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Cappelle e lo-culi

Cappelle e lo-culi
Dicembre 31
16:00 2014

Di Salvo Vitale e Salvo Ognibene
Requiem aeternam dona eis Domine et lux perpetua luceat eis, requiescant in pace. Amen.

Ed è giusto che i morti riposino in pace. Ma morire oggi è difficile e, come al solito, solo i ricchi possono avere subito il posto, il loculo, la cappella, i poveri non si sa. Quanto costa un loculo? 2500 euro da pagare subito al Comune. E se uno non ce li ha? Va a ffa in lo-culo. La situazione al cimitero di Partinico comincia a farsi tragica perché non ci sono più posti da assegnare e fra poco tempo non sapremo più dove mettere il caro estinto.  C’è un rimedio, disseppellire e buttare in una fossa comune i resti di coloro che hanno superato i novantanove anni di permanenza, cioè, come sopra, mandarli a fare in lo-culo, senza però il loculo. Dicevamo però che per i ricchi non c’è problema. Comprano il terreno messo a disposizione dal Comune, costruiscono la loro cappella moderna e con marmi lucenti e ci scrivono sopra il loro nome. Ma la cosa non vale solo per i ricchi, vale anche per i mafiosi. Il cimitero di Partinico è pieno di cappelle di “gente di rispetto” che ha voluto essere presente anche dopo la loro morte.

Girando tra le viuzze del cimitero di Partinico, tra le cappelle perpetue ed alcuni loculi abbandonati è possibile scontrarsi con nomi forti e già tristemente conosciuti. Da don Agostino Coppola a Nenè Geraci. Tra questi, proprio accanto alla cappella della beata Pina Suriano si impone quel nome molto conosciuto a Partinico: Vitale.

Un nome che ha voluto dire tanto e che oggi cerca di continuare a manifestare il proprio potere anche di fronte alla morte. La foto del vecchio patriarca Giovanni, posta all’ingresso sotto la grande insegna che riporta il cognome dei Vitale, dà il benvenuto. Lo stupore nel leggere quel nome è immediato. Fino a qualche mese prima, in quella cappella dei Vitale non c’era nemmeno il cognome, tantomeno le bare contenenti le spoglie, ed i loculi vuoti per gli eredi.

Per il Comune di Partinico tutto regolare. L’assessore competente, Giovanni Pantaleo (insediatosi nel luglio del 2013), interpellato sulla vicenda annuncia che verrà fatta una verifica da parte degli uffici competenti anche se, é giusto ritenere che quel provvedimento che ha autorizzato la concessione della cappella alla famiglia mafiosa dei fardazza sia regolare, o meglio, essendo stato rilasciato da un funzionario pubblico non potrebbe essere altrimenti.

A quanto pare non esiste alcuna irregolarità nella concessione della cappella ai Vitale. Questa, assegnata nel primo semestre del 2013 in seguito all’espletamento di una graduatoria ben precisa, sarebbe stata richiesta diversi anni prima. Insomma, niente di irregolare, al momento, ma qualche domanda sorge spontanea su come sia possibile usufruire di una cappella così grande e di chi siano e quali siano i soldi con cui sia stata ristrutturata. Certo, se i nullatenenti sono ritenuti poveri…possiamo concludere che forse non tutti poveri sono uguali. O almeno così é (se vi pare) con l’invito ad andare a fare in lo-culo.

Sull'autore

Salvo Ognibene

Salvo Ognibene

Nato a Livorno e cresciuto a Menfi, in Sicilia. Ho studiato Giurisprudenza a Bologna e scritto "L'eucaristia mafiosa - La voce dei preti", un libro sui rapporti tra mafia e Chiesa che ha raccolto la testimonianza di diversi religiosi. www.eucaristiamafiosa.it