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Qualcuno diceva “distinguere per non confondere”

Qualcuno diceva “distinguere per non confondere”
Gennaio 08
15:15 2015

Attentato a Charlie Hebdo: tra strumentalizzazioni e politica della paura

Ore 11.30 del mattino, mercoledì 7 gennaio. Due uomini armati entrano nella redazione parigina della rivista satirica “Charlie hebdo” e aprono il fuoco. Dodici morti, nel nome di Allah e di Al Queda, dice una superstite. Commozione, paura, rabbia. Si parla di un “salto di qualità del terrorismo in Europa”, altri richiamano lo scontro di civiltà di Hungtinton e altri ancora pregano di non confondere Islam e fondamentalismo religioso. Lupi solitari che agiscono per ammirazione dello stato islamico o legati a organizzazioni più diffuse? Bisogna aver paura di altri attacchi? Charlie Hebdo era già stato minacciato numerose volte dagli estremisti islamici, per le vignette satiriche che colpivano indiscriminatamente cristiani, musulmani, e Profeti: un attentato alla libertà di espressione che nient’altro faceva se non far riflettere tramite le risate. I giornali compiangono i colleghi assassinati e ribadiscono che la violenza propagandata dall’Isis verso il mondo dell’informazione, tramite le esecuzioni di numerosi giornalisti inglesi e americano non fermerà il loro dovere di informare, fare inchiesta, interviste, e disegnare. Anche vignette considerate irriverenti. Perché la libertà d’espressione è sacra.

Ma come al solito in Italia anche un attacco terroristico e omicida si trasforma in oggetto di campagna elettorale. E confonde clandestini, Stato Islamico, terrorismo, islam. Un grosso calderone che mescola tutto solo al fine di creare una cosa: paura. Gasparri, vicepresidente del Senato, chiama alle armi: basta ai barconi, basta pagare riscatti. Usiamo quei soldi per finanziare raid militari contro le “centrali del terrorismo”. Maroni che chiede la sospensione del trattato di Schengen e il solito Salvini che inneggia a bloccare l’invasione clandestina in corso. Onorevole Salvini, i due presunti terroristi islamici di Parigi parlavano perfettamente francese, erano francesi. I vari attentati degli ultimi mesi in territorio europeo sono stati compiuti da cittadini residenti, anche se appartenenti a minoranze etniche e religiose. Forse bisognerebbe impegnarsi di più nell’integrazione delle minoranze invece che sottolinearne le differenze e, riferendosi ai clandestini musulmani, smetterla di tacciarli come invasori. Non si è ancora visto un terrorista arrivato sui barconi che approdano a Lampedusa. Ma si sono visti numerosi europei, soprattutto di nazionalità francese, partiti per combattere la jiad in Siria. Perché, è la domanda. Nati e cresciuti in territorio europeo, hanno scelto liberamente la guerra “santa”. Corrotti dalla propaganda religiosa su internet, probabilmente; ma forse anche spinti da situazioni disagiate, di discriminazione, situazioni che hanno fomentato la loro rabbia e l’odio. Queste dinamiche sono pericolose: molto più dei clandestini e dei barconi. Anche Daniela Santanchè spinge nella direzione del segretario leghista, e chiede all’Italia di smetterla “di fare circolare ondate di clandestini e di rifugiati politici sul nostro territorio”. Salvini rincara “Se MASSACRO di #Parigi sarà confermato di matrice ISLAMICA, è chiaro che ormai abbiamo il nemico IN CASA. #StopInvasione, subito!”. Il consigliere comunale di Forza Italia a Milano Andrea Mascaretti chiede al ministro dell’Interno Alfano di impedire l’apertura di nuove moschee. A tutto ciò risponde il Viceministro degli affari esteri Pistelli, chiedendo di far attenzione alle parole, e di non confondere: “l’Islam è una grande religione, portatrice di cultura: il tumore maligno del califfato ed il suo fondamentalismo non è da confondere con l’Islam.”


Distinguere per non confondere, diceva il pacifista Danilo Dolci. È ciò che si chiede al mondo della politica, per non strumentalizzare attentati terroristici come quello di Parigi. Non è l’Islam che chiede di assassinare vignettisti, giornalisti, cittadini inermi, non è l’Islam che lancia parole d’odio verso il mondo e la cultura occidentale. Sono gli estremisti, fondamentalisti fomentati dall’odio e dalla rabbia, sentimenti spesso nati da situazioni di disagio e strumentalizzati attraverso un educazione estremista radicale. Anche in America, da mesi, numerosi esponenti repubblicani fanno campagna elettorale colpevolizzando il governo di Obama di non proteggere il popolo americano dai terroristi e chiedendo maggior controllo alle frontiere. La paura cresce, e si radicalizza. Ma il famoso “scontro delle civiltà” non nasce dal nulla, e può essere solo aiutato e spinto da questo terrorismo psicologico. Distinguiamo. Non confondiamo.

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Monica Cillerai

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