Telejato

Scorta per un bimbo di 9 anni minacciato da un boss mafioso

Scorta per un bimbo di 9 anni minacciato da un boss mafioso
Maggio 15
10:29 2015

Fino alle stragi del ’90, per le cosiddette questioni d’onore, i boss mafiosi decretavano all’interno dei rispettivi clan che i bambini non andavano toccati nemmeno con un dito, perché rari e preziosi;

anche se, in seguito, alcuni avvenimenti ci hanno dimostrato che non sempre questa scelta è stata rispettata, ne sono delle prove gli omicidi dei piccoli Giuseppe Letizia e Giuseppe Di Matteo, vittime di un sistema che si celava tra i silenzi e le paure popolari.

La storia dei giorni nostri ci ha parlato anche di tante minacce a giornalisti e magistrati, per esempio. Quella di cui vi parliamo oggi è una vicenda che va oltre ogni limite dell’immaginabile e oltre ogni preconcetto: un bimbo di 9 anni finisce assieme al padre – un pubblico ministero – e tutta la sua famiglia, sotto il mirino di un mafioso, che ordina dal carcere la loro uccisione.

‹‹Mancu a semenza ave a ristari (neanche il seme deve restare, ndr)›› – queste le parole del boss, che continua parlando al compagno di cella e riferendosi al procuratore: ‹‹Se c’è il figlio maschio con lui, ancora meglio››.

Il giudice avrebbe sventato il piano del mafioso siciliano che voleva diventare un falso pentito per evitare un nuovo arresto.

Adesso il PM, assieme ai suoi due figli e la moglie, dovranno vivere sotto scorta anche quando si muovono autonomamente: a scuola, in gita, al parco con gli amici, al bar per mangiare un gelato. Una decisione applicata dal comitato per l’ordine e la sicurezza.

Sull'autore

Danilo Daquino

Danilo Daquino