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Le guerre di Napoli: i clan, le mattanze e il silenzio

Le guerre di Napoli: i clan, le mattanze e il silenzio
Febbraio 18
14:40 2016

“Dopo Genny par chiu tranquill”. Questa è solo una delle frasi che si sono sentite ripetere dopo l’omicidio camorristico di Gennaro Cesarano, il giovane 17enne del rione Sanità ucciso il 6 settembre 2015. Il problema vero è che a Napoli, dopo quell’omicidio, la situazione è precipitata.

12325378_10205797934450004_514685942_nIn questo periodo Napoli è stata continuamente scenario di vere e proprie faide tra giovani clan, tutte incentrate sulla supremazia delle famose zone di spaccio. Il bilancio degli omicidi è disarmante: 32 in un anno e a volte anche 3 nel giro di 26 ore come nel caso degli omicidi di Zito, Esposito e Calise. Quest’ultimi legati strettamente al mercato della droga, motivo principale di attacchi violenti condotti dai sicari dei clan. Nel momento in cui un boss sa che vi è un’area di spaccio che non può controllare, manda lì i suoi uomini e armati di kalashnikov cominciano le famose “stese”, ovvero: sparare all’impazzata tutti i colpi a disposizione. Alcuni clan si sono anche avvalsi dell’omicidio tramite sicari, il quale è stato utilizzato sei giorni fa per uccidere Francesco Tafuro e Marcello Liguori; mentre erano in auto i due mandanti in moto si affiancano e trivellano le due vittime fino a far ritrovare uno di loro a qualche metro dall’autovettura, un’esecuzione come quella che Cosa Nostra riservò a Pio La Torre. I due giovani assassinati non erano legati a nessuno clan camorristico. Questi sono solo alcuni dei metodi più sanguinari, ma anche tra i più rischiosi, poiché capita spesso di uccidere innocenti, portando tutto ciò al clamore mediatico. Per ora questi scenari sembrano essere cessati, ma le faide in corso dovrebbero essere almeno 6, questo periodo di pausa al fuoco potrebbe essere anche collegato alla ricerca, da parte dei clan, di alleanze e collaborazioni riguardo lo spaccio. Alla fine tutti devono avere una loro parte, anche perché rinunciare allo spaccio di droga sarebbe uno dei più grossi colpi da scagliare contro la “sempreverde” economia mafiosa. Un nitido esempio possiamo farlo con due clan celebri del napoletano, il primo è quello Amato-Pagano, il quale aveva diretti contatti con i narcos sudamericani per l’importazione annuale di 2mila chili di cocaina; tutto ciò ha dato vita ad un maxisequestro e ad 11 provvedimenti nei riguardi dei membri del clan. Un altro gruppo che fonda il suo impero economico sullo spaccio è quello Cerrone-Imperiale, un ramo degli scissionisti di Secondigliano, i quali avevano un’ipoteca su un carico da dieci milioni di euro di cocaina. Tutti questi esempi ci fanno ben capire cosa significhi a Napoli “il dominio delle piazze”.

Le infernali guerriglie cominciano a portare preoccupazione nelle sale del Viminale, tanto da spingere il Governo al piazzamento di 250 bersaglieri dell’Esercito Italiano, ora Napoli conta ben 650 militari pronti ad agire. Per Alfano ciò riuscirà ad aumentare la sicurezza nelle strade e soprattutto provando a togliere dalle mani della camorra numerosi giovani. Sì, perché è questo un altro dato preoccupante: l’aumento dei giovani nelle organizzazioni camorristiche.

Con tutti i vecchi boss al fresco, qualcuno dovrà pur portare avanti l’eredità ed è per questo che ci si affida ad una nuova generazione di boss. Dei giovani che possono lasciarsi a piccole sparate di orgoglio camorrista, come ad esempio Raffaele Cepparulo che l’anno scorso postò sul proprio profilo facebook una foto che lo ritraeva fare uno dei gesti storici della criminalità organizzata: baciare sulle labbra un suo “affiliato” a monito di una collaborazione appena instaurata. La giovane generazione di camorristi può però anche commettere atrocità, un esempio è il cartello camorristico Giuliano-Sibillo-Brunetti-Amirante, noto anche come “la paranza dei bambini” (coloro che uccisero anche Genny). Proprio oggi è stato arrestato uno dei membri di questa organizzazione: il sopracitato Vincenzo Amirante.

Leggendo questo articolo avrete sicuramente pensato alla molteplicità di clan a Napoli e provincia: ebbene sì, ci avete visto bene. Un accurato studio spiega che vi sono ben 110 clan con più di 5mila affiliati, tra i quali non si contano gli under 14. Basterà davvero quella che per molti sembra esser l’ennesima militarizzazione di Napoli?

Articolo di 

Antonio Casaccio
Antonio Casaccio

Studente liceale della provincia di Caserta. Con una grande passione per il giornalismo, si occupa di camorra e delle sue relazioni con la politica. Nel 2015 ha pubblicato il suo primo libro “Storie a Casaccio”.



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