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Trapani, nella relazione della DIA c’è Matteo Messina Denaro. Tutto nella norma

Trapani, nella relazione della DIA c’è Matteo Messina Denaro. Tutto nella norma
agosto 05
14:40 2017

La relazione della DIA sulla mafia in provincia di Trapani parla di una struttura unitaria, più compatta di quella, alquanto libera, se non disgregata, in provincia di Palermo.

Continua la situazione di occultamento, che non nasconde comunque “una notevole potenzialità offensiva, grazie a un pervasivo controllo del territorio”. Si parla anche di “un certo consenso nelle aree più emarginate della popolazione”. L’organizzazione comprende i quattro mandamenti di Alcamo, Castelvetrano, Mazara del Vallo e Trapani, che raggruppano diciassette famiglie. Inevitabile il riferimento al latitante più ricercato, ritenuto il capo in assoluto e il leader più carismatico del mandamento di Castelvetrano, con una complessiva influenza anche nel palermitano.

La relazione si sofferma poi su alcune operazioni con le quali sono stati arrestati diversi collaboratori e prestanomi di Matteo Messina Denaro e sequestrati  beni, complessivamente per centoventicinque milioni di euro e bloccate sette ditte alle quali non è stata concessa la certificazione antimafia per il sospetto di inquinazioni mafiose. Per il resto si elencano i reati più diffusi, come l’estorsione, ovvero il pizzo, l’usura, lo smercio di droghe, soprattutto hashish e marijuana, della quale sono state scoperte alcune coltivazioni.

Viene infine citato il sequestro di beni a un imprenditore che non viene citato: si tratta di Giuseppe Ruggirello, al quale sono stati sequestrati 25 milioni di euro, un vasto patrimonio comprendente villette, un lussuoso natante, esercizi commerciali, depositi bancari ecc. Non si parla naturalmente dei rapporti tra mafia e politica, molto diffusi nel trapanese, né della mafia dei colletti bianchi annidata nelle pubbliche amministrazioni. Tutto nella norma.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.