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Beni confiscati alla mafia:  una gestione piena di ombre che crea una nuova emergenza sociale

Beni confiscati alla mafia:  una gestione piena di ombre che crea una nuova emergenza sociale
Marzo 19
14:00 2015

Da tempo circolano con insistenza negli ambienti politici non solo cittadini perplessità crescenti sulla gestione dei beni confiscati alla mafia: senza alcun controllo sul corretto uso degli stessi, senza alcuno strumento di intervento per garantire l’inserimento sociale degli assegnatari nel nuovo contesto abitativo, ma anche in alcuni casi con gravi sospetti sulle modalità di assegnazione degli appartamenti confiscati.

Un bene confiscato può essere usato per “aiutare” chi vive nell’illegalità ed in una zona “grigia” di connivenze? Ed il Comune di Palermo si sente in diritto di “lavarsi le mani” rispetto a chi dimostra comportamenti delinquenziali nel contesto abitativo in cui è stato inserito dal Comune stesso? Questi casi sono sempre più numerosi e devono divenire oggetto di attenta considerazione, anche per l’ombra di sospetto che gettano sull’Amministrazione comunale. Un caso davvero drammatico di latitanza, sino al limite della quiescenza opportunistica, che rappresenta una forma di connivenza dell’Amministrazione comunale, è quello dell’appartamento in Brancaccio, in via Biondo n.3. Ricostruiamo le vicende dei signori Furnari, abitanti in quell’immobile, vittime del grave abuso.

La drammatica vicenda ha inizio il 20/gennaio del 2012. L’appartamento al terzo piano, sopra la testa dei sig.ri Furnari, è confiscato alla mafia ed assegnato dal comune di Palermo ai sig.ri Padellaro-Giaconia. La convivenza con i sig.ri Padellaro- Giaconia è da subito difficile. Il nucleo familiare abusa ampiamente del diritto di abitazione dell’immobile assegnato, da cui provengono continui ed intollerabili rumori durante le ore diurne e notturne, rendendo impossibile sia lo svolgimento delle attività della vita quotidiana, sia il riposo a qualunque orario, anche notturno. Da allora diventa impossibile godere di sonno durante le comuni ore di riposo. I sig.ri Furnari, a causa del frequentissimo lancio di immondizie e oggetti contundenti di tutti i tipi, perfino coltelli e aste metalliche, contro le finestre, non possono più fare uso dei balconi. E’ anche successo che i minori, lasciati nudi nei balconi, urinassero addosso alla famiglia sottostante. E non basta! Sono fatti oggetto di improperi, aggressioni verbali ed in una occasione anche di aggressione fisica nel loro stesso appartamento. Il signor Giaconia, non gradendo l’intervento delle forze dell’ordine chiamate in soccorso dalle vittime, si presenta a minacciare in casa stessa dei sig.ri Furnari asserendo che dovevano sopportare in silenzio e, qualora non fossero  stati in grado, potevano vendere l’appartamento e andarsene Questa condizione mette tutti i giorni a rischio la vita dell’anziano,  sig. Furnari, il quale è affetto da leucemia cronica in trattamento chemioterapico e gravi patologie cardiovascolari e neurologiche. In reazione al violento stress, il 20 gennaio 2015 è stato ricoverato a causa di un sanguinamento massivo del  digerente, inarrestabile,  e trasfuso con otto sacche di sangue. Si salva per miracolo.  Il 20 febbraio 2015 il sig. Furnari è colpito da un incidente cerebro-vascolare. Le violente condizioni di ansia e stress stanno, con piena evidenza, compromettendo irreversibilmente il suo stato di salute, con probabili esiti fatali in breve tempo. La coniuge, Agnetta Rosa, affetta da diabete mellito e da grave ipertensione arteriosa, è stata colpita, per questa vicenda, da una severa sindrome depressiva in trattamento psicofarmacologico.

Il signor Furnari, che crede nella legalità e nella giustizia, chiede aiuto agli unici a cui poteva rivolgersi, le istituzioni.  Il Comune di Palermo, come ci risulta da tutta la documentazione disponibile, preso atto dell’incompatibilità tra il cattivo uso dell’appartamento da parte dei sig.ri Giaconia e lo stato di salute dei signori Furnari dispone un cambio di destinazione d’uso dell’immobile assegnandolo ad un centro sociale del quartiere impegnato nel contrasto alla mafia (con disposizione sindacale del 19 maggio 2014). Contestualmente ai sig.ri Giaconia è assegnato un comodo e ampio alloggio, oltremodo adeguato alle loro esigenze, con tanto di lavori eseguiti con procedura di urgenza. I Giaconia però lo rifiutano, asserendo che non se ne andranno per “SPREGIO”.  Ma tutto ciò è normale a Palermo!

Ciò che non risulta normale è l’atteggiamento palesemente complice dell’Amministrazione comunale quando non si muove nel rispetto di chi persegue la legalità. L’amministrazione comunale, con incredibile pavidità, ha cercato altre soluzioni abitative che potessero essere di maggiore gradimento dei Giaconia, in ultimo un appartamento di pregio in via San Lorenzo, che viene rifiutato un’altra volta per “SPREGIO”.  Sta di fatto che la famiglia in questione per motivazioni a noi sconosciute continua a dare il due di picche  a tutti gli attori coinvolti in questa situazione ed in primis al Sindaco, il quale conosce minuziosamente i fatti.

E il sindaco, l’assessore Abbonato e tutta l’Amministrazione come reagiscono, anche di fronte all’intervento indignato di consiglieri comunali del IDV e ad una interrogazione da essi presentata? Con il silenzio, con l ‘indifferenza, con generiche parole di interessamento poi sempre smentite dai fatti.  Ed intanto la famiglia Furnari deve vivere  le angherie, le minacce, le aggressioni  con il completo abbandono delle istituzioni. Il Sindaco ci costringe a constatare che, in questa Città,  i cittadini onesti possono morire per “SPREGIO” e che i beni confiscati alla mafia possono divenire merce di tacito “scambio”.

Intanto abbiamo notizia che uno dei legali della famiglia stà investendo della incredibile vicenda il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Repubblica ed il Presidente dell’Agenzia per i beni confiscati alla mafia, tutti a Roma, chiedendo il commissariamento ad acta del Comune su questa vicenda. Ci attendiamo un immediato provvedimento dell’Amministrazione comunale, che ha rifiutato di rilasciarci una dichiarazione sulla vicenda, che risolva immediatamente questo drammatica vicenda. E ci riproponiamo di estendere la nostra indagine a tutta la spinosa questione della gestione comunale dei beni confiscati alla mafia.

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Redazione

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