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Bagheria: Villa Santa Teresa

Bagheria: Villa Santa Teresa
Giugno 28
14:54 2016

È una delle storie siciliane più interessanti: Michele Aiello, un imprenditore di Bagheria, il più ricco contribuente della Sicilia e nel 2002 duecentesimo in Italia, eredita l’attività edile del padre e costruisce la sua fortuna occupandosi di edilizia e di costruzione e riparazione di strade.

Negli anni ’90 decide di privilegiare il settore sanitario: nel 1996, acquista la “Diagnostica per immagini srl”, che diventerà “Villa Santa Teresa – Diagnostica per Immagini e Radioterapia srl” e in quattro anni realizza cinque società che si occupano di diagnostica ultra-sofisticata (Diagnostica per immagini, Centro di Medicina Nucleare San Gaetano S.r.l, A.T.M. Alte Tecnologie Medicali S.r.l) e di forniture sanitarie (RadiosystemsProtectionsrl). Nel dicembre del 2000, acquista l’Hotel “Zabara” e lo trasforma in  una grande clinica con circa 108 posti letto, col nome di “Villa Santa Teresa – Group spa” – specializzata in esami diagnostici con l’utilizzo di apparecchiature ad alta tecnologia. Si tratta di un centro clinico di livello europeo nel campo della diagnostica tumorale. Non ce ne sono molte di queste strutture in Europa: una a Francoforte, una a Londra e una, guarda un po’, a Bagheria. L’operazione da 10 miliardi, secondo Aiello provoca una richiesta di “pizzo” da parte del mafioso locale Carlo Castronovo, di 700 milioni di lire. Ma i soldi piovono da tutte le parti: si pensi che nei quattro anni precedenti al suo arresto, le società sanitarie di Aiello frutteranno qualcosa come 200 miliardi di vecchie lire. Le difficoltà iniziali, bilanci in passivo, forti debiti con le banche, società che non vanno, vengono presto superate con la stipula di un rapporto di convenzione diretta con la Regione, per il rimborso delle prestazioni. Con la complicità di dirigenti sanitari locali e regionali, come Lorenzo Iannì, di politici, soprattutto dell’UDC, come Totò Cuffaro e persino di militari, (Borzacchelli) i rimborsi vengono gonfiati sino al 10% nei primi mesi del 2002, alle cliniche di Aiello vengono accreditati più di 100 milioni di euro. In altre parole, una spesa gigantesca per una struttura costruita con capitali mafiosi , al punto che, nel 2004 si arriva al sequestro del polo oncologico di eccellenza “Villa Santa Teresa”, di una serie di aziende sanitarie ad esso connesse e di otto imprese edili: la Costruzioni s.r.l., la Edilcontrol s.r.l., la A.t.i. (Alte Tecnologie Ingegneristiche) group s.r.l., la S.el.da s.r.l., l’E.m.a.r s.r.l., la Edil costruzioni s.r.l., la Tuttedil s.r.l. e la Edilmaf s.n.c. di Aiello Francesca & c., più altre società. Al suo arresto, gli vengono sequestrati beni per 250 milioni di euro: due stabilimenti industriali di circa 6000 mq, 147 conti bancari, le quote della squadra di calcio di Bagheria, due impianti di calcestruzzi, quattro edifici utilizzati come uffici dirigenziali, 14 appartamenti a Bagheria, 3 ville al mare ad Aspra, Santa Flavia e Ficarazzi, 22 magazzini, 22 appezzamenti di terreno edificabili, 28 autovetture, 21 veicoli industriali e una barca.

In origine, l’incarico per l’amministrazione giudiziaria del Gruppo Aiello viene affidata a Cappellano Seminara, e l’avvocato Gabriele Aulo Gigante è il legale rappresentante del Gruppo. Poiché Cappellano ha già molte amministrazioni, tira fuori dal cappello il nome di Andrea Dara, un oscuro revisore dei conti, al quale, tramite i suoi contatti privilegiati con l’Ufficio misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, riesce a fare dare la nomina di amministratore giudiziario, restando egli nell’ombra a muovere i fili delle imprese sequestrate. Dara intorno al 2007  ha una serie di contrasti e divergenze con Gigante, che dà le dimissioni, e si scrolla anche della tutela di Cappellano, il quale, nel timore che Dara stesso possa coinvolgerlo nel dissesto in cui il Gruppo Aiello sta precipitando, prende le distanze e inizia un contenzioso per il recupero di parcelle per amministrazione della Clinica S. Teresa. La richiesta iniziale è di circa € 1.200.000. Circa due anni fa Dara, come amministratore, è stato condannato a pagare € 1.000.000 allo stesso.

L’amministrazione di Dara si rivela nebulosa, anche perché lo stesso non comprendendo nulla di ciò che deve amministrare, si avvale di collaboratori senza alcuna esperienza. La parte tecnica è affidata all’ing. Bruno e all’arch. Belvedere, due sprovveduti professionisti il cui scopo è quello di far cassa: i loro compensi viaggiano intorno a € 5.000 mensili netti, più tutti i benefit possibili. Successivamente anche l’arch. Belvedere dà le dimissioni lasciando, da solo, la gestione della parte tecnica all’ing. Bruno con una parcella mensile di € 10.000 netti, più tutti i benefit, compresa l’officina meccanica presso il deposito mezzi dell’impresa, a sua piena disposizione per interventi giornalieri e costosi sulla sua vettura.

