziato a commettere reati in età adolescenziale o che non potevano fare altro, ma anche persone che hanno perso il lavoro e che perciò si avvicinano con facilità alla delinquenza. Sono sempre e comunque persone con i loro racconti e le loro motivazioni. I miei colleghi ed io, nello svolgere tale dura ma soddisfacente attività, abbiamo notato sin da subito la grandissima presenza di persone condannate a pene eccessive rispetto al reato commesso. La nostra iniziativa nasce, infatti, dalla triste consapevolezza che gran parte dei detenuti risultano provenire da realtà difficili. Spesso si tratta di persone che non hanno avuto i mezzi o le possibilità per difendersi adeguatamente.

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Sull'autore

Marco Salfi

Marco Salfi

Studente di Giurisprudenza, ex rappresentante degli studenti, appassionato di politica, informatica e tecnologia.