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Palermo, operazione Jafar 2 dei carabinieri. Sette arresti per mafia

Dicembre 03
15:25 2015

Nella mattinata odierna i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Palermo su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 7 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, minacce aggravate dal metodo e dalle finalità mafiose, nonché spaccio di sostanze stupefacenti e spendita di banconote contraffatte.

Le indagini – prosecuzione dell’operazione “Jafar” – hanno consentito di raccogliere ulteriori risultanze in ordine agli assetti e alle attività criminali del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, area urbana dell’immediato hinterland palermitano connotata da difficile penetrabilità investigativa e interessata, per ultimo, da numerosi atti di intimidazione a commercianti.

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“La consorteria in parola – dicono gli investigatori – che comprende le famiglie mafiose di Misilmeri, Belmonte Mezzagno e Bolognetta, ha visto succedere al suo vertice capi di notevole caratura criminale quali Benedetto Spera, Francesco Pastoia (entrambi legati a Bernardo Provenzano), Salvatore Sciarabba, Antonino Spera, Francesco Lo Gerfo (tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Sisma”) e Giuseppe Vasta”.

Le indagini hanno inoltre messo in risalto l’incidenza malavitosa di Cosa Nostra sul territorio che minacciava commercianti e imprenditori, come nel caso del titolare di una nota macelleria che trovò le saracinesche imbrattate da frasi di avvertimento mafioso. O come nel caso del titolare di un esercizio commerciale di Bolognetta, che per ampliare i locali doveva rivolgersi ad un’impresa vicina Cosa Nostra, altrimenti avrebbe dovuto pagare 10000 euro agli scagnozzi. Le estorsioni non risparmiavano nemmeno le realtà economiche più modeste: “Abbiamo bisogno per i carcerati, mi devi dare 500 euro” è la frase che suonava alle orecchie di un venditore ambulante costretto a sborsare il denaro, con non poche difficoltà.

“Il ventaglio dei reati contestati – si legge in una nota del comando provinciale dell’Arma – comprende anche  l’ipotesi di spendita di denaro contraffatto, approvvigionato negli ambienti malavitosi napoletani al costo di 4 euro per ogni banconota da 20 euro, nonché l’acquisto, a Palermo, di sostanza stupefacente da destinare allo spaccio nelle piazze di piccoli Comuni della provincia”.

A finire in manette: Rosario La Barbera, 57 anni; Gaetano Pravatà, 43 anni; Alessandro Ginelli, 40 anni; Giosuè Cucca, 31 anni; Antonino Francesco Ciaramitaro, 47 anni; Pietro Formoso, 66 anni; Alessandro Ravesi, 38 anni.

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Danilo Daquino

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