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Cara Silvana, le lacrime di Manfredi Borsellino sono per te

Cara Silvana, le lacrime di Manfredi Borsellino sono per te
Ottobre 30
15:46 2015

Era il 17 dello scorso luglio quando alla commemorazione dell’attentato di via D’Amelio e all’indomani dello scandalo Tutino-Crocetta, Manfredi Borsellino parlò più di cinque minuti senza versare una lacrima.

Giusto nell’ultimo minuto e mezzo i nervi dell’uomo saltarono al pensiero di una terra disgraziata, dalla quale scappa chi l’amicizia giusta non ce l’ha, o chi non la vuole avere. Manfredi Borsellino non si mise a piangere, a 43 anni, per un padre che è morto 23 anni fa. Il suo pensiero in quel minuto e mezzo era rivolto a te e a quelli come te, cellule impazzite di una terra soffocata dalle metastasi. Era in contrapposizione a te che si diceva fiducioso di una maggioranza di persone oneste che abitano quest’isola. Una maggioranza soccombente, forse, ma una maggioranza.

Ecco la risposta alla tua domanda. Ecco perché minchia si commuove a 43 anni. Tu che in quella telefonata maldestra hai avuto il fegato di parlare delle palle che ci vogliono, avresti dovuto immaginare che c’era gente con le palle ad ascoltarti e a prendere appunti. Potevi immaginare che questo schifo, prima o poi, sarebbe venuto a galla, riportando alla mente il peggiore bagno della Scozia, sai, quello di Trainspotting.

Cara Silvana, tu e quelli come te dovreste sapere, ormai, che non è l’intera Sicilia a vivere di clientelismo, siete molti ma non tutti. Gli altri sono gli stessi che dormono tranquilli la notte e che non vedono l’ora di leggere le trascrizioni delle tue parole al vetriolo, immotivato e immaturo, di parlare al bar del tuo fare da comandante con la scorta che non fa un cazzo e con la tua viziata, raccomandata, laureata prole. C’è gente che favori non ne vuole, né da te né da quelli come te. E che si permette di scagliare la prima pietra.

Cara Silvana, sarai ben contenta di aver offeso pubblicamente un uomo come tanti, che aveva solo compreso il meccanismo. Quel pianto, quello sconforto, sono il pianto e lo sconforto di chi ha paura di perdere la voglia, di chi ha la certezza dei morti che ancora farà la guerra per capovolgervi. Forse solo nello spirito, ma pur sempre morti. Le persone migliori se ne vanno per colpa vostra, e chi decide di restare lo fa cosciente di dover soffrire delle vostre arroganze e dei vostri dischetti levatrucco.

Ti rubo ancora un attimo, per parlare di equilibri ed equilibristi. Mi sembra, cara Silvana, che Manfredi Borsellino abbia un quadro più che chiaro di come funzionano le cose in questa terra disgraziata. Tu chiamalo, se vuoi, squilibrato. Io lo chiamo canto libero.

FONTE Eugenia Nicolosi  www.dipalermo.it


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