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Operazione Kelevra, i capi d’imputazione ai mafiosi di Borgetto

Operazione Kelevra, i capi d’imputazione ai mafiosi di Borgetto
Marzo 27
14:06 2017

I capi d’imputazione ai mafiosi di Borgetto: un impianto accusatorio fragile, dietro cui c’è un più violento sistema di taglieggiamento ai commercianti di Borgetto e Partinico

Oggi un’udienza in cui si è parlato degli imputati dell’operazione Kelevra, ovvero dei mafiosi di Borgetto, e solo di loro. Primi fra tutti Nicolò Salto, Antonio Giambrone Giuseppe Giambrone, Francesco Giambrone Tommaso accusati di avere fatto parte dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra promuovendone dirigendone ed organizzandone le relative illecite attività e per essersi avvalsi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva per commettere delitti contro la vita, l’incolumità individuale, la libertà personale e il patrimonio per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche di concessioni di autorizzazioni di appalti e servizi pubblici per realizzare profitti e vantaggi ingiusti per sè e gli altri, per intervenire sulle istituzioni e la pubblica amministrazione. Più in particolare Salto Nicolò è accusato di avere diretto dal mese di aprile 2013 l’organizzazione mafiosa Cosa nostra segnatamente la reggenza della famiglia mafiosa di Borgetto operando da posizione apicale individuando di volta in volta gli uomini da considerare quali più affidabili per la famiglia mafiosa, per avere mantenuto attraverso il continuo scambio di contatti e attraverso riunioni ed incontri un costante collegamento con gli altri associati in libertà, in particolare con Salto Antonio, Giambrone Giuseppe, Giambrone Tommaso e Giambrone Francesco in tal modo svolgendo funzioni direttive per l organizzazione e di programmazione di gravi delitti, con l aggravante di avere commesso il fatto nel periodo in cui era sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale comminata in data 12 02 2013. Si tratta di  attività iniziate dal 2012 sino alla data odierna.

In particolare a Salto si contesta di avere costretto Amato Giovanni titolare del negozio di abbigliamento Uomo Fashion sito in Partinico a ridurre il prezzo per l’acquisto di capi di abbigliamento con corrispondente danno della predetta persona, di avere ottenuto un ingiusto profitto da Vitale Salvatore e tale La Puma costringendoli a versare una imprecisata somma di denaro quale messa a posto per l’esecuzione di alcuni lavori edili con corrispondente danno delle predette persone offese di avere costretto Rigano Rosario ad ottenere la restituzione di un telefonino di provenienza illecita evento non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volontà, di avere costretto tale Agnello a versare la somma complessiva di 300 euro quale messa posto per l esecuzione di lavori edili con corrispondente danno della predetta persona offesa, per avere costretto Oddo Marcello a lasciare l’abitazione sita a Borgetto via R Luxemburg da lui presa in affitto, per avere costretto la ditta Brugnano Vini di Partinico a versare la somma complessiva di 30000 euro quale messa posto per l’esercizio dell attività imprenditoriale con corrispondente danno della predetta persona offesa evento non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volontà per avere costretto la ditta CLICINELLA SIMON PIETRO sita in Partinico a versare la somma complessiva di 3000 euro quale messa posto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale con corrispondente danno della predetta persona offesa evento non verificatosi per cause indipendenti dallo loro volontà, per avere costretto Benedetto Valenza a versare un imprecisata somma di denaro quale messa posto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale con corrispondente danno delle predetta persona offesa, evento non verificatosi per cause indipendenti dallo loro volontà, per avere costretto Musso Ambrogio a rimettere la querela presenta in data 08.07.2013 presso la Stazione carabinieri di Borgetto a carico di Funari Leonardo e Furnari Antonio con corrispondente danno della predetta persona offesa per avere costretto la ditta RAGAR srl sita in Partinico a versare un imprecisata somma di denaro quale messa posto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale con corrispondente danno della predetta persona offesa evento non verificatosi per cause indipendenti dallo loro volontà  per avere costretto Venerina Salvatore a versare la somma complessiva di 3000 euro quale messa posto per l’esecuzione di lavori edili per avere costretto un’imprecisata ditta a ridurre il prezzo per l acquisto di porte e infissi con corrispondente danno della predetta persona offesa evento non verificatosi per cause indipendenti dalla sua volontà, per avere costretto Prainito Giuseppe ad assumere presso la sua ditta Salto Antonio con corrispondente danno della predetta persona offesa evento non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volontà per avere appiccato il fuoco alla stalla di proprietà di La Puma Vito danneggiando 350 balle di fieno che andavano completamente distrutte con corrispondente danno della predetta persona offesa di circa 1000 euro per avere cagionato la morte del cane di razza incrociata pastore belga pastore maremmano di proprietà di Billeci Francesco per avere danneggiato l’autovettura Fiat Punto targata BF272MV di proprietà di Simonetta Giuseppina rompendo i cristalli e tagliando i pneumatici con corrispondente danno della predetta persona offesa,  per avere portato fuori dalla propria abitazione strumenti da punta e taglio chiaramente utilizzabili per le circostanze di tempo e luogo per l’ offesa alla persona.

Abbiamo cercato di riassumere i capi d’imputazione e, come si può vedere, si tratta in gran parte di reati progettati e non commessi, o che non hanno raggiunto il risultato prefisso. Si tratta di minacce ed estorsioni di poco conto, ovvero di un impianto accusatorio molto fragile, che qualsiasi bravo legale può in buona parte smontare. Ancora una volta non ci si può sottrarre al sospetto che tutto ciò doveva essere, com’è stato, un contorno molto fumoso che avrebbe dovuto avere, com’è successo, al centro la figura di Maniaci, intorno alla quale sembra essere stata costruita tutta l’operazione Kelevra.

Gli avvocati hanno chiesto la derubricazione dei reati. L’udienza è stata aggiornata al 5 aprile per continuare a discutere su come andare avanti

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