Telejato

Il veterinario Giambruno

Giambruno

Il veterinario Giambruno
Dicembre 10
15:41 2015

 

Siamo nell’agosto 2002. Presso il Distretto veterinario di Partinico arriva una minacciosa lettera firmata da Leonardo Vitale, un mafioso condannato all’ergastolo e per anni, assieme al fratello Vito, capo della cosca di Partinico con il soprannome “Fardazza”.

La lettera è inviata al veterinario dott. Fiore e val la pena riportarla:

Viterbo 01/08/2002

Gentilissimo dottore veterenà Fiore, chi le scrive è il signor Leonardo Vitale. Le scrivo per la mia impossibilità di venire in prima persona e ne approfitto scrivendoci. Sono venuto a conoscenza tramite cronaca che lei è il veterinaio del U.S.L. di Partinico e ne sono a conoscenza che più volte si è recato presso l’azzienda di Qualquarnera per dei controlli: giustamente ordinando ha più riprese l’abbattimento di animali spessissimo sanissimi prendendosi gioco per le loro disgrazie di donne. Ora io ha lei non lò mai visto nè incontrato ma conosco benissimo dico benissimo il suo nome. Sappi che in questi anni si fanno molti sacrifici per allevare una mucca e quanti ne sono morti per la siccità. Poi arriva lei . approfittando quelli che si riesce ha fare vivere li fa abbattere dicendo che la decisione la presa Roma e questo non solo che è poco serio ma neanche onesto. Ora passiamo agli animali. Giorni fa mià fatto abbattere 10 mucche sanissime e li spiego perché sono sane e lei non è un veteraio bensi un calzolaio. Allora una mucca con la brucellosa non riesci ha partorire ma ha 5-6 mesi abortisci. Questa è la prima: con il tempo possono pure partorire ma la malattia si è già incubata perciò non è più infettiva. Nel mio caso le mucche mi erano partorito da poco e tutti sanissimi. Passando a quelli tubercolosi impari bene che oggi questa malattia si cura in breve tempo una volta curate sono pulite ora non è la prima volta che succede di abbattere animali sani.

La prego che ci sia la possibilità quanto meno di un controllo ai parti. Se poi lei ha preso delle impegni che le devi abbattere tutti e dobbiamo chiudere e cambiare mestieri sappi che noi viviamo con questi animali e in questo periodo sopravviviamo con loro. Trovi l’onestà di fare le cose oneste e non distrugga i nostri animali e noi nello stesso solo per dimostrare a qualcosa ha qualcuno.   

Vitale Leonardo.

In quel momento Fiore è in ferie ed è sostituito dal collega Militello Vito che consegna la lettera al dott. Paolo Giambruno, direttore del dipartimento di prevenzione veterinario di Palermo, da cui dipende Partinico. Giambruno, dopo un colloquio con il Procuratore aggiunto Alfredo Morvillo, trasmette la lettera all’Autorità Giudiziaria. Si apre un processo nei confronti del Vitale, che è condannato, grazie alla testimonianza di Giambruno, il quale ha disposto anche che la ASL si costituisse parte civile. Per tutelare Fiore e non esporlo a ritorsioni Giambruno effettua una serie di controlli presso l’allevamento dei Vitale, con l’intervento dei Carabinieri e dispone l’abbattimento di un notevole numero di capi infetti da tubercolosi e brucellosi.

Nel 2011 Giambruno, parlando per telefono con la sua segretaria Caterina Li Citra, la informa di stare sistemando le carte del suo ufficio e di avere trovato la pratica del Vitale: nel corso del colloquio, parlando del vecchio caso, dice: “Purtroppo…io sono fatto così…non è che potevo farglielo ammazzare”. Giambruno non sa di essere intercettato e quella frase segna la sua condanna, nel senso che, anziché farne una lettura tipica del linguaggio siciliano comune, gli acuti investigatori della Digos Bianco Salvatore, ispettore capo, Battaglia Giuseppe, sostituto commissario e E. Di Giannantonio leggono che Giambruno avrebbe effettuato “un diretto intervento” con il boss per evitare che il collega fosse ucciso, e perciò “il Giambruno intrattiene rapporti con esponenti della consorteria mafiosa, non si spiegherebbe altrimenti l’inciso: “Glielo dovevo fare ammazzare…”. Si apre un’indagine da parte dei p.m. Bevilacqua e Ferrara, si omette di prendere in considerazione il ruolo di denunciante e non di colluso del Giambruno, viene disposto il sequestro di documenti presso l’ufficio di Giambruno, ma questi documenti che attestano la correttezza del comportamento del veterinario, stranamente non vengono depositati in Procura.

Dopo un processo in cui i giudici parlano di “integrazioni colorate da una lettura, da parte della P.G. non particolarmente calzante col materiale indiziario” e affermano che “è stato il procedimento in sé a fungere da ricettacolo per una serie di vicende più o meno strampalate, la cui rilevanza penale è sembrata dubbia sin dal principio”, viene disposta l’archiviazione con la nota che “la notizia di reato (formulata dalla Digos) non può essere ulteriormente ed utilmente investigata se non sotto il profilo di un grave atto calunniatorio”. La Digos non si ferma, auspica e sollecita che Giambruno “sia messo nella condizione di non nuocere”, mentre Giambruno denuncia (9.10.2015) i tre funzionari della Digos per falso e calunnia in suo danno. Poi, l’8 aprile 2015 scatta il sequestro preventivo del patrimonio di Giambruno, nel frattempo diventato Direttore del dipartimento di prevenzione veterinaria dell’ASP e presidente dell’ordine dei veterinari di Palermo, nel corso di un’operazione che coinvolge altre 29 persone, con l’imputazione di concussione, abuso d’ufficio, falso e truffa aggravata, rapporti col mafioso carinese Salvatore Cataldo. Il sequestro riguarda conti correnti, titoli bancari, Penta Engineering Immobiliare srl con sede a Palermo, Unomar Srl di Carini, Marina di Carini srl con sede legale a Palermo.

Gli intrecci economici tra Cataldo, Giambruno e alcuni familiari del direttore veterinario sarebbero stati ricostruiti attraverso documenti sequestrati, atti di compravendita di beni mobili e immobili, cessione di quote societarie, verbali di assemblee, atti costitutivi e statuti di società che si occupano di compravendita immobiliare e vendita di barche, documentazione finanziaria e bancaria ecc. Soprattutto nel settore di restauro e vendita di barche usate, dove Giambruno aveva investito somme considerevoli, si trovano nei guai, assieme a lui due soci che, per la solita teoria della transitività mafiosa, sono coinvolti nel sequestro e perdono tutto, così come lo stesso Giambruno, il quale cerca oggi ostinatamente una riabilitazione della propria dignità.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.