Telejato

 Ultime Notizie

Gli hooligans (nazisti compresi) olandesi sono diversi da militanti e lavoratori italiani?

Gli hooligans (nazisti compresi) olandesi sono diversi da militanti e lavoratori italiani?
Febbraio 22
10:50 2015

La cronaca di questi ultimi giorni ci ha mostrato le immagini delle violenze degli hooligans olandesi, tra cui secondo l’ambasciatore olandese “violenti e antisemiti”. In questi anni controlli, intercettazioni, indagini hanno coinvolto attivisti sociali, militanti politici, liberi professionisti, operai, donne e uomini di cultura. Senza dimenticare cosa è accaduto nelle piazze e nelle strade. Gli olandesi (nazisti compresi) non sono in questa lista?

Wikipedia (anzi, per essere precisi, Wikizionario) definisce “fatalità” un “evento imprevedibile” (un qualsiasi dizionario porta definizioni pressoché identiche). Spesso la cronaca dei grandi giornali e delle grandi televisioni riportano dei fatti come fossero, appunto, fatalità, non previsti, disgrazie cadute dall’alto. Poi si scopre che erano così imprevedibili che qualcuno l’aveva previsto e che ben precise “catene di responsabilità” tutto comportano tranne “imprevisti tra capo e collo”. Come per la Libia di queste ultime settimane (quante delle armi che in queste settimane stanno insanguinando il Paese africano provengono dall’arsenale Zhukov, che una sentenza del tribunale di Torino del 2006 imponeva dovessero essere distrutte e che invece nel 2011 quasi certamente son state fornite agli allora “insorti di Bengasi”?) o, appunto, per i fatti di Roma di questi ultimi giorni. Perché nulla di fatale e imprevisto. Gli “hooligans” olandesi sono ben conosciuti in patria e all’estero. L’anno scorso a luglio furono protagonisti di violentissimi scontri con i tifosi della squadra turca del Besiktas, ad ottobre con quelli della squadra croata del Rijeka. Nella storia del calcio olandese rimane scolpita la “battaglia di Beverwijk” del 1997, quando “tifosi”del Feyenoord si diedero letteralmente appuntamento in un’autostrada in via di costruzione con tifosi dell’Ajax, odiata in quanto il club dei “lancieri di Amsterdam” è nato da una comunità ebraica. Coltelli, mazze e pugni furono protagonisti della guerriglia, un tifoso dell’Ajax perse la vita. Altri episodi, in Olanda e all’estero (200 feriti sono nella finale della Coppa Uefa del 1983 con gli inglesi del Tottenham, altra squadra odiata per puro antisemitismo…) sono avvenuti negli anni.

Può esserci fatalità, può essere imprevisto quanto accaduto in questi giorni a Roma davanti a questa storia?

Per tre giorni gli hooligans olandesi son stati protagonisti di una presenza violentissima e devastatrice del centro di Roma, arrivando a sfregiare il patrimonio monumentale della “Città Eterna” e qualcuno che ha rivendicato una sorta di “gestione soft” della piazza. “Qualcuno mi spiegherà prima o poi cosa devo fare se vedo un tifoso orinare a piazza Navona?”. Sono le parole di un poliziotto riportate dal quotidiano La Repubblica. Un “tutore dell’ordine” che sembra accertare, sic et simpliciter, che ci sono casi e casi, scontri e scontri, segmenti sociali e segmenti sociali, diversi tra loro. E con “gestioni dell’ordine pubblico” diverse.

Ora, sia chiaro, non è scopo di quest’articolo o intenzione di chi lo sta scrivendo invocare militarizzazione e la più dura repressione possibile. Ma balza subito all’attenzione quanto accaduto in questi anni e la netta differenza tra la repressione avvenuta e un comportamento ben diverso nei confronti degli hooligans olandesi. Il questore di Roma ha rivendicato la “mano leggera” di questi giorni. Come scritto in queste ore su Popoff Quotidiano (http://popoffquotidiano.it/2015/02/21/il-contorto-marino-sindaco-autoritario/  , dal quale è stata ripresa anche l’immagine di quest’articolo) l’avremmo voluta sentire anche in altre occasioni romane e italiane …

Si è affermato in questi giorni che il “trattato di Schengen” impedisce limitazioni ai movimenti e agli spostamenti tra Stati. Non è così, il trattato può essere sospeso anche solo per pochi giorni. Ed è già accaduto in questi anni, soprattutto in occasioni come le annuali riunioni dei G8. Andando a colpire soprattutto organizzazioni e attivisti sociali.

