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Capaci, via D’Amelio e Agenda rossa

Capaci, via D’Amelio e Agenda rossa
Febbraio 16
15:51 2015

Ore 16,50 del 30 gennaio 1992, la Cassazione mette la parola fine al maxprocesso contro Cosa nostra: processo al quale ho testimoniato. Nel frattempo uno degli architetti del processo, il magistrato Giovanni Falcone, non è più a Palermo ma presta servizio a Roma, al ministero di Giustizia. 15 dicembre 1991, il dottor Giovanni Falcone, incontra su richiesta del detenuto, uomo d’onore, Gaspare Mutolo. Insieme a Falcone è presente Nicola Sinisi.

L’incontro inizia con un aneddoto, ovvero, appena Mutolo fa ingresso nella stanza, deambulava con l’ausilio delle stampelle e Falcone gli dice, “ le stampelle servono? Mutolo lo guarda e con un sorriso, peraltro condiviso da Falcone, risponde di no e l’appoggia sul muro. Durante il colloquio, Mutolo nell’esprimere illimitata fiducia a Falcone, chiede che gli interrogatori siano espressamente condotti soltanto da lui. Falcone, fa presente che oramai egli non è più a Palermo e non può condurre interrogatori, ma gli promette che ad interrogarlo sarà il magistrato Paolo Borsellino. Prima della conclusione della “visita” il Mutolo fa i nomi di personaggi delle istituzioni, collusi o in rapporti con Cosa nostra.(nomi poi dette anche a me). Gaspare Mutolo non vedrà mai più Giovanni Falcone
12 marzo 1992. A Valdesi, nei presi di Mondello viene assassinato l’onorevole Salvo Lima, ritenuto il “garante” degli interessi processuali di Cosa nostra. Dopo qualche giorno dall’omicidio Lima, Mutolo riceve la visita di Gianni De Gennaro che gli assicura l’imminente arrivo di Paolo Borsellino.
Dal 15 dicembre, il detenuto Gaspare Mutolo attende invano l’arrivo del magistrato Paolo Borsellino: arrivo ostacolato dal procuratore della Repubblica palermitana Pietro Giammanco.
23 maggio 1992 strage di Capaci
Il 25 giugno 1992, per colmare l’impasse dovuta all’assenza di Paolo Borsellino, il procuratore di Firenze Pier Luigi Vigna, poi divenuto Procuratore nazionale antimafia, interroga Mutolo nell’ospedale di Careggi.
Il 26 giugno 1992, io, in servizio alla DIA, entro in gioco. Mutolo mi viene letteralmente “consegnato” e lo nascondiamo in un anonimo appartamento romano, senza uscire sino al primo luglio. Durante la nostra “convivenza” il Mutolo mi ragguaglia con particolare dovizia, sui motivi che l’avevano indotto a collaborare con la Giustizia. Le nostre chiacchierate, spaziano sull’assetto di Cosa nostra, dei nuovi adepti e sugli omicidi in genere. Mi fa anche i nomi dei personaggi dello Stato collusi. La sera del 31 giugno, ricevo l’ordine di condurre Mutolo da Paolo Borsellino per essere interrogato.
Primo luglio 1992, coadiuvato da colleghi della DIA, trasferisco Mutolo in una palazzina appartenuta all’ex Alto commissario per la lotta alla mafia e dopo diversi anni rincontro il magistrato Paolo Borsellino, che era in compagnia del giudice Aliquò. Mentre era in corso l’interrogatorio del Mutolo, giunge una telefonata con la quale si invitava Borsellino a raggiungere il Viminale. Io mi assento e mi reco negli uffici della DIA, poco distanti. In serata, io Mutolo e i ragazzi della DIA, facciamo rientro nell’appartamento. Successivamente ci sarà un altro interrogatorio, ma questa volta ad assistere ci sono i magistrati Guido Lo Forte e Gioacchino Natoli. Anche se non menzionato, io sono presente all’interrogatorio e ancor prima di iniziare, il Mutolo rivolgendosi a Paolo Borsellino, dice: “ Gradirei che fosse solo lei ad interrogarmi” facendo intendere di non conoscere Natoli e Lo Forte. Paolo Borsellino, con piglio serioso, risponde: “ Questi due magistrati sono come i miei figli”. Si da inizio all’interrogatorio.
Venerdì 17 luglio 1992, Mutolo viene nuovamente interrogato da Borsellino, Lo Forte e Natoli, ma questa volta non siamo più nell’ex appartamento dell’Alto commissario, ma in una dependance delle Direzione investigativa antimafia, via Carlo Fea,
Domenica 19 luglio, strage di via D’Amelio, ove le mani dello sciacallo rubano l’Agenda rossa di Paolo Borsellino. Io immagino che dopo l’incontro con Mutolo Falcone si sia incontrato con Borsellino e penso l’abbia informato sul tenore del colloquio e sui nomi emersi. E’ presumibile che nell’Agenda siano stati riportati nomi e circostanze riconducibili all’attività svolta da Paolo Borsellino, dall’incontro con Falcone, sino ai giorni che precedettero l’attentato di via D’Amelio. L’Agenda rossa rappresentava per qualcuno, una sorta di atto notarile, ed è per questi motivi che bisognava farla sparire. Ma chi è o chi sono i miserabili individui?
Questi i fatti.

Tratto da www.antimafiaduemila.com

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Pippo Giordano

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