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Sono ormai più di 300 i migranti tra Partinico e Borgetto. Vogliono il permesso di soggiorno per andarsene e invece niente permesso e ospitalità gratis

Sono ormai più di 300 i migranti tra Partinico e Borgetto. Vogliono il permesso di soggiorno per andarsene e invece niente permesso e ospitalità gratis
Novembre 03
17:16 2016

Stamane momenti di tensione al New River, che ospita una quarantina di migranti.

I profughi richiedevano il permesso di soggiorno: si sono coricati sulla strada provinciale bloccando il traffico, sino a quando non sono intervenute le forze dell’ordine, invitandoli a rientrare nell’albergo dove sono ospitati. È vero che noi siciliani non siamo razzisti, accogliamo senza discutere quelli che arrivano dal mare, sulle nostre spalle grava tutto il peso di questo immenso fenomeno migratorio e le strutture di accoglienza disponibili sono ormai sature. Tra Partinico e Borgetto sono circa 300 i migranti che si parcheggiano nei posti e nelle case cui la prefettura ha rilasciato l’autorizzazione ad accogliere questa gente e a nutrirla, oltre che a dare un letto e un tetto. È vero che per ognuno di questi nuovi arrivati lo stato spende , anzi è più corretto dire paga ai proprietari o ai gestori delle strutture che li accolgono 38 euro, più due euro e 80 dati dalla prefettura per i bisogni giornalieri, ma è vero che quello dell’accoglienza dei profughi è diventato un problema su come gestire la loro permanenza, perché il rilascio dei permessi di soggiorno è lentissimo, le soste si prolungano per anni , le speranze di costruirsi una nuova vita spesso affondano nel tempo e rimane un parcheggio infruttuoso i cui costi ormai in alcuni casi sono diventati un vero affare . Nascono poi problemi collaterali, come quello del cibo, dal momento che i migranti non sono abituati alla nostra alimentazione, c’è chi non mangia maiale, c’è chi non mangia pasta, c’è chi si schifa della qualità del cibo che gli danno a tavola.

Per non parlare dei minori, per i quali i comuni versano ai gestori dell’accoglienza il doppio, quasi ottanta euro al giorno. Chi ha qualche abitazione disponibile e ci mette dentro dieci minori può tranquillamente realizzare più di ventimila euro al mese che, pulite, sono pari a quello che guadagna in un anno chi lavora in un call center o sono poco meno che lo stipendio di un comune impiegato. Il sospetto che la”gestione” di questo affare faccia comodo a tutto l’apparato che ci sta dietro e che si alimenta su questo giro è troppo forte. Già uno dei protagonisti dello scandalo di Mafia Capitale, Buzzi, aveva detto che l’affare è ben più redditizio dei traffici di droga. In fondo la soluzione più semplice sarebbe quella di aumentare il personale che si occupa del rilascio del permesso di soggiorno e invece di rilasciarne tre o quattro al giorno, snellire le procedure e lasciare che questa gente vada dove se ne voglia andare e si sforzi di vivere lavorando, come fanno coloro che vivono nella nazione che li ospita. Ma lavoro non ce n’è, i nostri giovani se ne vanno all’estero al ritmo di 150 mila l’anno e quest’anno coloro che espatriano hanno superato coloro che arrivano con i barconi. In questa situazione tutto dorme. Da questa condizione che, senza voler fare le stupide polemiche salviniane, è certamente migliore di quella che hanno lasciato, c’è chi vuole andarsene, c’è chi ci sta bene, in ogni caso meglio di come viveva nel posto che ha lasciato. Dall’altra parte del mondo che ci sta vicino se ne fregano, non li vogliono, l’Ungheria e l’Austria alzano muri, la Francia demolisce il “ghetto” di Calais, l’Inghilterra ha votato per la Brexit, proprio per la paura di essere invasa da questa gente, la Germania conta coloro che riescono ad entrarvi e li dirotta verso lavori che nessuno vuole più fare, la Turchia si becca i soldi dell’Europa per ricevere coloro che vengono deportati verso quel territorio, ma, da testimonianze raccolte, alcuni di essi hanno detto che stavano meglio prima di partire. Intanto i trafficanti di esseri umani comprano gommoni usati, li affollano di gente a duemila euro a testa e li spingono in mare aperto senza neanche dar loro un giubotto salvavita, qualsiasi siano le condizioni del mare. Forniscono anche loro un telefono satellitare, in modo da lanciare la richiesta d’aiuto quando il gommone affonda. La cosa più triste, davvero triste, è l’abbandono dei minori, l’imbarco verso il buio dei propri figli, della cui vita i rispettivi genitori dovrebbero essere responsabili. Ci commuoviamo, o ci affliggiamo quando arrivano i cadaveri, ma nessuno si adopera per fermarne la partenza. Non sembra che all’orizzonte ci sia una schiarita: l’unica soluzione possibile sarebbe quella di dirottare la stratosferica somma che si spende per accogliere questa gente, nelle terre da cui provengono e di creare loro, nelle loro terre, le condizioni per restarci, ma se parliamo di queste cose rischiamo di passare per razzisti, mentre, al contrario, è proprio il rispetto per la vita umana, per la vita di chi fugge perché non ne può più a farci desiderare che questi fratelli vivano nei posti da cui provengano perché, con questi lustri di luna, noi non abbiamo da dar loro che accoglienza gratuita,senza neanche permetterci di chieder loro di ricambiare con un lavoro dato dai comuni o dallo stato, perché ci sarebbe subito lo stronzo che parlerebbe di sfruttamento. Insomma tutto appare come il solco spanato dove la vite gira a vuoto e nessuno vuole pensare a un posto migliore in cui avvitarla.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.