Intorno al 2010, a seguito di evidenti e gravissimi problemi di gestione dei cantieri edili (enormi perdite ed altro), Dara costringe alle dimissioni il Bruno con il patto reciproco che nessuno dei due richieda all’altro rimborsi per danni o spettanze. Al posto di Bruno è nominato l’ing. Dario Ferraguto con l’incarico di coordinatore dell’area tecnica. Costui si dimostra arrivista, arrogante, presuntuoso, completamente incompetente e, soprattutto, avido. La parcella netta mensile è di € 10.000 più tutti i soliti benefit possibili e immaginabili, compresa una vettura che invece di essere utilizzata  per lo svolgimento dell’incarico aziendale, viene usata dalla famiglia per ben altri scopi. Il tutto a completo onere del Gruppo. Il Ferraguto, oltre all’incarico di cui sopra, all’interno del Gruppo ne ha altri, anche questi stessi remunerati con parcelle d’oro. È Amministratore di una ditta, la Sigeco, dichiarata fallita. Nel frattempo le perdite dei cantieri e dell’amministrazione in genere, lievitavano a dismisura, i fornitori sono lasciati senza rimborsi, le commesse sono sempre più rare. Villa Santa Teresa ha perso la sua immagine di struttura sanitaria di eccellenza, per diventare una comune clinica, mentre le imprese edilizie languono per assenza di lavoro e per incapacità di gestione.

Dara che ha un carico di oltre 20 piccole e medie amministrazioni giudiziarie riesce ad entrare nei consigli di amministrazione delle altre società confiscate a Michele Aiello e per ogni consiglio ha quindi il ruolo di controllore e controllato. Tra i tanti intricati passaggi si parla di assunzioni “su misura” e di un’apparecchiatura di risonanza magnetica dismessa e venduta ad un gruppo trapanese (all’interno anche interessi di un Direttore amministrativo del Gruppo Aiello, Francesco Tumbarello) e mai pagata facente capo, allo zio del direttore sanitario, dott. Tommaso Angileri, dipendente di Villa Santa Teresa. Dopo una decina di anni di amministrazione giudiziaria, la Cassazione decide la confisca irrevocabile di tutto il Gruppo Aiello, (clinica compresa), e la sua acquisizione al patrimonio dello Stato. Finisce l’era di Dara che il prefetto Caruso ha definito “un vitalizio”, “un bancomat privato” e viene nominato  un Consiglio di Amministrazione, presieduto da Giosuè Marino e composto dall’avvocato Giovanni Chinnici e dal Dott. Luigi Croce, che nomina il Dott. Oteri Direttore Operativo, lo stesso  che, guarda un po’, era in tutti i consigli di amministrazione delle società di Michele Aiello, oltre ad avere una procura speciale da parte di Dara ed essere nominato Direttore generale del Gruppo e Amministratore della Ediltecnica. Una persona cinica e senza scrupoli, che all’ingresso dell’amministrazione giudiziaria era proprietario di una vecchia Panda e che, adesso, è arrivato alla seconda Jaguar pagata con una differenza in contanti di circa € 40.000. Lo stesso in strettissimi e oscuri rapporti con l’ing. Dario Ferraguto.

Dopo la confisca definitiva di villa Santa Teresa, il settore edilizio, l’ATI group di Baghria, rimane nelle mani di Dara. Dei circa 400 i lavoratori che operano nelle imprese sanitarie, edili e amministrative di Aiello, quelli che, in questa situazione, rimangono con il culo per terra” sono proprio quelli del settore edilizio che, allo stato attuale non ricevono lo stipendio da diversi mesi, salvo alcuni acconti, nonostante l’INPS abbia pagato relativi contributi di cassa integrazione: Dara non sembra sapersi districare tra il pagamento di bollette di luce, telefono, acqua, tasse ad Equitalia e quello degli emolumenti ai lavoratori, mentre il sindacato è latente, c’è chi pensa a sistemare i propri parenti. Un rappresentante sindacale (Pietro Intravaia della UIL) è stato tacitato per non creare problemi, percependo tutte le spettanze in essere. Voci di corridoio (che tali poi non sono), dicono che una nipote del sindacalista della CGIL, Franco Macaluso, sia stata assunta presso la clinica Villa S. Teresa.

A dicembre del 2014, invece di erogare la tredicesima ai dipendenti edili, si è preferito, stranamente pagare all’ing. Ferraguto circa € 50.000 e successivi altri € 10.000 gli sono stati accreditati a gennaio. Per una conferma, basta chiedere i movimenti bancari del Gruppo.

Che fine abbiano fatto i 200 milioni di euro sequestrati nel 2004 rimane un mistero.

Intanto da un primo momento di costante e continua presenza di Dara all’interno dell’amministrazione giudiziaria, si perviene, successivamente, ad una presenza di due mezze giornate alla settimana. Ferraguto, nell’arco dell’ultimo anno, è stato presente presso gli uffici tecnici solo una volta, preferendo cercare di gestire, in malo modo, il tutto presso il proprio studio, nelle pause della propria attività privata, avvalendosi di collaboratori del Gruppo edile, pagati dall’azienda, anche per i lavori personali.

Oggi arriva come una mazzata l’ultima decisione: Dara ha disposto che, al 31 luglio 110 lavoratori del gruppo edile di Aiello saranno licenziati. La dott.ssa Manzo, che dirige l’ufficio palermitano dei beni confiscati ha invitato gli operai a costituirsi in cooperativa per prelevare l’azienda a costo zero, ma, una volta costituita la cooperativa si è dimessa e tutta l’operazione rischia di andare a fondo. L’unico che non affonderà è il responsabile di tutto, lui, l’immarcescibile Dara, il quale, guarda caso, poiché all’impresa edilizia di Aiello era stato affidato il compito di costruire il mattatoio comunale di Partinico, si è trovato anche tra le mani questa patata e, come al solito, non sapendo cosa fare, sinora non ha fatto niente.

Rettifica sig. Macaluso 


Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.