Telejato

Quando l’antimafia diventa peggio della mafia

Pino Maniaci

Quando l’antimafia diventa peggio della mafia
Ottobre 24
15:00 2015

La tempesta abbattutasi sul Tribunale di Palermo, i processi infiniti e le vittime di un sistema di dubbia legalità. Sequestri preventivi fondati su errori, interpretazioni di legge e applicazione a uso e consumo della Saguto e Company, processi con tempi infiniti e ombre sull’amministrazione giudiziaria dei beni sequestrati.

È quello che si può definire il lato oscuro dell’antimafia, quello che fa male e colpisce al cuore di chi crede negli ideali di giustizia e legalità. Qualcosa di troppo grande per essere compreso dal comune cittadino che confida fedelmente nell’antimafia, appena percepito da chi ne vive le conseguenze, risaputo invece per chi è dentro al sistema malato e ne fa indirettamente parte.

È l’antimafia che si macchia di corruzione e abusi d’ufficio, quella che ha fatto tremare Palermo e la sua struttura giudiziaria.

“Tutti sapevano” è la mesta dichiarazione che più sconvolge, poiché significa “omertà”, che grandi eroi come i giudici Falcone e Borsellino hanno voluto combattere in una terra in cui “l’onore” vale più della propria dignità.

C’è chi sa e non parla, difficile separare i moventi della paura e della consapevolezza di non poter far nulla contro un sistema tanto potente, e chi invece grida a gran voce.

Ebbene, noi di Telejato l’abbiamo fatto, abbiamo gridato in tutte le sedi il malaffare di una certa antimafia; la nostra battaglia ci è costata aggressioni e minacce di morte. Siamo contro l’antimafia che è mafia, contro l’antimafia amministrata dalla Saguto che nelle pubbliche apparizioni professa legalità e poi, in privato, insulta la memoria e i figli di un magistrato come Borsellino che invece ha pagato con la propria vita la lotta alla mafia, un gesto che è veramente l’emblema della turpitudine etica e morale; e poi fa raccomandazioni, favoritismi e utilizza i beni dello Stato, tra i quali la scorta e le residenze prefettizie, come fossero di sua proprietà.

Tra l’altro per alimentare il circuito che aveva creato, venivano segnalati per essere sequestrati beni e aziende di tanti imprenditori che, già condannati per concorso esterno in associazione mafiosa e già dopo aver subito e scontato condanne e sequestri si sono ritrovati a rispondere di nuovo delle stesse accuse senza giustificare in alcun modo se questi soggetti abbiamo in qualunque modo attualmente contatti con i veri mafiosi, che le forze dell’ordine locali conoscono perfettamente.

E così si sequestrano beni e aziende a qualsiasi titolo venuti a contatto con la persona a cui sequestrare il patrimonio e con motivazioni assurde o inesistenti e prive di alcuna logica; si sequestrano aziende perché il soggetto proposto vi ha svolto attività di lavoro dipendente o perché propri familiari vi hanno prestato attività lavorativa, si sequestrano intere aziende anche se il soggetto proposto possiede una minima quota di partecipazione in quella società, si sequestrano beni, per esempio, che il soggetto proposto ha venduto anche più di vent’anni fà e si sequestrano beni a terze persone, su indicazione dell’Amministratore Giudiziario, sol perché quei beni sono stati presi in affitto dalla ditta sequestrata e così l’amministratore giudiziario non paga più l’affitto.

È questa l’antimafia che amministra i beni per trarne guadagni spropositati e che si avvale di “parentelismi” e favori; è l’antimafia che sequestra in modalità preventiva, operata dalla DIA, al cui interno possiamo segnalare la presenza di funzionari al servizio non dello Stato e della giustizia ma della Saguto per accontentarla nella spartizione e assegnazione dei posti di lavoro agli amici.

Tutto questo ha creato e crea un enorme disagio e dolore ad intere famiglie, un gioco senza fine composto di investigazioni mirate, di sequestri con motivazioni surreali, di proposte fatte ad un Tribunale la cui Presidente non faceva altro che avallare “sic et simpliciter” le assurde e anomale tesi della DIA, di udienze rimandate di mesi e mesi, di anni e anni.

E intanto gli Amministratori Giudiziari ingrassano il sistema creato e gestito dalla Saguto e gli indagati rimangono sospesi in un limbo, e con essi i loro familiari, che a qualsiasi titolo vengono letteralmente cacciati fuori dai posti di lavoro senza stipendio e senza neppure la liquidazione spettante, perché a decidere (di solito sempre in senso negativo) era sempre lei, la regina del malaffare.

Il sistema corrotto da lei creato con la complicità di funzionari della DIA, di cancellieri, di personale giudiziario, di prefetti, di giudici e di amministratori giudiziari guadagna e guadagna ancora di più se i tempi dei processi si distendono, complice la mancata urgenza di giustizia e un’organizzazione giudiziaria da Paese dittatoriale.

Basti considerare che il Tribunale Misure di Prevenzione è l’organo che dispone il sequestro e allo stesso tempo l’organo giudicante. È come se chi svolge le indagini, ad esempio le Procure, allo stesso tempo possano giudicare senza necessità che la funzione di terzietà venga esercitata da un Tribunale, sul quale grava l’onere di valutare le prove offerte sia dall’accusa che dalla difesa.

“Alla faccia della Giustizia”.

Intanto ognuno fa i propri interessi, poco importa del prossimo.

Qualcuno avrà sicuramente le sue fonti alternative, altri (la maggior parte) non potranno che tirare a campare in attesa di un verdetto che, se tutto và secondo i piani, arriverà quando tutti avranno le tasche piene.

Comunque non possiamo che complimentarci per l’alto senso dello Stato dimostrato da Giudici, Prefetti, componenti del CSM, Sottosegretari, funzionari della DIA, Cancellieri…

E poi quei singoli magistrati che in questi giorni, a titolo personale, esprimono il loro rammarico per il populismo che si stà creando contro la loro categoria, dovrebbero, per manifestare il disgusto di comportamenti disdicevoli di loro colleghi, intervenire presso la loro Associazione (ANM) per isolare pubblicamente tutti i soggetti coinvolti nell’inchiesta, senza se e senza ma.

Per concludere noi avremmo una domanda da porre principalmente al signor Presidente del CSM Sergio Mattarella: “Ma la legge è uguale per tutti?”, perché non comprendiamo come mai tutte queste persone a vario titolo coinvolte, partendo da giudici e finendo a funzionari della DIA, si trovano ancora al loro posto e non vengono sospesi da tutte le funzioni pubbliche, perché è chiaro che indossare la toga e svolgere attività, con le accuse che gravano sulle loro spalle, oltre che inopportuno è offensivo per tutti quei magistrati e funzionari che ogni giorno, onestamente, amministrano giustizia.

È urgente, quanto meno, che a chi si sia macchiato di queste gravi accuse vengano sequestrati i beni.

Articolo di 

Pino Maniaci
Pino Maniaci

Volto e voce di Telejato, dal 1999 è impegnato quotidianamente nella lotta alla mafia e contro ogni forma di illegalità.



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