Telejato

Non solo Maniaci

Non solo Maniaci
Gennaio 07
15:05 2017

 

Fissata il 19 gennaio l’Udienza preliminare del GIP per Giuseppe Maniaci, detto Pino e per altri 11 imputati.

La notizia ANSA è rimbalzata ieri su tutti i giornali: niente di nuovo, noi l’avevamo data quindici giorni fa e nessuno se n’era accorto. Ma ciò che colpisce è il fatto che la notizia è quella dell’udienza in cui si dovrebbe disporre l’eventuale rinvio a giudizio dei 12 imputati dell’operazione Kelevra, cioè dei principali mafiosi di Borgetto, e che questa notizia non interessa più nessuno, ovvero che l’unico imputato di cui sembra occuparsi la stampa è Pino Maniaci. E non ci vuole molto neanche a prevedere i successivi commenti: difficilmente il GUP deciderà l’archiviazione, il rinvio a giudizio è pressoché scontato, ma tutti gli organi di stampa si affretteranno subito a scrivere che il rinvio a giudizio è già un atto di condanna e che ci sono tutti gli elementi per ritenere Maniaci già colpevole, come hanno già fatto quando è scoppiato il caso. In realtà è arrivato l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio depositata in data 17/10/2016 con il quale il GIP Gabriella Natale avvisa il PM richiedente Amelia Luise con invito a trasmettere al suo ufficio la documentazione relativa alle indagini espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio relativa a 12 imputati: Nicolò e Antonio Salto; Giuseppe, Tommaso, Francesco, Davide e Antonino Giambrone; Francesco e Salvatore Petruso; Antonino Frisina; Giuseppe Maniaci; Salvatore Brugnano.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha fissato il giorno 19/01/2017 ore 09.30 e segg. presso il Nuovo Palazzo di Giustizia, in piazza G.B. Pagano, piano II, aula 16, l’udienza preliminare.

Vogliamo tornare a quella che dovrebbe essere l’autentica notizia e scrollarci dal sospetto che tutta l’operazione Kelevra sia stata costruita per creare un contesto di criminalità autentica in cui inserire Maniaci con l’obiettivo di demolirne l’immagine e provocare la chiusura della sua emittente.

I mafiosi sono accusati di avere chiesto il pizzo ad alcuni commercianti della zona. Uno dei Giambrone avrebbe consegnato i soldi dell’estorsione a Nicolò Salto.

Nicolò Salto e Giuseppe Giambrone sono accusati “Per essere intervenuti nella soluzione di controversie tra privati”. Detta così sembra che siano accusati di aver messo pace tra due litiganti, e questo è un reato strano, anche se le regole mafiose implicano il fatto che il mafioso che fa il paciere, impone agli altri di accordarsi secondo i suoi ordini.

Sempre Nicolò Salto “al fine di procurarsi un ingiusto profitto, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Benedetto Valenza, imprenditore del settore della produzione e fornitura di calcestruzzo, a versare una imprecisata somma di denaro quale messa a posto, evento non verifìcatosi per cause indipendenti dallo loro volontà, a causa del rifiuto della vittima dalla quale si era recato prima Salto e poi Giambrone”. Se ne evince facilmente che Benny Valenza risulta, da una parte persona offesa, ma che ha avuto il coraggio di dire no alla richiesta estorsiva. Quella di mafiosi che chiedono il pizzo a loro stessi, tra di loro, è uno sviluppo interessante per capire che i malandrini  di Borgetto sono proprio con il culo a terra.

Altrettanto curiosa l’accusa di favoreggiamento nei confronti di Salvatore Brugnano. “Per avere aiutato Giambrone Giuseppe, sottoposto ad indagine per il reato di estorsione aggravata in danno dello stesso Brugnano, titolare dell’omonima azienda vinicola situata in contrada San Carlo di Partinico, ad eludere le investigazioni dell’Autorità che li riguardavano, omettendo di riferire alla polizia giudiziaria, in sede di sommarie informazioni, circostanze decisive ai fini dell ‘accertamento dei fatti di rilevanza penale al medesimo addebitato, in particolare negando di aver ricevuto richieste di natura estorsiva. In Partinico il 9.5.2016″. In pratica Brugnano, dichiarando di non avere pagato il pizzo ha detto il falso e ha “eluso”, sarebbe più semplice dire “ostacolato” le indagini dei carabinieri contro il suo estorsore Giambrone.

