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Coca a fiumi, ma non è Cocacola

Coca a fiumi, ma non è Cocacola
Gennaio 20
15:34 2015

In un territorio come quello che si estende da Alcamo a Carini, con epicentro Partinico, gran parte delle attività produttive, soprattutto quelle legate all’agricoltura e all’edilizia vanno chiudendo giorno dopo giorno, mentre si notano strani fenomeni di apertura di centri scommesse, di pub, di locali che poi improvvisamente chiudono per riaprire altrove, insomma tutte attività commerciali studiate per spremere denaro e creare punti d’incontro tra giovani in cerca della movida, soprattutto quella del sabato sera.

Il dato più curioso è che i punti di aggregazione non sono mai gli stessi, ma si spostano da un pub all’altro, senza apparente motivazione. E invece la motivazione c’è ed è data dalla possibilità di poter trovare qualcosa che procuri lo sballo. L’elemento primo è l’alcool e, in tal senso, alcuni locali non sono più bar o pub, ma vere e proprie taverne dove ci si sbronza e dove ai gestori interessa solo vendere e incassare. Sull’età dei frequentatori non è sempre garantito che si tratti di maggiorenni.

Naturalmente lo sballo non è dato solo dall’alcool, ma da sostanze micidiali realizzate chimicamente, oltre che dal solito hashish, dalla marijuana e dalla cocaina. Quest’ultima sostanza ormai circola tranquillamente, al punto che alcuni genitori, pur di salvare i propri figli dalla morsa della droga, si sono messi a fare il lavoro che dovrebbero fare gli investigatori pagati dallo stato, si sono messi a individuare gli spacciatori, scoprendo che si tratta in gran parte di ragazzi dietro ai quali ci sono pesci più grossi, e, senti senti, hanno anche comunicato i risultati delle loro indagini a polizia e carabinieri, con nomi, cognomi, indirizzi, senza che ancora sia successo niente.

A volte i punti di spaccio sono così vicini ai punti di lavoro di coloro che li dovrebbero scoprire, così che, chi spaccia, è come se fosse protetto. Purtroppo a questa redazione arrivano questi appelli disperati di genitori che, per salvare i loro figli stanno anche rischiando in prima persona, ma che non notano alcuna volontà d’intervento da parte di chi dovrebbe farlo, pur avendo fornito loro tutte le informazioni possibili, in anonimo, onde evitare il rischio che, da denuncianti si possa essere trasformati in imputati. Per contro arrivano a questa redazione comunicati in cui il controllo del territorio si limita al fermo del ragazzino con la canna in tasca o al piccolo spacciatore, come successo qualche giorno fa a Sancipirrello, cui sono stati trovati 25 euro, probabile provento dello spaccio di mariuana. Insomma il fenomeno è serio e non c’è bisogno di grandi ricerche: basterebbe guardarsi attorno e procedere in modo più serio del semplice fermo con immediato rilascio.

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Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.