Telejato

Beni confiscati, vi raccontiamo la carriera di Andrea Gemma, amico di Alfano

Beni confiscati, vi raccontiamo la carriera di Andrea Gemma, amico di Alfano
dicembre 31
12:33 2015

 

Poco più che quarantenne è uno dei più gettonati manager e amministratori giudiziari.
Andrea Gemma-153x170

A. Gemma – Foto: eni.com

Ha uno studio legale e tributario a Roma, Gemma&Partners, in via Bellini Vincenzo 4, ma ne risulta un altro, sempre a Roma in via Di Villa Patrizi 13 e per lui lavorano una trentina di persone tra avvocati e tributaristi. Il giornale online Meridiano News (24 aprile 2014) lo definisce “un boiardo di stato”, in considerazione della grande quantità e qualità d’incarichi ricevuti negli ultimi dieci anni, poco dopo la sua laurea alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo, allievo – assieme ad Angelino Alfano – del prof. Salvatore Mazzamuto, detto Savino, già preside di Giurisprudenza a Palermo poi sottosegretario alla Giustizia durante il governo di Mario Monti… Proprio sotto l’ala protettiva di Mazzamuto, Gemma comincia la sua carriera nel 2006 a 32 anni come associato della cattedra di Istituzioni di diritto privato all’Università di Palermo, cattedra che ricopre anche all’Università di Roma 3, dove insegna anche Diritto Civile. Dal 2010 al 2012 è nominato, da parte del Ministero della giustizia, soggetto attuatore giuridico del Piano Carceri, incarico che gli frutta 100mila euro. È il primo incarico importante, cui seguono altre decine di incarichi, tra presidenze di CDA, posti da liquidatore, nomine come curatore fallimentare e di amministratore giudiziario.

Grazie ai buoni uffici del presidente dell’Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo), poi ministro, Giancarlo Giannini, ottiene una decina di incarichi e diventa curatore della Sigrec, società in liquidazione del gruppo. Giannini è prodigo di incarichi a Gemma, sino a quando non viene travolto dallo scandalo Ligresti, ma Gemma non si ferma, è nominato curatore dell’AMIA, l’azienda in fallimento che si occupa di raccolta dei rifiuti di Palermo, ma non riesce ad evitare che la città sia invasa dai rifiuti. Nel 2012 arriva un “colpo grosso” con la nomina a commissario straordinario del gruppo Valtur, una rete di villaggi turistici appartenenti all’imprenditore Carmelo Patti, che nel 2012 la Dia di Trapani accusa di essere prestanome di Matteo Messina Denaro e ne dispone il sequestro per oltre un miliardo e 200 milioni di euro. Già l’anno prima il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani aveva affidato questa azienda a tre commissari straordinari Daniele Discepolo, Stefano Coen e Gemma, malgrado quest’ultimo risultasse nipote di un ex amministratore della Valtur, come riportato in un articolo de l’Espresso dell’11 marzo 2013 e malgrado, è scritto nello stesso articolo, Gemma e Discepolo abbiano presentato parcelle alla Valtur, il che li renderebbe ineleggibili come commissari.  Dietro la rete di Gemma c’è tutto il centro destra, grazie anche ad una partner di particolare importanza che egli si è cercato, e con il cui studio legale collabora, Tiziana Miceli, moglie di Angelino Alfano. Un altro grosso colpo è dato dall’affidamento, nel 2014 la presidenza del Consiglio di Amministrazione dell’Immobiliare Strasburgo, grazie ai buoni uffici del prefetto Caruso, dopo che, dal 1993, anno del primo sequestro, l’amministrazione giudiziaria era stata affidata a Cappellano Seminara e dopo il passaggio dal sequestro alla confisca definitiva di quello che fu un impero di costruzioni di circa un miliardo di euro appartenuto al mafioso Vincenzo Piazza e costruito, si disse, con i soldi di Ciancimino.

Dall’ex Isvap, che Gemma già ben conosce, provengono i tre commissari che lo affiancano, Felice Luca (presidente), Giampaolo Pronaggi e Vittorio Silvestri. Tutto quello che Gemma è riuscito a combinare è stato la messa in liquidazione dell’azienda, nel novembre 2015 e l’imminente perdita di lavoro per i 37 dipendenti, malgrado la stessa azienda, se oculatamente gestita, offra ancora enormi possibilità, poiché dispone di 70 locali affittati per attività commerciali, altri 52 in locazione a privati nella zona di viale Strasburgo, 16 scuole, numerosi uffici utilizzati dal Comune di Palermo tra i quali la sede dei vigili urbani di via Dogali e quella dell’assessorato alle Attività produttive, locali per l’Asp, per l’Inps, e alcune aziende agricole, di cui due in Toscana, più due interi edifici usati dalla Regione che ospitano gli assessorati alle Attività produttive e ai Beni culturali. Interpellato dalla Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi, il prefetto Caruso ha detto: “Non mi risulta che Gemma faccia parte dello studio della moglie di Alfano. Sta di fatto che ha risolto il problema Valtur, ha sbloccato decine di assegnazioni verso il comune di Palermo, è stato remunerato con totali 150mila euro per lui e altri due giovani avvocati, lo stesso importo che prima prendeva una sola persona”.

In realtà la moglie di Alfano, l’avvocato Miceli, in alcune occasioni ha difeso società il cui liquidatore era proprio Gemma, come si legge in un articolo su Il fatto quotidiano del 16 aprile 2014. La benevolenza del prefetto Caruso e l’amicizia di Alfano spingono l’agenzia nazionale dei beni confiscati ad affiancare all’amministratore giudiziario della 6DiGI Pietro Ribolla, nell’aprile 2014, come consulente, sempre l’avv. Gemma, il quale “svolge in parte il suo compito” riscontrando alcune “malefatte” dell’amministratore che ne  causano il procedimento di revoca. Tra gli altri incarichi quello di consulente, nel 2010 del Dap, affidatogli dal ministro Nitto Palma, per 40 mila euro, quello nel c.d.a dell’Eni, su indicazione di Matteo Renzi, dopo 12 ore di discussione sull’alternativa di una poltrona all’Enel poi affidata al siciliano Salvatore Mancuso e, più recentemente, l’aggiudicazione della gara per i servizi legali di Expo 2015.

Gemma è l’esempio più evidente di come sia in atto un processo di sostituzione, nell’amministrazione dei beni confiscati, dalla magistratura alla politica e di come si voglia portare avanti la scelta della vendita a privati e della messa in liquidazione delle società confiscate.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.