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Brucia e vai a farti fottere

Brucia e vai a farti fottere
Giugno 20
16:04 2016

Brucia e fotti

Che “Il Giornale” sia la voce di Berlusconi e che sia tenuto in vita con i suoi soldi e con quelli dei finanziamenti pubblici dati alla stampa è cosa nota. Che il suo attuale direttore Alessandro Sallustri ignori le regole elementari del giornalismo e della deontologia professionale, ci vuol poco a rendersene conto, data la sua spiccata malvagità nel deformare le notizie e riadattarle solo agli interessi del suo padrone. Da qualche tempo  la linea di questo volgare foglio è diventata la voce ufficiale anche della Lega e di Salvini, reclamizzandone il suo razzismo e il suo odio, anche contro tutti i siciliani. Ieri  si è raggiunto il massimo della vergogna: sotto il titolo: “Sicilia, brucia e fotti” si affermava che i siciliani danno fuoco ai loro boschi per chiedere poi allo stato rimborsi per lo stato di calamità causato da loro stessi. Si continuava il delirio affermando che in Sicilia ci sono 27 mila forestali, dei quali tremila sono mafiosi, e si concludeva che gli incendi non sono scoppiati per cause naturali, ma per precisi e misteriosi disegni dei mafiosi, che vorrebbero speculare sulle aree incendiate, sottoposte a vincoli,  oppure dei forestali che darebbero fuoco per garantirsi il posto di lavoro attraverso successivi progetti finanziati di ripiantumazione, a parte quelli che brucerebbero i pascoli perché è stato scoperto l’inghippo dei finanziamenti europei finiti nelle tasche dei mafiosi titolari di concessioni ottenute per pochi soldi. Siamo alle solite: per Sallustri, e quindi per Berlusconi i Siciliani sono sempre gli stessi, parassiti, furbetti,  disonesti,sfaccendati e senza voglia di lavorare, pronti solo a sfruttare le risorse dello stato che in gran parte proverrebbero dagli onesti lavoratori del Nord, rispettosi delle leggi,i quali  pagano le tasse e rappresentano il polmone dell’economia nazionale. Lo scirocco non c’entra, nemmeno le temperature micidiali sino a cinquanta gradi: non potendo dare la colpa a Dio si cerca sempre qualcuno da accusare come responsabile, si agita lo spettro di misteriosi incendiari, sull’esistenza dei quali non esiste alcuna prova,  e si cerca di dirottare l’attenzione non sulla necessità di dotare le strutture e le misure antincendio di più efficaci mezzi, ma di dare corpo ai soliti oscuri disegni di cui la Sicilia o è vittima, o è complice.  Davanti a tanta miserabile riduzione della condizione di giornalista e a tanti così idioti giudizi c’è da chiedersi, se tra i siculi fautori dell’immarcescibile Silvio  impegnati  a far risorgere dalle ceneri i passati fasti di Forza Italia, c’è qualcuno che sa ancora usare la testa, che cosa ci sta a fare in questo partito. L’unica motivazione per gridare “Forza Italia” oggi è infatti legata  al prosieguo del cammino della nazionale di calcio italiana ai campionati europei.

Per quanto riguarda invece il numero dei forestali, bisognerebbe fare qualche passo indietro, al 1980, quando, come contropartita per gli ingenti finanziamenti concessi dallo Stato alla ristrutturazione industriale della Fiat, i politici meridionali dell’epoca – e i sindacati, con in testa la Cgil –(oltre ai fallimentari stabilimenti della Fiat nel Sud, dalla Campania alla Sicilia, costosi e inutili: tant’è vero che hanno chiuso i battenti dopo aver sprecato ‘vagonate’ di soldi, sempre nel nome della Fiat) chiesero l’assunzione di un folto numero di  forestali. Che non erano altro che i braccianti agricoli, che nel Sud, in proporzione, erano molti di più che nel Centro Nord Italia. Questi braccianti agricoli sarebbero stati pagati per occuparsi dei boschi del Sud Italia, in collaborazione del Corpo Forestale, allora dello Stato.  I contributi INPS e la disoccupazione sarebbero stati a carico della Regione. Adesso pare che questi lavoratori, trattati come sfaccendati e una cinquantina, dei quali, non tremila,  sospesi dal lavoro per passati guai con la giustizia, siano finiti tutti nel mirino di Renzi, il quale progetta di mandarli tutti a casa e di negare i 90 milioni di euro necessari per mantenere il rapporto di lavoro: un altro scippo,  dopo avere rubato al  Sud 12 miliardi di Euro di fondi PAC con i quali ha finanziato il Jobs Act nel Centro Nord Italia. Al prossimo incendio c’è da prelevare Sallustri e il suo giornalaccio e buttarli dentro gridando: “Brucia e vai a farti fottere”.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.