Su  Maniaci Giuseppe ci sono sei capi d’imputazione basati su intercettazioni e registrazioni di trasmissioni della sua emittente. Ecco le imputazioni:

  1. costringeva POLIZZI GIOACCHINO ad acquistare una partita di magliette per sé e/o per l’emittente Telejato per un importo complessivo di 2.000 €, nonché a pagargli tre mensilità di affitto per un’abitazione, realizzando un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa. Con la recidiva reiterata e specifica. In Borgetto, in epoca anteriore e prossima, alì 8 maggio 2013:
  2. In relazione al viaggio a New York del sindaco De Luca “costringeva DE LUCA Gioacchino a versare indebitamente più volle somme dì denaro al fine di evitare la suddetta divulgazione di notizie lesive dell’immagine del Sindaco e dell ‘amministrazione comunale di Borgetto, realizzando un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa. Con la recidiva reiterala e specifica. In Borgetto, dal 10 giugno 2014 al gennaio 2015;
  3. sfruttando con velleità minatorie il condizionamento mediatico esercì/abile mediante la sua attività di giornalista e/o o alternativamente offrendo allo stesso interviste “riparatrici” delle suddette notizie, così, tra l’altro, affermando “..te ne vai alla televisione e sii gridi come ha fatto il Sindaco di Giardinello che ha urlato e lo hanno salvato”, costringeva DE LUCA Gioacchino a versare indebitamente 600 € al fine eli evitare la suddetta divulgazione di notizie lesive dell’immagine del Sindaco e dell’amministrazione comunale di Borgetto, realizzando un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa. Con la recidiva reiterata e specifica. In Borgetto, in data 10 febbraio 2015;
  4. costringeva LO BIUNDO Salvatore ad assumere “in nero” CANDELA Valentina per le pulizie al Comune e a versare indebitamente più volte somme di denaro per un ammontare mensile di 250 € circa, dal MANIACI destinati al mantenimento di CANDELA Valentina, al fine di evitare la suddetta divulgazione di notizie lesive dell’immagine del Sindaco e dell’amministrazione comunale di Partinico, realizzando un ingiusto profìtto con pari danno per la persona offesa. Con la recidiva reiterala e specifica. In Partinico, accertati dal novembre 2014 al luglio 2015;
  5. Il Sindaco De Luca Gioacchino, il vice sindaco Spina Vito e il Presidente del Consiglio Comunale Liparolo Elisabetta, in occasione di un viaggio istituzionale negli Stati Uniti, avrebbero avuto un  incontro “in aeroporto con i figli del boss del boss Ciccio Rappa di Borgetto, e con altri esponenti appartenenti alla famiglia mafiosa del Vitale, Fardazza di Partinico. Del viaggio della Madonna di Romitello a loro non interessava niente, sono andati in America per accordarsi con la mafia americana”. Lettera anonima resa visibile per un’altra settimana sul sito della predetta emittente televisiva. Con la recidiva reiterala e specifica. In Borgetto e nell’area di diffusione dell’emittente Telejato/al o dal 25/8/2014 al 9/2014;
  6. offendeva e denigrava la reputazione dei giornalisti QUATROSI Nunzio, GIULIANO Michele e PORCASI Gaetano in una trasmissione in risposta a un articolo scritto dallo stesso Giuliano, nel quale si insinuava che Maniaci avesse ucciso i suoi cani per farsi pubblicità, articolo condiviso dal pittore Gaetano Porcasi.

Abbiamo riportato, i capi d’imputazione, rispetto ai quali qualsiasi commento è inutile: si commentano da sé. C’è solo da aspettare che giustizia sia fatta, anche per non uniformarci a quelli che la giustizia l’hanno già fatto prima di qualsiasi processo, sentenziando e condannando. È per questo motivo che Maniaci auspica di essere rinviato a giudizio, per chiarire quale sia stato il ruolo delle forze dell’ordine e dei magistrati nella predisposizione di tutta la vicenda in cui è stato coinvolto.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.