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Presentata a Roma la relazione annuale della Direzione nazionale antimafia

Febbraio 25
12:23 2015

Le organizzazioni criminali conquistano il nord Italia con la ‘ndrangheta in testa. Sempre più infiltrata tra i colletti bianchi, l’organizzazione calabrese oltre ad avere il controllo assoluto del porto di Gioa Tauro ha conquistato anche l’Emilia Romagna. Mafie locali a Roma e Cosa Nostra saldamente mantiene la cabina di regia a Palermo.

Questi alcuni degli spunti contenuti nella Relazione annuale presentata ieri alla bibbioteca del Senato dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, alla presenza del presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi.

Una documento complesso e articolato che tocca vari aspetti delle diverse organizzazioni criminali presenti sul territorio italiano. Stona l’assenza totale di ogni riferimento alla politica e ai suoi intrecci con la malavita, non se ne parla nemmeno nei capitoli legati a Mafia Capitale e alla trattativa stato – mafia.

Cosa Nostra. Nonostante le catture eccellenti, l’organizzazione criminale siciliana è in salute e non è così balcanizzata come si è paventato a causa del vuoto apparente nella catena di comando. La mafia si sta riassestando e senza divisioni tra le famiglie e i mandamenti, cercando sempre di più il monopolio nei giochi legali e illegali e nello spaccio di stupefacenti. Roberi ha puntualizzato che la cattura di Matteo Messina Denaro rimane la prima priorità.

Protocollo Fantasma. Merita attenzione il procedimento legato al noto”Protocollo fantasma” consistente in un esposto anonimo nel quale si fanno riferimento a presunti reati legati a membri delle forze dell’ordine che avrebbero spiato per mesi magistrati pre conto di una non precisata organizzazione. Un quadro allarmante che va ad aggiungersi al pesante carico di accuse e sospetti legato al processo sulla trattativa stato-mafia che qualche giurista in campagna elettorale ha bollato come inesistente, e se mai esistita, dovuta in quanto avrebbe salvato delle vite umane (aggiungo io non quelle dei giudici Falcone e Borsellino e delle rispettive scorte).

‘Ndrangheta.  Dal porto di Gioia Tauro, passando per l’Expo e l’Emilia Romagna, la ‘ndrangheta controlla svariati milioni di euro grazie alla sua struttura e alla sua scala gerarchica che in questi anni gli ha consentito di infiltrarsi praticamente in tutte le attività lecite e illecite, non solo in Italia ma nel mondo. Dalla gestione delle società miste agli appalti e subappalti di Expo 2015, collusione, intimidazione e controllo del territorio. Stiamo parlando di una organizzazione criminale che stando al rapporto da un po’ di anni avrebbe il predominio in Italia e che controlla diversi snodi strategici per il commercio e le attività produttive come il porto di Gioia Tauro grande porta d’ingresso della maggior parte della droga che circola in Italia.

Mafia Capitale. Roma ha quelle che sono state definite “organizzazioni mafiose autoctone”. In tutto il Lazio ci sono propaggini delle organizzazioni classiche, dedite al riciclaggio, c’è poi un altro fenomeno, tipico della capitale, costituito dalle organizzazioni che la Dda ha indicato come associazioni che adottano il metodo mafioso e che tuttavia non hanno sodalizi diretti con quelle che sono state definite le organizzazioni classiche. Si parla per l’appunto di Mafia Capitale, capeggiata da Carminati, che avrebbe trovato terreno fertile nella gestione e controllo dei servizi così definiti terziari, che nel capoluogo laziale muovono ingenti quantità di denaro, non disdegnando tuttavia le altre attività tipiche svolte dalle altre associazioni mafiose, spaccio, estorsioni, e riciclaggio.

Chiesa Cattolica.  La grande assente a detta di Roberti, “la Chiesa avrebbe potuto fare molto di più e in passato si è portata dietro moltissime responsabilità per decenni di silenzi”. Una relazione molto chiara quella tra mafia e chiesa che ha visto finalmente l’intervento del pontefice che “ha parlato, a più riprese, apertamente di scomunica per i mafiosi”.

“Ricordo che fu Giovanni Paolo II, alla Valle dei templi ad improvvisare il suo storico discorso e la sua denuncia contro i mafiosi perché rimase sconvolto da tante situazioni. Ma dopo quel discorso – ha concluso Roberti – c’è stato troppo silenzio”.

Sull'autore

Marco Salfi

Marco Salfi

Studente di Giurisprudenza, ex rappresentante degli studenti, appassionato di politica, informatica e tecnologia.