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Assistenza ai disabili? “Meglio” se muoiono

Assistenza ai disabili? “Meglio” se muoiono
Marzo 02
15:42 2017

Caso disabili in Sicilia: numeri gonfiati, anche i morti godrebbero di assistenza

La polemica esplosa ieri e amplificata su scala nazionale rischia di essere, a un’analisi attenta uno di quei tanti scoop giornalistici fatti senza opportune verifiche, tanto per dare l’immagine di comuni. Nel nostro caso sono citati Partinico e Misilmeri, che danno assistenza a un numero di disabili ben più alto di quello comunicato dalle ASP, ovvero tanto per assimilare “i furbetti del cartellino”, di cui tanto si parla, ai “furbetti del carrozzino”, ma è un’equazione che non regge, perché quelli che timbrano cartellini fasulli stanno bene, mentre la quasi totalità di quelli che stanno sulle sedie a rotelle è seriamente malata.

Nel dettaglio sarebbe di 110 su 47 il numero di Misilmeri e di 151 su 57 il numero di Partinico. Tutto questo non vuol dire niente, soprattutto se si tiene conto che la Regione non ha ancora erogato i fondi del 2016 per consentire l’assistenza e che le varie cooperative che si occupano di questo campo debbono ancora pagare competenze e giornate di lavoro agli operatori socio sanitari che hanno lavorato nei mesi passati, con l’aggravante che alcuni continuano a farlo ancora gratuitamente, sperando che qualcosa arrivi o non avendo il coraggio di abbandonare a se stessi i malati che sono stati loro affidati. Ciò premesso è opportuno chiarire che gli elenchi dei disabili sono trasmessi dall’ASP, dopo che l’accertamento della disabilità è stato sottoposto a severe visite di controllo, ad opera di Commissioni nominate all’uopo, ognuna delle quali emette le sue decisioni, alle quali si può prestare ricorso. In altri tempi quella di avere una disabilità parziale o totale era una sorta di cattiva abitudine, legata al fatto che si poteva spesso avere la possibilità di una sorta di canale privilegiato grazie ad appoggi presso i componenti della commissione, dietro cui stava un apparato politico che chiedeva voti in compenso. Negli ultimi anni i freni si sono stretti, anche se  non mancano casi di non vedenti che vanno a fare la spesa o di paraplegici che vanno a giocare a pallone. Ogni tanto se ne becca qualcuno. Non mancano anche casi di morti che risultano vivi, in quanto i parenti non si sono presi la briga di comunicare all’INPS la morte del caro estinto. Ma questo, al contrario di quanto i giornali vogliono far credere, non deve scandalizzare nessuno, perché prima o poi questi casi sono accertati e coloro che hanno ricevuto i soldi illecitamente devono restituirli sino all’ultimo centesimo. Il punto sta nel valutare se al numero indicato dall’ASP i comuni ne abbiano aggiunto qualche altro, ma prima di gridare allo scandalo, anche su questo c’è da valutare se dall’atto di presentazione della domanda e poi dell’esito della visita non siano intervenuti peggioramenti delle condizioni, se nell’intervallo tra la domanda e la visita i malati non abbiano presentato condizioni di disabilità tali da giustificare una forma, anche provvisoria di assistenza e se, tra quello che ha deciso la commissione, la quale spesso non rischia e si attiene a diagnosi generiche, aspettando il ricorso, e quello che è l’autentico stato dei fatti, non ci sia bisogno di prestare un qualsiasi aiuto, doveroso da parte di chi governa una comunità.

È vero che, proprio su questo si possono aprire delle maglie, ma è lì che è opportuno, anzi obbligatorio il ricorso alla magistratura e l’accertamento di eventuali truffe o di privilegi non spettanti. Pif ha avuto tutte le ragioni a chiedere a voce alta a Crocetta una politica più rispettosa nei confronti dei disabili, e Crocetta non può scaricare tutto sui comuni: troppo facile prendersela con i sindaci, che, in questa vicenda fanno da passacarte di quanto deciso dall’ASP e dalla Regione. Conclusione: tanto rumor per nulla.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.