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Terrasini: Il ritorno del “pizzo”

Terrasini: Il ritorno del “pizzo”
Gennaio 14
18:00 2015

Tre “bravate” in una notte sono davvero troppe

Quella alla tabaccheria è certamente un tentativo di sabotaggio che, nella migliore delle tradizioni mafiose, lascia supporre una “spinta” per accettare una richiesta di pizzo, ma nella stessa scia potrebbe inserirsi il gesto contro la farmacia Lombardo, mentre l’attentato di via Ruffino dovrebbe essere rivolto a qualcuno degli abitanti del palazzo: noi non sappiamo chi, ma uno di quelli che ci abitano, lo sa benissimo.

E infine a Cinisi: se sommiamo il tutto con i precedenti due attentati alla parruccheria di via V.E.Orlando e all’ I-club , l’ipotesi di qualche nuovo “cancaruni”, cioè di qualche boss in cerca di spazio e di soldi, che abbia deciso di instaurare il suo controllo sulle attività economiche di una zona che da Carini arriva a Terrasini, o addirittura a Balestrate, dove poco tempo fa si è verificato un altro di questi attentati, sembra la più probabile.

Alcuni esperti sociologi locali si sono affrettati a negare questa ipotesi ripiegando su atti di vandalismo, su bravate di ragazzi, atti di piccola delinquenza e altre stupidaggini di questo tipo. Per favore! Davanti al risveglio di queste forme di violenza, tipicamente terroristiche, con metodi intimidatori, ci sono evidentemente richieste estorsive e non c’è da scherzare o cercare diversioni che finiscono con la solita becera conclusione: “la mafia non c’entra”. E’ vero che i mafiosi non hanno bisogno di difensori d’ufficio, ma chissà perché, li trovano sempre, anche se non richiesti. Se vogliamo dare una chiave di lettura più ampia, potremmo cominciare col dire che Terrasini è stata sempre considerata dai vertici di Cosa Nostra “zona franca” o “zona grigia”, in cui si sono nascosti i più grossi latitanti mafiosi, da Bernardo Provenzano, a Totò Riina, a Calogero Ganci, a Sandro e Salvatore Lo Piccolo: di molti altri non si hanno notizie certe, ma sono noti frequenti incontri e summit mafiosi nei principali alberghi della zona. Con la fine della cosca Badalamenti , a Cinisi hanno continuato a circolare una serie di losche figure legate ai Di Trapani, e quindi ai Lo Piccolo, da Targia a Palazzolo Malumerru, mentre Terrasini, rimasta indenne dalla guerra di mafia, ha continuato a restare sotto il controllo della locale famiglia dei D’Anna che hanno subito sequestri di beni, dati in amministrazione giudiziaria o affidati al Comune, arresti, condanne e avuto assoluzioni, ma hanno continuato nella loro linea di scelte imprenditoriali con investimenti in attività commerciali, alla ricerca di una facciata pulita. E rimasta nella memoria dei Terrasinesi la presunta amicizia tra i D’Anna e il maresciallo Lombardo, poi suicida, il che ha lasciato sempre pensare a sotterranei rapporti di collaborazione, ma senza che ci sia qualcosa che potrebbe dimostrarlo. Escludiamo che la locale “famiglia”, composta da gente esperta, possa andare a tirare una molotov alla caserma, così come si può escludere qualsiasi richiesta di pizzo che venga da quella parte, dal momento che nella zona, più che a un pizzo in denaro si è proceduto, anzi si ipotizza che si sia proceduto, alla consegna gratuita di merce al boss richiedente.

A questo punto è facile pensare a un nuovo boss che, magari servendosi di alcuni ragazzotti che al lavoro, che comunque non c’è, preferiscono i soldi facili, abbia deciso di imporre il suo controllo su un territorio che, attraverso la “movida” notturna, la vecchia “febbre del sabato sera”, attraverso i suoi numerosi piccoli locali di ristorazione e sbronze, attraverso, si presume sempre, qualche buon giro di sostanze stupefacenti, nella crisi generale si ritrova ancora con qualcosa da spremere. Qualche giornale online, interpretando male il comunicato di solidarietà ai carabinieri dell’Associazione Impastato, ha parlato di guerra di mafia: nessuna guerra. La guerra va fatta tra due o tre contendenti e, nel nostro caso sembra che non ci siano contendenti. I casi sono due: o i vecchi mafiosi locali “si sono messi la testa a posto” e preferiscono lasciar fare, senza immischiarsi, purchè siano lasciati in pace, o i nuovi guerrierini della notte e colui o coloro che li manovrano agiscono con il loro consenso. In ogni caso la situazione è poco piacevole e la zona rischia di trasformarsi in un teatro di guerra, soprattutto nelle ore notturne. Con la pochezza di mezzi e uomini le forze dell’ordine difficilmente possono realizzare un pieno controllo del territorio. E a questo punto dovrebbe scattare la collaborazione delle vittime degli attentati per mandare al fresco i loro esattori. Ma è ancora presto per parlarne.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.