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Perché tanto odio nei confronti di Nino Di Matteo

Foto di Alessandro Regini

Perché tanto odio nei confronti di Nino Di Matteo
Gennaio 02
20:15 2015

Il nostro sembra un Paese normale, ma invece, in materia di lotta alle mafie non lo è affatto.

L’anormalità è modus operandi di una classe politica, alla quale la lotta alla mafia non interessa. Una sorta di quaquaraquismo sciasciano pervade tutti i livelli. Dichiarazioni spocchiose, colorite da frasi ad effetto e pronunciate solo ad uso e consumo per atti ufficiali. E poi, tutto il resto è miseria umana simile a una prosaica scena del nulla, che si ripete da illo tempore. In più occasioni ho urlato la responsabilità oggettiva di uno Stato imbelle, che non ha saputo o voluto combattere seriamente le mafie. L’unica cosa “normale” da annoverare sono i morti ammazzati di poliziotti, carabinieri, giudici e innocenti cittadini. E si! Provate un attimo a soffermarvi e riflettere sui tanti cadaveri, sulle stragi mafiose (senza contare quelle legate al terrorismo) e vi accorgerete che nulla è cambiato. È come se noi italiani fossimo investiti da chissà quale maledizione. Invero non è così, atteso che lo Stato, recente e passato, ci ha abituato alla convivenza forzata coi mafiosi. Me lo ricordo bene, sin da bambino che i mafiosi giravano indisturbati e talvolta sottobraccio al politico di turno.

La mafia, questa parola sconosciuta, non era altro che un’invenzione dei comunisti per danneggiare la Democrazia Cristiana: così scrisse un alto Prelato, all’indomani della strage di Ciaculli, ove perirono sette, tra poliziotti, carabinieri e militari; erano gli inizi degli anni 60. In passato, come adesso c’è l’affannosa dimostrazione che Cosa nostra non esiste più, tant’è che qualche giorno fa Filippo Facci, ha scritto un articolo contro il PM Nino Di Matteo, per dimostrare l’inutilità del processo sulla trattativa Stato-mafia e sul fatto che oramai la mafia non esiste. Anche il dotto e noto giurista Fiandaca, ebbe a dire che la trattativa tra lo Stato e la mafia, era da considerarsi legittima. Ma allora se il processo sulla trattativa Stato-mafia, finirà con sentenza assolutoria, perché si ha paura di Nino Di Matteo? Perché c’è tanto odio nei suoi confronti? In questo accanimento ad oltranza nei confronti di Di Matteo, intravedo una regia non solo di Salvatore Riina, ma anche di personaggi non propriamente “punciuti”. La mia mente, non può che andare al periodo in cui un altro magistrato era sottoposto a minacce e attacchi feroci da parte di benpensanti uomini politici o frequentatori di salotti palermitani e romani. Quel giudice si chiamava dottor Giovanni Falcone. In questo nostro benedetto Paese, dove i silenzi, ammiccamenti e strizzatine d’occhio verso il potere mafioso, sono la consuetudine, ci si accanisce con efferato odio verso un Uomo che sta solo facendo il proprio dovere, ovvero Di Matteo.

Trovo disgustosi i roboanti silenzi di personaggi istituzionali che non sentano la necessità di far pervenire a Di Matteo la necessaria solidarietà. Si, siamo un Paese normale che vive di diversità e l’anomalia viene vista proprio per il lavoro che la Procura palermitana ogni giorno compie. Lo so, in tanti vorrebbero che una cappa di silenzi sulla mafia, ammantasse la città di Palermo: in tanti vorrebbero un ritorno al passato come quando il capo di Cosa nostra, predecessore di Salvatore Riina, era munito di regolare porto d’armi, mentre pure noi picciriddi sapevamo ch’era mafioso. E no! Non si può tornare al passato quando tutti vivevano felici e mafiosi: non si può perchè lo urlano i familiari delle vittime di mafia e lo urlo anch’io per aver perso i colleghi e i magistrati coi quali ho collaborato. Il premier Renzi ha detto che “Matteo”, riferendosi al latitante Messina Denaro, gli toglie il sonno, io invece, dico al premier si preoccupi piuttosto delle minacce di morte indirizzate al PM Nino Di Matteo.Vorrei che un giorno non tanto lontano Nino Di Matteo con la sua la sua famiglia, potesse passeggiare in libertà in piazza Politeama a Palermo e magari gustarsi un gelato piuttosto che un cannolo siciliano. Ovviamente senza che nessuno lo scorti. Allora, potrò dire che la mia Palermo finalmente è priva da condizionamenti mafiosi e che l’Italia finalmente è un Paese normale. Riuscirò a vedere ciò?

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Pippo Giordano

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