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Cosa Nostra, operazione “panta rei”: 38 arresti. Dalla Saguto al pesce pieno di droga

Dicembre 16
15:35 2015

Quello che viene fuori dall’ultima operazione antimafia condotta dai carabinieri del comando provinciale di Palermo è ancora troppo vago per avere un’idea di come si era organizzata la cosca palermitana di Portanuova, che ancora oggi è la più importante e che gestisce il solito racket del pizzo, ma si occupa di smerciare cocaina e addirittura di controllare i mercati del pesce e dei frutti di mare.

Che strani passaggi! Dalla ventresca antimafia fornita alla Saguto, ai gamberoni di Carini, pieni di droga, alle cozze  palermitane importate dal  Veneto, il pesce non può mancare. A reggere le fila è sempre il  vecchio capomafia Tommaso Lo Presti, ma che, essendo in carcere, comunica i suoi ordini e le sue disposizioni alla moglie Teresa Marino e al suo pupillo Paolo Calcagno, che, al momento è il reggente di una  vasta fascia di territorio che da Palermo arriva a Villabate e a Bagheria. Teresa Marino pare che si occupi di raccogliere i contributi degli amici, leggasi il pizzo, per portare assistenza ai mafiosi carcerati e alle loro famiglie. Perché la mafia non dimentica gli amici in difficoltà, secondo le ataviche regole del mutuo soccorso.  Ma quello che più colpisce è stato dato a questa operazione: “Panta rei”, che in greco vuol dire “tutto scorre”. È stato il filosofo Eraclito che nel  quarto secolo a.c. ha detto questa storica frase per indicare che il mondo è in continua trasformazione e in movimento, al punto che “non ci si immerge due volte nello stesso fiume”, perché l’acqua scorre e non è mai quella di prima. E quindi possiamo dire che i carabinieri di oggi non sono più quelli di una volta, che conoscono la filosofia e che si sono acculturati. Già, tutto scorre, tutto cambia.

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Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.