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Domande di verità e giustizia

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La riforma della giustizia e responsabilità civile dei giudici due taboo da sfatare e affrontare

In questi giorni Arrivano notizie su assoluzioni di politici condannati in primo grado e assolti in appello o di politici che, a causa dell’eccessivo tenore mediatico dei processi di cui sono stati oggetto, sono stati macchiati e tracciati per sempre nonostante la loro successiva e comprovata innocenza.
In questi giorni si è parlato anche di errori giudiziari e di ingiuste misure di prevenzione patrimoniale applicate con leggerezza da alcuni tribunali, che avvalendosi della collaborazione di alcuni amministratori giudiziari voraci, hanno distrutto immensi patrimoni non sempre di provenienza illecita con un danno alla collettività spropositato.
A questo punto la domanda che vi poniamo è questa: vi è mai arrivata notizia di un giudice che ha pagato per i suoi errori? Perché la magistratura quando si parla di responsabilità dei giudici viene difesa da una imponente levata di gli scudi? Forse perché talvolta manda in disgrazia le persone senza pagarne le conseguenze? Perché quando un magistrato sbaglia non deve pagare? Perché già sa che la legge a priori lo garantisce?
Avete mai sentito parlare di giusto processo? Quello che per intenderci è scritto in calce nell’articolo 111 della nostra carta costituzionale? I primi due commi dicono pressappoco così…
“La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata”.
È di oggi una notizia di una sentenza emessa dopo ben 23 anni , stiamo parlando di quella emessa dallaCorte d’Appello di Agrigento contro il collaborante Antonio Pitrolo, di Niscemi, per l’omicidio di Angelo Montani, risalente al 9 novembre del 1991, e maturato nell’ambito di una guerra di mafia; per Pitrolo, 14 anni di reclusione.
Anche se con gran ritardo, alla sentenza si è arrivati grazie alle dichiarazioni del pentito che ha chiamato in correo 4 presunti complici e il presunto mandante nel frattempo deceduto. Il pm Giuseppe Fici aveva chiesto la condanna a 8 anni.
Il processo in questione è andato a buon fine e le giuste domande di verità e di giustizia hanno entrambe trovato riposta. Ma quanto è lecito attendere in un paese il cui tasso di litigiosità e le cui ataviche lungaggini processuali scoraggiano talvolta i cittadini a far tuttelare i propri diritti per il rischio di finire la propria vita prima del fine del processo?
La legge, quella bendata con la bilancia, quelle che dovrebbe essere uguale per tutti, l’avete presente? Per molti, anzi per troppi non è uguale, è solo sinonimo di ingiustizia e di domande di verità che forse non troveranno mai risposta. Come quelle dei familiari delle vittime delle varie stragi di stato senza un mandante o quelle del padre dell’agente agostino ucciso dallo stato, o ancora le centinaia di domande di giustizia e verità di quanti sono stati ingiustamente processati dal tribunale per le misure di prevenzione di palermo e che con troppa leggerezza hanno visto distruggere patrimoni interi talvolta favorendo l’ascesa di gruppi mafiosi in alcuni segmenti strategici del mercato.
Forse stiamo diventando solo logorroici e ripetitivi ma fin quando questi interrogativi non troveranno riposta noi saremo qui a porli. Vorremmo andare oltre i soliti schemi di indipendenza minacciata della magistratura. La magistratura non è indipendente, esiste quella rossa esiste quella blu ed esiste un tasso di discrezionalità tale nell’operato dei giudici talvolta necessario che però se mal adoperato può causare ingenti danni allo stato e a alla collettività. Per questi danni qualcuno deve rispondere. Qualcuno deve rispondere, lo ripetiamo acora una volta alle troppe domande di verità e giustizia ancora senza una riposta, non fosse altro per dare ancora un senso al contenuto della nostra costituzione.

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Redazione

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