Non sono passati secoli dal giorno in cui Landini urlò in piazza “basta con le leopolde del cazzo”, era il giorno in cui in piazza non ci fu certo una “gestione soft” con gli operai della AST di Terni. Andando indietro alla memoria in questi anni tantissime sono state le manifestazioni di studenti, operai, migranti, organizzazioni sociali in cui la repressione fu fortissima. Nel luglio 2011 a Roma scesero in piazza i comitati aquilani per pretendere una vera, immediata, reale, democratica ricostruzione della città. Cariche e manganelli calarono che era una bellezza … affermò una ragazza “su via del Corso fui colpita dall’ impugnatura di un manganello allo stomaco. Mi sono accasciata e ho vomitato”. A tutto questo vanno aggiunti arresti, controlli, intercettazioni, indagini nei confronti di attivisti sociali, militanti politici (come accaduto nei mesi scorsi a Nunzio D’Erme proprio a Roma), liberi professionisti, donne e uomini di cultura. Senza dimenticare mai casi come Federico Aldrovrandi, Stefano Cucchi, Riccardo Magherini e tanti altri. Nella notte tra il 16 e il 17 Aprile 2003 le compagne e i compagni di Dax, accorsi all’ospedale San Paolo dopo l’aggressione fascista che gli costò la vita, furono inseguiti e colpiti violentemente persino del Dipartimento Emergenza e Accettazione del pronto soccorso riportò un comunicato dell’Unione Sindacale Italiana Sanità (http://www.inventati.org/sanpaolo/mostra_web_page11.htm e http://www.inventati.org/sanpaolo/mostra_web_page16.htm ).

Sono decenni che vengono riempite migliaia e migliaia di pagine, anche su miti pacifisti (pare che accadde persino con la “Marcia dei 500” a Sarajevo, organizzata da associazioni cattoliche come Beati i Costruttori di Pace e Pax Christi e che vide protagonista don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e all’epoca già minato dalla malattia che lo portò alla morte alcuni mesi dopo…), come per esempio accadde con Danilo Dolci, persuaso della nonviolenza gandhiana e fautore dello “sciopero della rovescia” in Sicilia. Il 2 febbraio 1956 a Partinico Danilo Dolci e centinaia di disoccupati si organizzano per ricostruire una strada comunale abbandonata. Dolci fu arrestato e processato e solo l’enorme mobilitazione in tutto il Paese portò alla sua assoluzione. Ricostruire una strada abbandonata può mai essere un “pericolo pubblico”? Può mai devastare o danneggiare? Si potrebbe riportare un elenco sterminato con centinaia, migliaia di episodi “minori” o maggiori. Affermare che non era stato previsto quanto accaduto in questi giorni a Roma significa che tutto quest’apparato, che si muove persino per vescovi, sociologi, convegni sulla Pace nel mondo nelle scuole, non è stato minimente coinvolto. Possibile? Gli hooligans (nazisti compresi) olandesi sono diversi da militanti, attivisti, lavoratori, donne e uomini italiani?

Son stati riportati già alcuni dei maggiori episodi che nei decenni hanno visto protagonista la “tifoseria” del Feyenoord (in questi giorni abbiamo letto e sentito ripetere fino allo sfinimento “non sono tifosi, sono teppisti” … si è voluto provocatoriamente in questo articolo invece utilizzare il termine tifosi non perché si voglia criminalizzare il tifo tout court, chi scrive è esso stesso tifoso, ma per tentare di rimarcare la differenza con la criminalizzazione che da anni vien fatta invece contro i movimenti sociali …). Lo stesso ambasciatore olandese ha affermato che in piazza c’erano “violenti e antisemiti”. In questi anni in Italia abbiamo avuto casi di manifestazioni circoscritte in vere e proprie “tonnare”, con nessuna possibilità di uscita (anche per una situazione in cui si rischiava la vita, fosse stato anche per motivi di salute…) o di repressione di tifoserie (i tifosi del Livorno probabilmente ricorderanno ancora una trasferta romana di diversi anni fa…).

E’ notizia di queste ore che a Roma potrebbero essere inviati per la “gestione dell’ordine pubblico” altri 500 soldati, proseguendo quanto già avviene da diversi anni in alcune città italiane nell’ambito di una “gestione” che è apparsa sempre più repressiva e – appunto – militarizzata.

 

 

Sull'autore

Alessio Di Florio

Alessio Di Florio

Militante comunista libertario e attivista eco-pacifista, collaboratore di Wordnews.it e referente abruzzese dell’Associazione Antimafie Rita Atria e di PeaceLink, Telematica per la Pace. Collabora con Pressenza, Giustizia.info, QcodeMagazine, Comune-Info e altri siti web. Autore di articoli, dossier e approfondimenti sulle mafie in Abruzzo, a partire da mercato degli stupefacenti, ciclo dei rifiuti e "rotta adriatica" del clan dei Casalesi, ciclo del cemento, post terremoto a L'Aquila, e sui loro violenti tentativi di dominio territoriale da anni con attentati, intimidazioni, incendi, bombe con cui le mafie mandano messaggi e tentano di "marcare" la propria presenza in alcune zone, neofascismo, diritti civili, denunce ambientali tra cui tutela coste, speculazione edilizia, rischio industriale e direttive Seveso.