Ferma condanna per le gravi dichiarazioni sul maxiprocesso di Palermo
Riceviamo e pubblichiamo
Con profonda indignazione e ferma disapprovazione, condanniamo le gravissime dichiarazioni rese nel corso del podcast condotto da Fedez e altri soggetti, nel quale l’intervistato Mutolo ha sostenuto che la situazione nel Maxiprocesso di Palermo fosse inizialmente “tranquilla” a causa della presenza di un presidente “che veniva dal civile e non capiva niente”.
Tali affermazioni costituiscono un inaccettabile attacco alla dignità della magistratura e una distorsione della verità storica su uno dei procedimenti giudiziari più importanti nella lotta contro la criminalità organizzata. Il riferimento è al presidente Alfonso Giordano, magistrato di straordinaria competenza ed esperienza anche nel settore penale, che ha guidato con coraggio e professionalità una delle pagine più importanti della giustizia italiana.
È inammissibile che la figura di un servitore dello Stato di tale calibro possa essere infangata dalle parole di un criminale come Mutolo e da chi irresponsabilmente gli offre una piattaforma per diffondere simili falsità. Il presidente Giordano merita il massimo rispetto per il suo impegno nella lotta alla mafia e per aver contribuito in maniera decisiva al successo del Maxiprocesso.
Il Maxiprocesso rappresenta una pietra miliare nella storia della giustizia italiana e nel contrasto alla criminalità organizzata, e qualsiasi tentativo di sminuirne il valore o di delegittimare l’operato dei magistrati che vi hanno partecipato è inaccettabile.
È particolarmente grave che né Mutolo né i conduttori del podcast abbiano provveduto a rettificare o a prendere le distanze da quanto dichiarato, dimostrando una totale mancanza di responsabilità editoriale e di rispetto per le istituzioni.
Per questo motivo, annunciamo che tutti i soggetti coinvolti nella redazione e diffusione di questo contenuto – inclusi Mutolo, i conduttori e chiunque abbia contribuito alla sua realizzazione senza intervenire per correggere o contestualizzare le dichiarazioni – saranno chiamati a rispondere delle proprie responsabilità davanti all’autorità giudiziaria competente.
La libertà di espressione non può mai trasformarsi in licenza di offendere la memoria di chi ha servito lo Stato con dedizione e di distorcere la verità su eventi cruciali della nostra storia recente.
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