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Vasto. Via Salce e contrada Lebba discariche continue

Vasto. Via Salce e contrada Lebba discariche continue
Giugno 27
19:13 2021

Secondo reportage dopo quattro mesi. Cumuli di rifiuti sempre presenti, in Contrada Lebba anche davanti il cartello “Divieto di scarico. Area videosorvegliata”, in via Salce percepiti odori nauseabondi.

Via Salce, periferia sud di Vasto, resta sempre piena di rifiuti gettati in quella che è una delle maggiori discariche abusive della città. Comprese cassette colorate di scarti edili ormai presenti (nonostante siano state segnalate a chi di dovere) da 16 mesi. La situazione sicuramente appare migliore di come trovata nel gennaio scorso. Ma la situazione resta sempre grave ed intollerabile. Durante l’incontro online organizzato da WordNews.it a fine aprile in ricordo di Roberto Mancini, come raccontato in diretta, ad un certo si sono percepiti odori nauseabondi intollerabili. Chiaro segno che tra i rifiuti sono ancora presenti, come rilevato anche in precedenti reportage, scarti organici di ossa ed interiora animali. Rifiuti che peggiorano una situazione già gravissima e suscitano preoccupazioni anche di ordine sanitario.

Contrada San Leonardo, periferia nord di Vasto. Quattro mesi dopo anche qui ampi cumuli di rifiuti, presenti anche sul greto del corso d’acqua. In questo nostro nuovo sopralluogo abbiamo trovato anche qui una situazione che appare migliore di gennaio ma i rifiuti restano. Il cumulo maggiore che abbiamo documentato esattamente di fronte il cartello che riporta due scritte «Divieto di scarico» e «area videosorvegliata». Ognuno tragga le conclusioni che ritiene opportune e giuste.

Qui alcune foto di entrambe le discariche abusive pubblicate lo scorso 17 maggio

Via Salce e Lebba, continuano le discariche abusive

IL PRECEDENTE DI GENNAIO, DUE VIDEOSERVIZI E GALLERIA FOTOGRAFICA

Anno nuovo, abitudini vecchie ma rifiuti nuovi. Siamo tornati in via Salce, periferia sud di Vasto. Una strada collocata sotto un viadotto autostradale, a pochi passi dall’arteria che unisce tutta la costa adriatica. Luogo privilegiato da troppi anni, come abbiamo ripetutamente documentato durante tutto il 2020, di abbandoni illeciti di rifiuti di ogni tipo. Incendiati ben due volte negli anni scorsi, l’ultima volta quattro anni fa.

Il nostro reportage documenta una situazione incontrollata e indisturbata di profondo degrado, preoccupante anche dal punto di vista sanitario e non solo ambientale considerati gli abbandoni anche di resti organici in putrefazione. I cui odori sono letteralmente nauseanti come già percepito il 17 settembre scorso. Il nostro horror tour è iniziato con l’autostrada sullo sfondo, in primo piano alcuni abbondanti cumuli di rifiuti. A pochi passi sono ancora lì, quasi quindici mesi da quando sono stati segnalati alle autorità locali, le cassette colorate contenenti scarti edili depositati a pochi passi dai bidoni della spazzatura. Legname e rifiuti in plastica copiosi mostrano brutta vista di sé accanto ai due pali pendenti presenti sulla strada. Pendenze che pongono interrogativi e preoccupazioni sullo stato della strada stessa.

Il 6 gennaio è comparso, all’ingresso di via Salce, un cartello posto dal Comune: interdizione alla circolazione nei due giorni successivi per lavori di manutenzione. Diverse settimane dopo, come documentiamo, sono evidenti i risultati di questa manutenzione: alcune toppe di asfalto nero ora spiccano sull’asfalto in pessime condizioni soprattutto nella curva d’ingresso. A metà gennaio sulla pagina facebook del Comune di Vasto un post avvisava della conclusione dei lavori proseguendo sulla discesa: è stato ripristinato un tratto della strada distrutto e devastato e che rendeva quasi impossibile il transito per lo stato del manto. Ammesso, e probabilmente non concesso, che si potesse ancora parlare di manto stradale.

Sicuramente è positivo, e ci permettiamo di considerarlo un risultato anche della documentazione della situazione riportata nei nostri articoli, che finalmente qualcosa si sia mosso. Ma i dubbi e le preoccupazioni restano: i pali pendenti e lo stato di larga parte del tratto iniziale – che documentiamo in queste foto e nel video reportage – sono più che eloquenti. Il tratto successivo, proseguendo sulla discesa, era in condizioni impossibili, la strada praticamente non esisteva più. Possibile che si sia dovuti arrivare a questo pericoloso punto? Resterà questa la situazione? L’asfalto in piena curva all’ingresso e nel primo tratto resterà ora immutato?

Questo nostro monnezza tour in via Salce si conclude nella stradina adiacente in salita, oggetto di due esposti delle guardie ambientali del WWF nel 2016 e l’anno scorso e della «bonifica» del novembre scorso. Sono tornati a fiorire buste di diversi colori e scarti di picnic, pranzi e rifiuti di altro tipo. Come riportato nei nostri articoli, dopo le prime segnalazioni e articoli del dicembre 2016 e dei mesi successivi, fu assicurato che sarebbe stata potenziata la vigilanza ambientale anti-discariche abusive. Una vigilanza che si sarebbe avvalsa anche di droni dall’alto. A quanto pare qui in via Salce questi droni, di cui in realtà si è avuta notizia solo nei primi mesi della pandemia per vigilare contro «assembramenti» e runners, a quanto pare non sono mai volati.

Il nostro tour si è poi fermato in contrada San Leonardo, periferia nord della città. A pochi passi dall’ingresso della strada che porta alla pista ciclabile di via Lebba sorgerà l’isola ecologica. Attesa da tanti anni e, dopo tanti annunci e stop ora rimandata per la mancanza di impianti anti-incendio. Anche qui foto e video reportage sono più che eloquenti. Degrado e rifiuti ovunque, cumuli in molti punti. E la monnezza galleggia persino nel greto del torrente Lebba.

Il nostro video reportage si è concluso davanti il cartello della videosorveglianza della strada, un cartello che avverte che contro gli abbandoni illeciti sono presenti telecamere. A pochi passi abbondanti cumuli di rifiuti.

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Sull'autore

Alessio Di Florio

Alessio Di Florio

Militante comunista libertario e attivista eco-pacifista, collaboratore di Wordnews.it e referente abruzzese dell’Associazione Antimafie Rita Atria e di PeaceLink, Telematica per la Pace. Collabora con Pressenza, Giustizia.info, QcodeMagazine, Comune-Info e altri siti web. Autore di articoli, dossier e approfondimenti sulle mafie in Abruzzo, a partire da mercato degli stupefacenti, ciclo dei rifiuti e "rotta adriatica" del clan dei Casalesi, ciclo del cemento, post terremoto a L'Aquila, e sui loro violenti tentativi di dominio territoriale da anni con attentati, intimidazioni, incendi, bombe con cui le mafie mandano messaggi e tentano di "marcare" la propria presenza in alcune zone, neofascismo, diritti civili, denunce ambientali tra cui tutela coste, speculazione edilizia, rischio industriale e direttive Seveso.