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I cento padroni di Palermo

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di Giuseppe Fava (“I Siciliani”, giugno 1983)

[…] Ecco: qui diventa perfetta la storia di Piersanti Mattarella, da raccontare tuttavia con umana sincerità affinché ognuno possa capire le cose come veramente accaddero e quindi trarre una ragione, un cifrario per le cose che continuano ad accadere.
Piersanti Mattarella, il cui personaggio oramai è entrato nella leggenda politica siciliana dell’ultimo decennio, era figlio di Bernardo Mattarella, padrone della Sicilia occidentale, quando Palermo ancora ammetteva un solo padrone. Saggio e collerico, amabile e violento, culturalmente modesto, ma irruento parlatore, Mattarella non disdegnava alcuna alleanza potesse servire al potere del suo partito ed a quello suo personale. Non aveva scrupoli. Se parte dei suoi voti provenivano dai ras delle province mafiose, che ben venissero, erano egualmente voti di cittadini italiani. E se quei grandi elettori chiederanno un favore in cambio, Bernardo Mattarella (come si suole dire) non si faceva negare. Contro di lui dissero e scrissero cose terribili, ma in realtà non riuscirono a provare praticamente niente, se non che la sua potenza, appunto per questa assenza di testimoni contrari, era perfetta.
Il vecchio Mattarella aveva eletto il figlio Piersanti, suo delfino ed erede, lo avvezzò al potere con la stessa puntigliosa prudenza, la medesima pignoleria, che la regina madre usa di solito per il principino di Windsor: prima buon studente, poi eccellente cavallerizzo, ufficiale della marina imperiale, un matrimonio di classe regale, un viaggio per tutto il Commonwealth ad affascinare sudditi. Al momento opportuno il trono. Piersanti era alto, bello, intelligente, amabile parlatore, ottimo laureato, viveva a Roma, parlava con buona dizione. Era anche un uomo molto gentile ed infine aveva una dote che poteva essere un difetto: era candido. O forse fingeva di esserlo.
Quando il padre ritenne il momento opportuno, lo fece venire a Palermo perché fosse candidato al consiglio comunale. Il Comune di Palermo è una palestra politica senza eguali, nella quale si apprendono tutte le arti della trattativa per cui l’affare politico è sempre diverso da quello che viene, ufficialmente discusso, e si affinano le arti della eloquenza per cui si dice esattamente il contrario di quello che è, anche gli avversari lo sanno e però fanno finta di non saperlo, e quindi l’oratore riesce a farsi perfettamente capire senza destare lo scandalo dei testimoni. Piersanti imparò quanto meno a capire quello che gli altri dicevano. Poi venne eletto dall’assemblea regionale siciliana, dove in verità – provenendo i deputati da tutte e nove le province dell’isola, le arti sono più grossolane, ci sono anche la cocciutaggine dei nisseni, la imprevedibile fantasia dei catanesi, la finta bonomia dei siracusani, tutto è più facile e difficile, e tuttavia anche qui Piersanti Mattarella fu diligente e attento. Valutava, ascoltava, sorrideva, imparava, giudicava. Venne eletto assessore alle finanze. Fu in quel periodo che vennero confermati gli appalti delle esattorie alla famiglia Salvo.
Esigere le tasse può sembrare odioso, e tuttavia è necessario, consentito, anzi preteso dalla legge. L’esattore deve essere avido, preciso e implacabile. I Salvo erano perfetti. Il loro impero esattoriale si estendeva da Palermo a Catania, un giro di centinaia di miliardi, forse migliaia. C’era una bizzarra clausola nell’accordo stipulato fra gli esattori Salvo e l’assessore regionale: cioé gli esattori avevano facoltà di scaglionare nel tempo i versamenti. Premesso che la Giustizia impiega magari due anni per riconoscere un’indennità di liquidazione a un povero lavoratore, ma ha una capacità fulminea di intervento contro lo stesso poveraccio che non paga le tasse), gli esattori Salvo avevano il diritto di esigere subito le somme dovute dai contribuenti, epperò la facoltà (detratte le percentuali proprie) di versare a scaglioni le somme dovute alla Regione. Praticamente per qualche tempo avevano la possibilità di tenere in banca, per proprio interesse, somme gigantesche. Non c’era una sola grinza giuridica. Avevano fatto una proposta e la Regione aveva accettato.
Infine Piersanti Mattarella venne eletto presidente della Regione. E improvvisamente l’uomo cambiò di colpo. Aveva studiato tutte le arti per diventare Mazzarino e improvvisamente divenne Pericle. Indossò tutta la dignità che dovrebbe avere sempre un uomo; dignità significa intransigenza morale, nitidezza nel governo, onestà nella pubblica amministrazione. Piersanti Mattarella fu capace di pensare in grande e pensare in proprio. Figurarsi la società palermitana degli oligarchi, i cento padroni di Palermo. Come poteva vivere un uomo così, e per giunta vivere da presidente? Nessuno capirà mai se Mattarella venne ucciso perché aveva fermato una cosa che stava accadendo, oppure perché avrebbe potuto fermare cose che invece ancora dovevano accadere.

