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Caso Maniaci, domani l’udienza preliminare al tribunale di Palermo

Caso Maniaci, domani l’udienza preliminare al tribunale di Palermo
Gennaio 18
16:02 2017

Domani si terrà l’udienza preliminare per Maniaci e altri dieci imputati. La difesa di Maniaci chiederà lo stralcio del processo.

Domani 19,1 si apre un altro capitolo della vicenda che coinvolge l’imputato Maniaci Giuseppe, detto Pino e altri 11 imputati. Si terrà infatti l’udienza preliminare in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio depositata in data 17/10/2016 con la quale il GIP Gabriella Natale aveva chiesto alla PM Amelia Luise di trasmettere al suo Ufficio la documentazione relativa alle indagini espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio relativa a 12 imputati: Nicolò e Antonio Salto; Giuseppe, Tommaso, Francesco, Davide e Antonino Giambrone; Francesco e Salvatore Petruso; Antonino Frisina; Giuseppe Maniaci; Salvatore Brugnano.

L’udienza preliminare si terrà alle ore 09.30 presso il Nuovo Palazzo di Giustizia – piazza G.B. Pagano, piano II, aula 16.

I 9 mafiosi, quasi tutti di Borgetto, sono accusati di avere chiesto il pizzo ad alcuni commercianti della zona. Uno dei Giambrone avrebbe consegnato i soldi dell’estorsione a Nicolò Salto, poiché tra i Salto e i Giambrone sarebbe intervenuto un patto di ferro per spremere soldi alle attività commerciali della zona.

Per Nicolò Salto e Giuseppe Giambrone uno dei capi d’accusa è “Per essere intervenuti nella soluzione di controversie tra privati”. Apparentemente sembra quindi che siano accusati di aver messo pace tra due litiganti, reato strano che nasconde il fatto che il mafioso che fa il paciere, impone agli altri di accordarsi secondo i suoi ordini.

Sempre Nicolò Salto “al fine di procurarsi un ingiusto profitto, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Valenza Benedetto, imprenditore del settore della produzione e fornitura di calcestruzzo, a versare una imprecisata somma di denaro quale ‘messa a posto’, evento non verifìcatosi per cause indipendenti dallo loro volontà, a causa del rifiuto della vittima dalla quale si era recato prima Salto e poi Giambrone”. La deduzione porta a considerare Benny Valenza persona offesa,  che ha avuto il coraggio di dire no alla richiesta estorsiva. Quella di mafiosi che chiedono il pizzo a loro stessi, tra di loro, è uno sviluppo interessante per capire di che pasta sono fatti i mafiosi sotto accusa.

Tra gli imputati c’è Salvatore Brugnano, accusato di favoreggiamento. “Per avere aiutato Giambrone Giuseppe, sottoposto ad indagine per il reato di estorsione aggravata in danno dello stesso Brugnano, titolare dell’omonima azienda vinicola situata in contrada San Carlo di Partinico, ad eludere le investigazioni dell’Autorità che li riguardavano, omettendo di riferire alla polizia giudiziaria, in sede di sommarie informazioni, circostanze decisive ai fini dell ‘accertamento dei fatti di rilevanza penale al medesimo addebitato, in particolare negando di aver ricevuto richieste di natura estorsiva. In Partinico il 9.5.2016”

In pratica Brugnano, dichiarando di non avere pagato il pizzo ha detto il falso e ha “ostacolato” le indagini dei carabinieri contro il suo estorsore Giambrone. Resta il fatto che Brugnano ha dichiarato di avere mandato anche lui a quel paese i suoi estortori: conclusione: Benny Valenza è credibile, Brugnano no. Così come non è stato ritenuto attendibile Polizzi che ha negato di essere stato estorto da Pino Maniaci. Ma Polizzi non è sotto processo. Così anche la credibilità diventa un optional a disposizione del magistrato.

Maniaci Giuseppe, deve invece rispondere di sei capi d’imputazione e le prove che lo accusano sono basate su intercettazioni e registrazioni di trasmissioni della sua emittente. Non si sa se siano state fatte verifiche e accertamenti sui fatti da lui denunciati, riguardanti le vicende e gli intrecci politico-mafiosi del territorio. Ecco le imputazioni:

