Telejato

Storia di tre cani, anzi quattro

Giugno 14
16:36 2016

Quando frequentavo il Liceo Classico di Partinico, il professore di matematica, Signorello, chiamò alla lavagna un alunno che non capiva niente e a un certo punto si mise a dire: “Ci sono tre specie di cani: i cani da caccia, e quelli sono buoni, i cagnolini da camera, e quelli sono così così, ma ci sono i cani rognosiiiiiii. Vattene a pposto!”.

Che c’entra? Vediamo: siamo nel settembre 2013: vicino alla casa di campagna di Francesco Billeci viene trovato morto il suo cane. Billeci è un imprenditore di Borgetto (Borgetto ritorna sempre nelle nostre storie), che ha denunciato i suoi estortori, è stato presidente dell’associazione antiracket locale, si è iscritto a Libero Futuro e ha rappresentato, per il posto in cui vive, uno dei primi esempi di come ci si possa ribellare alle richieste di pizzo dei mafiosi. Sul posto si precipitano i carabinieri di Borgetto, quelli di Partinico, la Scientifica e persino il veterinario della ASL di Palermo. Subito si riscontra che al cane è stata forse gettata una polpetta avvelenata, si riscontra che si tratta di cianuro e che il povero animale è morto subito. Quindi è un caso eclatante in cui si muove quello che il commissario Montalbano chiama “il circo equestre”, per avviare le indagini. Lettere di minaccia e successive intercettazioni non lasciano dubbi sul fatto che ad avvelenare il cane siano stati i mafiosi di Borgetto e a Billeci viene fatto un esplicito ordine di non mettersi più in mezzo né tantomeno di frequentare Pino Maniaci. Piccola osservazione: il cane è un pastore belga…

(Ndr: il servizio sulla vicenda nel video in cima all’articolo, dal min. 1.58)

Spostiamoci avanti di qualche anno al settembre 2014. Pino Maniaci trova impiccati a un palo della luce i suoi due cani, dei quali uno è un pastore belga: lasciamo a lui il racconto:

(Ndr: il racconto nel video in cima all’articolo, dal min. 5.22)

In un primo momento è lui stesso a pensare che possa essere stata la vendetta di un malacarne locale, probabilmente geloso: avverte i carabinieri della tutela, i quali chiamano la sede centrale, ma non si presenta nessuno. Passate alcune ore, l’avvocato Passannante, che casualmente si trova nei paraggi, telefona in caserma per chiedere del mancato intervento e finalmente arriva un carabiniere, si noti, uno solo che prende una scopa, un rastello e un pezzo di gomma servito per uccidere i due animali e li porta via. Non si cura di rilevare le impronte delle scarpe sulla terra, che lasciavano presumere che, ad uccidere gli animali dovevano essere state almeno due o tre persone. È sabato. Non si presenta nessuno del “circo equestre” che si è precipitato a casa di Billeci. Lunedì mattina Maniaci si reca alla caserma dei carabinieri, sporge regolare denuncia, dichiara anche di sospettare di un possibile esecutore del fatto, e poi nulla. Alcuni mesi dopo vengono restituiti a Maniaci il rastrello, il tubo e la scopa, su cui non è stato rilevato nulla, nessuna impronta. Sul caso si avventa la stampa e tutti esprimono solidarietà a Maniaci, persino Renzi, presumendo che si sia trattato di una grave intimidazione mafiosa a un giornalista a causa del suo lavoro.

C’è da farsi qualche domanda; il soggetto indicato da Maniaci è stato interrogato? Se sì, come dovrebbe essere giusto e normale, che cosa ha dichiarato? Andando per logica, non avrà confermato nulla, perché se avesse confessato, avremmo subito trovato il responsabile. Quindi, se non è stato lui, chi è stato? Ecco che, per deduzione, quello che i carabinieri hanno fatto di tutto per fare credere, cioè che si trattava di un normale atto di gelosia, non è così. E qui rientrano in ballo tutte le altre possibilità che si volevano e si vorrebbero escludere, anche per coprire il fatto che non siano state fatte serie indagini, ovvero che ad uccidere i due cani siano stati i mafiosi di Borgetto, nella stessa misura in cui erano stati loro ad uccidere il pastore belga di Billeci. Piccola nota: uno dei due cani impiccati è un pastore belga, l’altro è suo figlio. Ad avvalorare il fatto che su questa vicenda ruota il sospetto di uno dei tipici depistaggi nel quale certi reparti delle forze dell’ordine sono autentici esperti e maestri, resta il fatto che non è stata revocata la tutela a Maniaci. Perché? Se si tratta di un soggetto screditato, pregiudicato, estorsore, “tappiaturi”, perverso, perché continuano ancora a fargli la tutela? Vuol dire che esiste qualche seria motivazione, di cui magari c’è anche l’intercettazione, che non è venuta fuori, per cui Maniaci è un soggetto a rischio. Con un altro piccolo particolare: prima la macchina della tutela andava dietro quella di Maniaci, adesso invece la precede. Perché? Si vergognano a farsi vedere?

In questa teoria di tre cani morti, mettiamocene un quarto che non c’entra niente, il povero REX morto per avere bevuto (forse) i veleni sversati dalla distilleria Bertolino. Così i cani sono quattro. Immaginiamoli ancora vivi e per strada, alla faccia dei mafiosi.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.