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Redazione

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  • Spiegatemi cosa c'entra la foto di Sergio Mattarella in un articolo del 1983 dal titolo i 100 padroni di Palermo che parla dl padre e del fratello ?

    • Da l'idea di come nasce io percorso politico di questo personaggio,o pensi che nasca tutto per caso?

    • Da l'idea di come nasce io percorso politico di questo personaggio,o pensi che nasca tutto per caso?

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    • Da l'idea di come nasce io percorso politico di questo personaggio,o pensi che nasca tutto per caso?

    • È ovvio, direi banale, che la storia sociale, politica e culturale caratterizzi ognuno di noi ma non mi sembra che un articolo di oltre 30 anni fa aiuti a capire il significato dell'elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. Ciò soprattuto se l'articolo parla del padre e del fratello e non di lui. Inoltre non mi sembra il massimo della correttezza pubblicare la foto di Mattarella su un articolo dal titolo i 100 padroni di Palermo. Magari qualche informazione sul suo percorso politico, sul suo lavoro alla Corte Costituzionale, sulle sue scelte politiche sarebbero più utili.

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    • È ovvio, direi banale, che la storia sociale, politica e culturale caratterizzi ognuno di noi ma non mi sembra che un articolo di oltre 30 anni fa aiuti a capire il significato dell'elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. Ciò soprattuto se l'articolo parla del padre e del fratello e non di lui. Inoltre non mi sembra il massimo della correttezza pubblicare la foto di Mattarella su un articolo dal titolo i 100 padroni di Palermo. Magari qualche informazione sul suo percorso politico, sul suo lavoro alla Corte Costituzionale, sulle sue scelte politiche sarebbero più utili.

    • Il fatto che non ci arrivi a cogliere cosa c'entra questo articolo spiega benissimo perché voti chi voti.

  • Secondo me quest'articolo è una bufala bella e buona.
    Innanzitutto Pippo Fava non avrebbe mai scritto in una lingua italiana alla quale una professoressa delle medie inferiori avrebbe dato un tre meno meno; anacoluti, coesistenza di imperfetto e passato remoto negli stessi periodi, frasi mancanti di soggetto, o predicato verbale, o complemento oggetto...
    Questo articolo è stato scritto da un autodidatta poco diligente della lingua italiana.
    E poi quel paragone sulla regina madre che alleva il principino di Windsor, semplicemente da risate grasse...
    Prima di tutto il principino di Windsor è il nipote, e non il figlio della regina madre d'Inghilterra.
    Il potere lo detiene la figlia della Regina Madre, che è la Regina.
    E poi tutti (tranne l'estensore di questa ridicola bufala), sanno che in Inghilterra il potere non è detenuto dalla Corona, bensì dal Parlamento, in quanto la Gran Bretagna è una monarchia parlamentare.
    Insomma, Pippo Fava non avrebbe mai e poi mai scritto fregnacce così ridicole; questo minestrone di scemenze è una bufala con la B maiuscola, ed è riuscita pure molto male..

  • Bernardo Mattarella (il padre) ebbe incarico dalla DC nazionale (anni 1948 e oltre!) di recuperare i voti dei "secessionisti" siciliani (MIS) in via di dissolvimento ma che avevano preso 4 deputati alle ultime elezioni nazionali. Bernardo Mattarella era molto spregiudicato e da sottosegretario poteva piazzare impiegati alle Ferrovie/Poste a suo piacimento e agevolare pratiche nei ministeri/assessorati, senza preoccuparsi troppo di chi le sollecitava. L'operazione fu portata a termine ma molti del MIS si orientarono verso formazioni di estrema destra. I suoi figli sono stati diversi per carattere e moralità. Piersanti era un uomo forte e deciso. Un combattente nato. Un guerriero senza paura. Sergio era quello destinato ad una carriera accademica. E' stato un apprezzato professore universitario ma nessuno dei suoi allievi lo ricorda come un rivoluzionario! Sergio è anche un cattolico integralista. E questo non è positivo per un Presidente della Repubblica di uno stato pieno di tante religioni in circolazione nel paese.

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