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Niceta: chiudono altri due punti vendita ad Agrigento. Prossimamente toccherà ai negozi di  Carini e  Partinico

Niceta: chiudono altri due punti vendita ad Agrigento. Prossimamente toccherà ai negozi di  Carini e  Partinico
Maggio 02
13:51 2015

Lo avevamo annunciato un mese fa e inesorabilmente il tempo e i fatti ci stanno dando ragione: Niceta chiude, anzi, è meglio dire che quello che fu l’impero dei Niceta, esperti e storici   commercianti palermitani di articoli da vestiario e gestori di punti vendita anche di diverso genere, è sull’orlo del fallimento.

Con ogni probabilità ai primi di maggio saranno consegnati i registri alla Camera di Commercio, per l’avvio delle procedure fallimentari. La vicenda è iniziata qualche anno fa, quando si scoprirono sospetti  contatti telefonici  tra esponenti di Cosa Nostra, riconducibili a Matteo Messina Denaro e gli eredi Niceta. Senza che nei loro confronti fosse attivato alcun procedimento giudiziario, le procure di Trapani e di Palermo, procedettero al sequestro dei beni e dei negozi affidandone l’amministrazione giudiziaria a uno dei componenti la lista a disposizione  presso la responsabile delle misure di prevenzione, la dott.ssa Saguto, l’avvocato Aulo Gigante,  da tempo legato al grande manovratore delle amministrazioni giudiziarie Cappellano Seminara: abbiamo già definito “quotini” tutta la casta di avvocati “in quota” a Cappellano: si tratta di una trentina di suoi “collaboratori” che, con nomine varie, da parte del tribunale, in via diretta, o da parte di Cappellano in subordine, gestiscono gran parte dell’impero dei beni confiscati ai mafiosi, assicurando un lavoro e un reddito non solo a se stessi, ma anche “all’indotto” fatto da amici, parenti, figli di amici e soprattutto da avvocati compiacenti che dovrebbero difendere gli interessi delle persone cui sono confiscati i beni, ma che non esitano a scendere a compromessi con “i signori” della Procura. Anzi, sarebbe meglio chiamarli “dei”, se non vogliamo dire che gli dei vengono dopo di loro. Aulo Gigante è un “quotino”, anche se da tempo si è guadagnato il ruolo di “collega”.  Non capendo niente di attività commerciali, come da lui stesso dichiarato, e dovendo comunque impiegare nel suo nuovo incarico una serie di persone in qualche modo a lui legate, il “rappresentante dello stato”  è stato capace di dilapidare, in poco più di un anno,  oltre 500 mila euro per il pagamento di parcelle a persone che svolgevano un lavoro superficiale e spesso controproducente, senza alcun utile. Tra nomine di  commercialisti, come Alesso D’Oca, incarichi allo studio Giampaolo, consulenze dell’avv. Paola Matranga o dei fratelli avvocati  Alessio e Valentina Arcara, tutti in “quota” Seminara,  dalle casse Niceta sono usciti fiumi di denaro, con nomine di  bayer che  non sapevano neanche cosa significasse questa parola, o non avevano idea di come muoversi, sino ad arrivare agli ultimi rintocchi della campana. Nuova bayer è stata nominata una certa Briciola Fiore, esperta, non sapremmo dire se nel ridurre in briciole quel poco che resta, o nel raccattare le briciole trovate.  Briciola , è moglie di Antonello Cirino, altro quotino che,  guarda caso. ha gestito o collaborato a gestire l’amministrazione Grigoli a Castelvetrano, da dove sono cominciati i guai dei Niceta, che avevano, assunto i fratelli Guttadauro, nipoti di Messina Denaro,  nel proprio punto vendita di Belicittà.  Ma va!!!! Tutto questo non ha impedito la chiusura dei due punti vendita nei centri commerciali agrigentini  Villaseta e le Vigne, dopo che sono rimaste a lavorarvi solo due ragazze per 12 ore al giorno per un mese, con la beffa di essere messe in ferie e poi licenziate e di vedere i loro stipendi e il loro TFR decurtati da giornate lavorative e ferie non godute che risultavano godute e non pagate. Licenziati anche i tre impiegati dell’amministrazione economica, ormai diventati troppo scomodi, nel senso che potevano      essere potenziali testimoni di manovre poco “ortodosse”. Al loro posto pare che oggi lavorino in nero due persone, ma data la facilità con cui il cerchio magico di avvocati fa ricorso a denunce e chiede rettifiche, questo non possiamo darlo per certo:  è certo invece che ad oggi sono state  licenziate 23 persone – alla faccia di quello che dichiara sul Giornale di Sicilia la dott.ssa Saguto , secondo la quale nessuno perde il lavoro a causa delle misure di prevenzione. Prossima imminente chiusura è quella del Poseidon di Carini, dove gli scaffali sono praticamente vuoti, e poi quella di Partinico. Non ci sono nuovi acquisti, anche se è stata fatta passare la voce che è in arrivo una commessa di merce che servirà a risolvere le sorti dell’azienda. Di fatto quello che è stato perso non si potrà più recuperare: non c’è bisogno di bayer per capire che  i clienti persi per la mancanza di prodotto difficilmente si possono riconquistare e che i nuovi prodotti non hanno più il marchio Niceta,  garanzia di esclusività e di qualità conquistata ini 25 anni  di attività. È aumentato il debito nei confronti dei fornitori e proprietari degli immobili condotti in locazione che hanno evidentemente  perso la fiducia nei confronti di un’Amministrazione che non li ha pagati per come aveva più volte concordato, e sbandierando a garanzia del pagamento dei debiti lo stato, cioè il contribuente. Il tutto con una tassativa consegna del silenzio ai dipendenti, le cui buste paga sono sempre misteriosamente decurtate da strane trattenute: beninteso quando i soldi arrivano, perché quasi tutti aspettano il pagamento di stipendi o TFR già da due mesi. Insomma, se si voleva dare all’avvocato Gigante la patente di incompetente e di responsabile della perdita di un centinaio di posti di lavoro, non c’è voluto molto. Ma siamo sicuri che quanto prima dall’ufficio misure di prevenzione verrà fuori qualche nuovo incarico per risollevare le sorti di  un  “baldo e valente” rappresentante dello stato, che corre il rischio di rimanere disoccupato per causa del suo stesso operato.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.