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Santa Lucia: arancine, panelle e cuccia

Santa Lucia: arancine, panelle e cuccia
Dicembre 13
00:03 2014

Il calendario gregoriano il 13 dicembre festeggia il giorno  di Santa Lucia

la Vergine siracusana protettrice degli occhi, la data di questa giornata, anticamente corrispondeva al venticinque dello stesso mese, lo sfasamento fra l’anno solare e il calendario giuliano e quello tropico, fu la causa di questa zibaldone, esso infatti coincideva con il più corto periodo di luce dell’anno. Lo stesso nome Lucia, rappresenta il femminile di Lucius (Lucio) che significa “promessa di luce”, questo nome a dato la possibilità al popolo di invocarla come protettrice della vista e della sanità degli occhi.  A Palermo, in questo giorno in cui si celebra la Vergine siracusana, si ricorda un vetustu avvenimento, che la Santa implorata dai palermitani esaudì facendo arrivare nel porto un bastimento carico di grano.
I palermitani stretti nella morsa della fame da diversi mesi di carestia, non molirono il grano per farne farina, ma lo bollirono, per sfamarsi in minor tempo, aggiungendogli soltanto un filo d’olio, creando così la “cuccia”. Da quella volta i palermitani specialmente in ambito popolare, ogni anno per devozione ricordano solennemente l’evento, rigorosamente ricorrono all’astensione per l’intera giornata dal consumare farinacei, sia pane che pasta, si preferisce mangiare riso, legumi e verdure. Non possono mancare le arancine,  realizzate con il classico ingrediente a base di riso e, principalmente farcite da un concentrato di ragù con carne tritata e pisellini; la bella pallottona di riso, simile ad una grossa arancia, viene anche  imbottita da una manciata di burro, il tempo e il gusto a fatto sì che anche questa pietanza si aggiornasse con nuovi elementi tra cui le verdure e non a caso più delle volte sono gli spinaci a infarcire questa gustosa ghiottoneria. Tuttavia per questo giorno tutti aspettano la cuccia.            Il nome stesso “cuccia” viene da un trascinamento del sostantivo “cocciu” cioè chicco, o dal verbo “cucciari”, vale a dire mangiare un chicco alla volta.
Difatti la sua preparazione è quasi un rito nelle famiglie siciliane e palermitane in particolare, una antica consuetudine che ci perviene dall’ormai scomparso mondo contadino che in periodo di mietitura, i chicci di grano raccolti venivano lessati e mangiati sul posto nei momenti di pausa.Bisogna ammollare il frumento per tre giorni in acqua fredda e cambiando questa continuamente, prima di cucinarlo.
La sera prima della festa, finalmente si metterà il frumento a cuocere in un tegame, coperto d’acqua con un pizzico appena di sale.
Scolato bene verrà addolcito con crema di ricotta, scaglie di cioccolata e frutta candita a pezzetti e la scorretta d’arancia o con “mouse” di cioccolata oppure con una crema di latte, così preparata veniva offerta a chi fa la devozione alla Santa, ai familiari, ad amici e ai vicini di casa.

 

 

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Fabio Bono

Fabio Bono