  1. costringeva POLIZZI GIOACCHINO ad acquistare una partita di magliette per sé e/o per l’emittente Telejato per un importo complessivo di 2.000 €, nonché a pagargli tre mensilità di affìtto per un’abitazione, realizzando un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa. Con la recidiva reiterata e specifica. In Borgetto, in epoca anteriore e prossima, ali’8 maggio 2013
  2. In relazione al viaggio a New York del sindaco De Luca “costringeva DE LUCA Gioacchino a versare indebitamente più volle somme dì denaro al fine di evitare la suddetta divulgazione di notizie lesive dell’immagine del Sindaco e dell’amministrazione comunale di Borgetto, realizzando un ingiusto profìtto con pari danno per la persona offesa. Con la recidiva reiterala e specifica. In Borgetto, dal 10 giugno 2014 al gennaio 2015”
  3. sfruttando con velleità minatorie il condizionamento mediatico esercitabile mediante la sua attività di giornalista e/o alternativamente offrendo allo stesso interviste “riparatrici” delle suddette notizie, così, tra l’altro, affermando “..te ne vai alla televisione e sii gridi come ha fatto il Sindaco di Giardinello che ha urlato e lo hanno salvato”, costringeva DE LUCA Gioacchino a versare indebitamente 600 € al fine di evitare la suddetta divulgazione di notizie lesive dell ‘immagine del Sindaco e dell ‘amministrazione comunale di Borsetto, realizzando un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa. Con la recidiva reiterata e specifica. In Borgetto, in data 10 febbraio 2015
  4. costringeva LO BIUNDO Salvatore ad assumere “in nero” CANDELA Valentina per le pulizie al Comune e a versare indebitamente più volte somme di denaro per un ammontare mensile di 250 € circa, dal MANIACI destinati al mantenimento di CANDELA Valentina, al fine di evitare la suddetta divulgazione di notizie lesive dell’immagine del Sindaco e dell’amministrazione comunale di Partinico, realizzando un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa. Con la recidiva reiterala e specifica. In Partinico, accertati dal novembre 2014 al luglio 2015
  5. Il Sindaco De Luca Gioacchino, il vice sindaco Spina Vito e il Presidente del Consiglio Comunale Liparolo Elisabetta, in occasione di un viaggio istituzionale negli Stati Uniti, avrebbero avuto un  incontro “in aeroporto con i figli del boss del boss Ciccio Rappa di Borgetto, e con altri esponenti appartenenti alla famiglia mafìosa del Vitale, Fardazza di Partinico. “Del viaggio della Madonna di Romitello a loro non interessava niente, sono andati in America per accordarsi con la mafia americana”. Lettera anonima resa visibile per un’altra settimana sul sito della predetta emittente televisiva. Con la recidiva reiterala e specifica. In Borgetto e nell’area di diffusione dell’emittente Telejato dal 25/8/2014 al 9/2014
  6. offendeva e denigrava la reputazione dei giornalisti QUATROSI Nunzio, GIULIANO Michele e PORCASI Gaetano, il 4.12.2014 , attraverso l’emittente Telejato, (in particolare dichiarando “ci sono alcuni pseudo-giornalisti locali: Nunzio QUATROSI che non è nemmeno tesseralo, dipendente comunale e tra le altre cose evasore fiscale perché fa anche cose che non dovrebbe durante il suo lavoro al Comune: Michele GIULIANO purtroppo figlio di un componente delle Forze dell’ordine ed è veramente grave che un figlio di uno che fa parte dei Carabinieri, o faceva parte dei Carabinieri, possa scrivere delle cose…e parliamo di un certo pittore che una volta si definiva antimafia per farsi i soldi, adesso forse si definisce sociale …messi insieme non valete un pelo dei coglioni di Billy” “come un certo pittore …Gaetano PORCASI…imbrattatele …che…non sa mettere quattro parole una dietro l’altra…dovrebbe…ritornare a scuola…l’imbrattatele a pagamento…forse lui non si definisce antimafia, ma adesso si definisce pittore sociale perché nel sociale lui ci sguazza nel senso che vuole essere pagato profumatamente per le sue tele …il comprensorio ha capito che questo Michele GIULIANO è semplicemente un pò ‘ spirciatu di ciriveddu con Pino MANIACI…frse, che vuoi? Ti dobbiamo dare la scorta perché… hai problemi di inferiorità, e credo che tu hai bisogno di far riaprire …i manicomi e farti ricoverare….la sua è sicuramente un ‘antimafia fasulla e a pagamento, visto che si fa pagare profumatamente per fare antimafia…con l’anti mafia ci guadagna…ma noi siamo disponibili a raccontare la sua carriera antimafia …adesso pure presidente onorario di un ‘associazione che a Partinico ha per sponsor uno che ieri era fascista…noi queste cose per convenienza, per tutte ‘ste manfrine che fate, non le abbiamo mai fatte e adesso cortesemente gli ho dedicato troppo tempo, troppo del mio prezioso tempo al nulla ammiscatu cu nnenti”. Con la recidiva reiterata e specìfica. In Partinico e nell’area di diffusione dell’emittente Telejato in data 4/12/2014 e 3/2/2015

 Avere inserito quest’ultima imputazione nell’operazione Kelevra, con cui non aveva nulla da dividere, trattandosi di singola denuncia di privati in relazione a un servizio di Maniaci, dopo un articolo sul blog di Michele Giuliano, condiviso da Porcasi, in cui Giuliano si prospettava l’ipotesi che lo stesso Maniaci avrebbe ucciso i suoi cani per farsi pubblicità, è un’operazione giudiziaria al limite della genialità: troppo facile intravedere in quel servizio gli estremi della condanna e quindi trovare, rispetto alla fragilità delle altre imputazioni, un elemento che potesse giustificare tutta l’operazione.

Abbiamo riportato, i capi d’imputazione, di cui abbiamo già parlato troppe volte e rispetto ai quali qualsiasi commento è inutile: si commentano da sé. C’è solo da aspettare che giustizia sia fatta. Nel frattempo Maniaci si ritroverà faccia a faccia con quei malandrini, o PDM, come li chiama lui, dei quali ha denunciato le malefatte e che gliel’hanno giurata, al punto che, pur essendo imputato egli gode della tutela da parte dei carabinieri. Il collegio di difesa di Maniaci, composto dagli avvocati Ingroia e Parrino chiederà lo stralcio del processo riguardante Maniaci, sostenendo che non ha nulla a che fare con le operazioni estorsive dei mafiosi denunciati con l’operazione Kelevra.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.