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Processo Maniaci: parlano i diffamati

Processo Maniaci: parlano i diffamati
Febbraio 21
14:22 2018

 

All’udienza del 19 febbraio nel processo contro Pino Maniaci sono stati ascoltati i testi dell’accusa.

Si è cominciato con Elisabetta Liparoto, la quale ha subito espresso la volontà di non essere ripresa dalle telecamere. Per quel che riguarda il viaggio in America, la Liparoto ha sostenuto un’affermazione già espressa da Vito Spina, ovvero che “a Borgetto si conoscono tutti”, anche se questa conoscenza sembra essere formale, dal momento che non si conoscono e non si conoscevano le eventuali appartenenze mafiose delle persone conosciute. Il viaggio, come si sa, è stato organizzato da Salvatore Giambrone, responsabile dell’Astoria Club, un’associazione di borgettani che vive nel paese di Astoria e che ha conservato la sua fede nella Madonna del Romitello, la cui icona è stata trionfalmente esportata e portata in America. Si è fatto riferimento a una famosa lettera anonima, trasmessa dall’emittente, nella quale si accusava una parte dei partecipanti al viaggio, di avere avuto contatti con noti mafiosi. Si è parlato di Frank Rappa, detto Manomonca, che era presente nel comitato di accoglienza e che, da precedenti notizie di indagini sembra essere stato il braccio armato dei Fardazza, prima di emigrare in America. Un altro Giambrone, ma che la Liparoto afferma di non sapere se ha gradi di parentela con i Giambrone presunti mafiosi di Borgetto, ha dato, per ammissione della stessa teste, la chiave del suo appartamento americano, al momento non abitato, alla Liparoto, per il suo soggiorno. Per il resto la sua linea di difesa, che poi è stata la stessa sostenuta da tutti i testi, si è basata su una serie di dichiarazioni improntate alla descrizione della propria condizione di persona diffamata, e quindi su una sorta di vergogna personale nel rapportarsi con le persone che la circondavano, dal momento che le dichiarazioni fatte da Maniaci attraverso la sua emittente, l’avevano messa in cattiva luce davanti a tutto il paese. Il teste ha poi fatto un elenco dei suoi meriti e del suo impegno sociale, sostenendo di essere stata invitata persino da Musumeci, a far parte della lista Diventerà bellissima e di avere rifiutato la possibilità di una sua elezione a Palazzo d’Orleans. La cosa sembra molto improbabile, poiché il candidato palermitano della lista era Aricò, che ha preso più di diecimila preferenze.

L’audizione di Michele Giuliano, a parte le solite dichiarazioni di vittimismo, ha cercato di scambiare per cause le risposte che Pino Maniaci aveva dato a una serie di attacchi che lo stesso Giuliano ha costantemente portato avanti attraverso il suo blog: in particolare si è fatto riferimento a un post pubblicato dallo stesso Giuliano e poi rimosso, nel quale si lasciava chiaramente intendere che l’uccisione dei cani di Maniaci e l’attentato alla sua macchina non erano di origine mafiosa, ma potevano fare risalirne la responsabilità allo stesso Maniaci. Giuliano ha sostenuto di avere “dedotto” la sua affermazione, da una serie di pregresse conoscenze sull’attività di Maniaci, ma l’avvocato della difesa, Bartolo Parrino, ha contestato l’attendibilità  di tali deduzioni. Al post avrebbero dato il proprio mi piace sia Nunzio Quatrosi, il quale ne ha ammesso l’esistenza, ma non ne ha confermato il contenuto, sia il pittore Porcasi. Quatrosi ha detto di non essere iscritto all’ordine dei giornalisti e di avere volontariamente svolto la sua attività di cineoperatore negli spazi in cui era libero dal lavoro, mentre, secondo Maniaci, egli avrebbe utilizzato proprio quegli spazi allontanandosi dal posto di lavoro. Patetiche e quasi commoventi anche le dichiarazioni di Porcasi, il quale ha chiamato in ballo i suoi figli, che gli chiedevano se quello che su di lui diceva Maniaci era vero. Ognuno dei quattro testi ha esaltato i propri meriti, chi di educatore, chi di informatore, chi di artista, nel portare avanti l’educazione alla legalità e all’antimafia, mentre per contro Maniaci, per difendere la sua antimafia avrebbe cercato di sminuire e mettere in discussione questo impegno, al punto che lo stesso Porcasi avrebbe scelto di non chiamarsi più “pittore antimafia”, ma “pittore d’impegno civile”…

In conclusione si è avuto l’impressione che i quattro testi, spesso orientati e imboccati dallo stesso PM Amelia Louise, si siano arrampicati sugli specchi per dimostrarsi vittime del “diffamatore” Maniaci, senza parlare, anzi cercando di nascondere le circostanze, delle quali sono stati responsabili, che avrebbero causato le violente reazioni di Maniaci.

Non rinunciando alla sua “antimaniacite acuta”, il solito Michele col Sombrero, sul blog Partinico Live ha scritto, con la firma della Redazione, che Pino Maniaci sarebbe stato “demolito” dalle accuse dei testi chiamati a deporre contro di lui.

Per avere un’idea del tipo pubblichiamo una parte di un articolo pubblicato da Telejato il 29 dicembre 2016: da allora niente e cambiato, anzi, la malattia si sta accentuando sino ad assumere le caratteristiche di stalking:

Non passa giorno che Michele Giuliano sul suo blog non omaggia di un servizio Telejato, anzi, in particolare il suo gestore Pino Maniaci. Tanta acredine e tanto veleno, accompagnate persino da una denuncia, sembrano avere radici profonde da ricercare nel suo inconscio e in eventuali traumi infantili che lo hanno portato a individuare il fine della sua esistenza nel tentativo, sinora lodevole nella sua assiduità, ma lacrimevole e inefficace nei suoi risultati, di demolire l’immagine di un uomo e le finalità di un’emittente che, nel bene e nel male riesce a farsi vedere e ascoltare molto più di quanto non riesca a farlo il suo mezzo di disinformazione. Anche il profilo facebook del nostro Michelino ha la stessa impostazione: a volere abbozzare una diagnosi sembra che sia ammalato di “antimaniacite acuta” e che insegua una sua particolare fissazione secondo cui parlare male di Maniaci significa procurarsi più lettori, in particolare tra quelli che con Maniaci ce l’hanno, perché fatti oggetto di denunce e di inchieste sul loro modo, spesso scorretto o poco rispettoso delle regole della comunità o del vivere civile. E pensare che Michelino ha appreso i primi rudimenti del fare giornalismo proprio presso questa emittente. (29/12/2016)

 



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