Scuola: il “bonus premiale”, ultima trovata per discriminare gli insegnanti.

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Scade in questi giorni, per gli insegnanti, il termine per presentare ai dirigenti scolastici la richiesta per accedere al cosiddetto “bonus premiale”.

Con la legge 107 del 2015 il governo Renzi ha completato la demolizione della scuola pubblica già iniziata con la famigerata riforma Gelmini. Non ci occupiamo dei limiti di questa legge, ma del risvolto economico, che invece di premiare con gli scatti biennali di una volta, la carriera , è stato strutturato sulla base del principio aziendale secondo il quale va premiato il merito e non l’anzianità di servizio. Una vecchia “malattia” della “sinistra”  per scimmiottare le norme concorrenziali del capitalismo selvaggio, ma che con la scuola non dovrebbe avere nulla a che fare, dal momento che non ci troviamo davanti a “produzione”, ma a “formazione”.  Dopo la distribuzione a pioggia dei 500 euro destinati all’aggiornamento degli insegnanti, e, da essi in buona parte utilizzati per l’acquisto di un computer  portatile, adesso è stato assegnato alle scuole un “bonus premiale”, da distribuire agli insegnanti più bravi. Ma chi determina se un insegnante è più bravo e meritevole?  Ogni scuola ha nominato, all’inizio dell’anno scolastico, con votazione da parte del Collegio dei docenti, un Comitato di valutazione del quale sono stati chiamati a far parte insegnanti, genitori, alunni e persino un “saggio”, cioè un dirigente scolastico esterno.  A costoro è stato assegnato il compito di preparare una sorta di questionario nel quale ogni insegnante deve dichiarare se egli stesso si giudica bravo, preparato, se sa spiegare, se sa educare e quali risultati ha conseguito. Nel questionario vanno anche indicati i vari incarichi scolastici ricoperti dal docente, le commissioni di cui ha fatto parte, i progetti ai quali ha partecipato. Non siamo ancora del tutto arrivati alla conclusione aberrante secondo la quale, se l’insegnante ha bocciato o rimandato un certo numero di alunni, la colpa non è degli alunni che non vogliono studiare, ma dell’insegnante che non sa  farli studiare., però manca poco.  Anche l’operato dei dirigenti scolastici sarà sottoposto a valutazione sulla base dei risultati conseguiti, legati in gran parte all’aumento o alla diminuzione del numero degli iscritti alla scuola, e quindi sulla strategia di promozioni a pioggia, accantonando il principio di una selezione rigorosa. Stranamente la valutazione del merito, e quindi la cosiddetta “funzione giudicante” questa volta è indirizzata più verso l’insegnante che verso gli alunni. Una volta compilato il questionario il docente lo consegnerà al dirigente scolastico, con l’allegata richiesta di accedere al bonus premiale e, alla fine sarà lo stesso dirigente a decidere quali sono gli insegnanti più bravi ai quali distribuire i soldi. Naturalmente tutto ciò sta scatenando e continuerà a scatenare malumori, incazzature e pettegolezzi vari, nel variegato mondo degli insegnanti che, così, sono messi uno contro l’altro, uno in concorrenza con l’altro, senza che nessuno, se non sulla base di vaghe indicazioni, possa o potrà valutare il valore effettivo del docente da premiare, a meno che non si dovesse decidere di ricorrere a una commissione di esperti, da aggiungere alle selezioni già fatte nei concorsi a cattedra.

E così ci sono gli irriducibili, per lo più appartenenti ai Cobas, che hanno deciso di non presentare domanda, rinviando al mittente, cioè al governo, il bonus, ci sono gli opportunisti  che, sulla base di queste rinunce, hanno visto aumentare la loro possibilità di accedere al bonus, ci sono i furbi e, con essi i più affamati di denaro, per non dire i miserabili, che ritengono che, dal momento in cui il governo dà questi  soldi , non bisogna rinunciarci, ci sono invece alcuni insegnanti più responsabili che hanno deciso di fare domanda per accedere al bonus premiale, su cui non sono d’accordo, per destinare poi questi fondi alla scuola stessa, attraverso il finanziamento di qualche progetto o di qualche iniziativa che abbia un forte ritorno educativo. L’obiettivo è quello di non restituire al governo i fondi destinati alla scuola e nel contempo di non consentire ai colleghi meno meritevoli di incassare soldi che spettano a chi nella scuola ha buttato tempo e sangue.C’è infine il dirigente scolastico al quale spetta il difficile e brutto compito di compilare la pagella per gli insegnanti. Il tutto per una somma che, a stare dalle indicazioni raccolte, non dovrebbe andare oltre un centinaio di euro.

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