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L’aria fresca

L’aria fresca
Luglio 13
18:37 2015

È una giornata di caldo asfissiante a Partinico. Sono affacciato alla finestra per cercare una boccata d’aria, un momento di sollievo dall’afa terribile. All’improvviso un soffio di vento sospinge fuori le tende, quasi come se quell’aria fresca venisse dall’interno della stanza.

È l’aria fresca della libertà, l’aria fresca della giustizia, del coraggio. È l’aria fresca dell’ironia, l’aria fresca del sarcasmo tagliente di Pino, del sorriso di sua figlia Letizia. È l’aria fresca che si respira nella redazione di Telejato, la piccola grande emittente che combatte per un’informazione libera.

Vengono da tutt’Italia per respirare quest’aria fresca, che si fa spazio tra il fetore dell’omertà e dell’ingiustizia. I giovani hanno bisogno di quest’aria, l’Italia ne ha bisogno, il popolo ne ha bisogno per ricostruire il Paese, che sta precipitando in un abisso senza fondo.

I giornalisti di Telejato sono una famiglia siciliana con tre figli, persone concrete e volenterose. All’apparenza gente normale, ma eroi in un Italia che normale non è. Il loro eroismo consiste proprio in questo essere normali: non sono personaggi impomatati da televisione che si riempiono la bocca con argomenti che non hanno mai visto da vicino. Loro conoscono bene ciò di cui parlano, lo toccano con mano e ne fanno esperienza tutti i giorni. Cercano sul campo la notizia, con la telecamera in spalla e la voglia di informare.

Ciò che fanno non è per loro un semplice lavoro, ma una missione nella quale profondono tutto il loro impegno. Una missione sicuramente scomoda per alcuni poteri, viste le oltre 270 querele che hanno ricevuto in 16 anni di attività. Ma Pino e i suoi familiari non si sono scoraggiati, anzi da ogni difficoltà sono usciti con forza maggiore. Ogni ostacolo è stato un banco di prova da cui Telejato è uscita a testa alta, perché tutte le inchieste giornalistiche che hanno condotto sono state portate avanti carte alla mano, con schiettezza e onestà. È emblematica la frase che Pino Maniaci pronunciò quando fu denunciato per esercizio abusivo della professione del giornalista, perché non era provvisto del tesserino: “Pensavo che per combattere la mafia ci volessero due coglioni così, non un pezzo di carta”.

Ma da cosa deriva questa forza con la quale affrontano la loro battaglia per un’informazione libera? La loro forza viene dai saldi principi morali su cui si basa la loro azione: l’onestà e l’indipendenza, ma soprattutto il concetto etico che hanno del giornalismo, sulla scorta degli insegnamenti di Pippo Fava, il quale diceva: “un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente all’erta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”.

Altri punti di riferimento sono certamente Falcone e Borsellino: le loro gigantografie campeggiano in bella vista nella stanza principale della redazione. Il solo vedere lo sguardo dei due magistrati che hanno sacrificato la loro vita per la giustizia trasmette un’energia vibrante, che accende nell’anima la voglia di darsi da fare, di seguire in qualche modo il loro illustre esempio.

Questo messaggio dovrebbe essere indirizzato soprattutto ai giovani, la cui coscienza può ancora essere plasmata e diretta a sani valori, ma purtroppo è corrotta oggi da insegnamenti devianti. A questo scopo nasce l’idea di una scuola di giornalismo collegata a Telejato, una scuola che insegni il vero giornalismo, in cui ci si sporca con la polvere della strada e con il sudore della ricerca della verità. Telejunior è ispirata a questi valori e ogni anno decine di ragazzi e ragazze da tutta Italia (ma anche dall’estero) vengono a Partinico per conoscere e vivere un modo genuino di fare informazione. Una nuova generazione di giornalisti si forma di anno in anno in questo paesino della Sicilia, giovani che, tra una battuta di Pino e un piatto di pasta di sua moglie Patrizia, imparano il coraggio di essere liberi.

Alessandro Bonetti