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Palermo, sequestrati beni al direttore del dipartimento di prevenzione veterinaria dell’Asp

Palermo, sequestrati beni al direttore del dipartimento di prevenzione veterinaria dell’Asp
Aprile 08
10:31 2015

L’accusa per Paolo Giambruno è di di interposizione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato esponenti di “cosa nostra”

Contestualmente, a coronamento dell’attivita’ investigativa svolta, e’ stato emesso dalla procura di palermo e notificato l’avviso di conclusione indagini nei confronti di 29 soggetti, tra funzionari del citato dipartimento e imprenditori del settore dell’industria alimentare.

Il sequestro dei beni si è svolto stamane tra Palermo e Carini, il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, su proposta della locale Procura della Repubblica, a conclusione della fase delle indagini preliminari, nell’ambito del procedimento penale che vede coinvolte 29 persone tra cui funzionari, dirigenti dell’ASP ed imprenditori del settore alimentare, la cui attività investigativa è stata svolta dalla Digos della Questura di Palermo.

Concussione, abuso d’ufficio e truffa aggravata nell’esercizio delle sue funzioni questi i reati per i quali è stato indagato Giambruno.

Il presidente dell’ordine regionale dei veterinari è anche accusato di aver intrattenuto rapporti con Salvatore Cataldo, detenuto e condannato in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Con il noto esponente della consorteria di Carini sarebbero emersi responsabilità per interposizione fittizia di beni, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare esponenti del sodalizio criminale appartenenti alla famiglia mafiosa di Carini, negli anni che vanno dal 2005 a tutto il 2013.

Le indagini, avviate sul finire del 2010, sono scaturite da una denuncia sporta negli uffici della D.I.G.O.S da parte di un medico veterinario del servizio sanitario pubblico, circa asserite illegalità commesse nella gestione del Dipartimento di Prevenzione veterinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale.

Attraverso diverse intercettazioni sono state deferite all’autorità giudiziaria 29 persone, tra le quali spiccano i nomi di numerosi funzionari e dirigenti del citato dipartimento veterinario, allevatori e amministratori di aziende, per reati che vanno dall’abuso d’ufficio, alla concussione, al falso ideologico, alla truffa aggravata fino al commercio di sostanze alimentari nocive.

Tra gli episodi contestati emergerebbe, tra gli altri, quello concernente i controlli sanitari esperiti dal Dipartimento Veterinario sulla qualità delle carni da destinare al consumo, che avrebbero tutelato gli interessi di un allevatore senza scrupoli che avrebbe voluto commercializzare capi di bestiame infetti. Carni comunque bloccate solo grazie al tempestivo intervento della Polizia GiudiziariaAltri casi riscontrati riguardano false certificazioni rilasciate al fine di consentire ad una azienda di prodotti dolciari di Carini e ad una di prodotti ittici di Lampedusa di poter esportare i rispettivi prodotti all’estero.

I beni sequestrati

conti correnti e conti deposito titoli, intestati al Funzionario ed a suoi familiari;

– l’intero capitale sociale, nonché il complesso dei beni aziendali della società “PENTA ENGINEERING IMMOBILIARE s.r.l.”, con sede legale a Palermo, con cap. sociale €.100.000,00, il cui amministratore unico e’ un familiare del Funzionario;

– l’intero capitale sociale, nonché il complesso dei beni aziendali della società “UNOMAR s.r.l.” con sede legale a Carini (Pa), con cap. sociale €.10.200,00, il cui amministratore unico è un familiare del Funzionario;

– l’intero capitale sociale, nonché il complesso dei beni aziendali della società “MARINA DI CARINI s.r.l.” con sede legale a Palermo, con cap. sociale €.72.531,00 il cui amministratore unico è un familiare del Funzionario.

Tra le numerose società di capitale quella che si sarebbe dimostrata più redditizia sarebbe stata la Penta Engineering Immobiliare s.r.l., nel cui pacchetto societario figurava sin dalla sua costituzione proprio Salvatore Cataldo, attraverso la sua società edile operante sul territorio di Carini. Non è un caso che tutti gli affari nel settore della compravendita immobiliare, sarebbero stati condotti e conclusi nel territorio carinese dove il Cataldo Salvatore esercitava il suo potere quale componente di spicco di quella famiglia mafiosa. Tale rapporto di cointeressenza societaria sarebbe continuato anche dopo che il Cataldo Salvatore, nell’anno 2006, aveva ceduto le quote societarie della Penta Immobiliare al proprio figlio. Circostanza confermata dai numerosi assegni circolari rinvenuti e sequestrati in occasione delle cennate perquisizioni, attraverso le quali è stato possibile accertare che il Funzionario si sarebbe fatto garante nei confronti del Cataldo Salvatore.

Giambruno stando alle indagini avrebbe fatto da garante per le operazioni economiche di Cataldo emettendo diversi assegni per coprirle.

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Redazione

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