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La Francia a scuola contro le mafie

La Francia a scuola contro le mafie
febbraio 01
15:04 2016

“Ma che senso ha parlare di antimafia in Francia?” si chiedono molte delle persone che vengono a conoscenza dell’esistenza di Libera in Francia.

Da oltre otto anni Libera, l’associazione italiana che si batte contro le mafie e promuove la cultura della legalità, è presente anche in Francia. Da qualche anno il presidio di Parigi organizza dibattiti, conferenze, incontri nelle scuole per sensibilizzare la società civile francese e per cancellare qualche stereotipo sull’Italia. “I miei ragazzi, che studiano l’italiano da diversi anni, spesso vanno in vacanza in Italia. Eppure quasi mai a sud di Roma. Hanno paura della mafia!”, si lamenta Romina, professoressa di italiano in un liceo nella periferia di Parigi.

Il 29 gennaio abbiamo seguito le giovanissime Elena e Clémentine, del neonato presidio di Bordeaux, al “Lycée des Graves”, dove sono state invitate a parlare dell’antimafia sociale e del ruolo della società civile italiana contro le mafie. Il pubblico è composto da 18 ragazzi francesi all’ultimo anno di liceo. Studiano italiano da almeno quattro anni.

“Ragazzi, che cosa vi viene in mente sentendo le parole mafia e antimafia?”

Sicilia, Al Capone, uccidere, camorra, Pizzo. Per rompere il ghiaccio i ragazzi scrivono sulla lavagna una o due parole e tornano a posto. Poi tornano per scrivere a proposito dell’antimafia. Falcone, “giudizia”, associazioni, polizia, Borsellino, Stato, Mussolini. Molte sono ovvie, alcune sorprendenti e quasi tutte vengono dalla cultura popolare di derivazione cinematografica, molto diffusa in Francia, che ha trasformato la figura del mafioso in un mito.

“Chissà che cosa attrae i ragazzi francesi alla mafia! Forse la sua organizzazione segreta ed il mistero che ne consegue” ipotizza la professoressa, di origini friulane e molto sensibile alla questione. Da vari anni usa parte delle poche ore di lezione a disposizione per fare un quadro della situazione delle mafie in Italia. Come lei sempre più professori non solo di italiano ma anche di storia cominciano ad invitare Libera nelle loro classi. “Mi ero resa conto che quando parlavo di mafia ai miei ragazzi venivano gli occhi lucidi, pieni di ammirazione e rispetto verso la figura del mafioso”, ci racconta sconsolata e inquieta Valérie, che insegna italiano a Marsiglia. “Ho quindi deciso di invitare Libera per mostrare ai ragazzi che i loro coetanei italiani si danno da fare da anni per combattere il fenomeno mafioso”, continua la professoressa.

Parlando lentamente e scandendo tutte le sillabe il più chiaramente possibile, si ripercorre la storia di Libera partendo della sua nascita con la raccolta firme per ottenere una legge che permettesse il riuso sociale  dei beni confiscati ai mafiosi. Grazie ad un PowerPoint bilingue italo-francese si passa poi all’importanza dell’informazione nella lotta alle mafie. “A che serve essere vivi, se non c’è il coraggio di lottare?” È l’occasione di far conoscere ai ragazzi francesi “I Siciliani” di Pippo Fava e Riccardo Orioles, l’impegno della famiglia Maniaci, Michele Albanese, Arnaldo Capezzuto e dei tantissimi giornalisti che rischiano quotidianamente la vita per raccontare la verità in terra di mafia.

“La bellezza può passare per le vie più strane”: citando Pasolini, Elena, milanese di origini ma ormai a Bordeaux da alcuni anni, racconta la sua esperienza al campo di mediattivismo organizzato a luglio a Corviale, nella periferia di Roma. È all’ultimo anno di liceo e con la voce visibilmente emozionata e carica di entusiasmo racconta come quest’esperienza le abbia cambiato la vita facendole capire che nulla è impossibile se si prova a farlo in gruppo.  “Abbiamo fondato Libera Bordeaux due mesi fa. Questo è il nostro primo intervento in un liceo. Per noi, l’informazione dei giovani è un obiettivo capitale.”

Clémentine è forse la prima ragazza francese a parlare a dei francesi di antimafia in Italia: “Sono 100% francese però imparo l’italiano da quattro anni a scuola e ho conosciuto l’associazione Libera grazie a una conferenza fatta nel mio liceo l’anno scorso.” Ma che significa impegnarsi per Libera per te che sei francese? “Le azioni di sensibilizzazione alla popolazione, di aiuto sociale e di promozione della legalità mi sono sempre piaciute. Con la mia classe, siamo andati alla manifestazione per la giornata della memoria delle vittime di mafia del 21 marzo 2015 a Bologna. Penso che l’atmosfera calorosa e commovente mi ha convinto ad esportare il bel concetto di Libera a Bordeaux.”

Ma non avete paura? Ma è pericoloso andare in Calabria o in Sicilia? Come si fa a capire se un ristorante è di proprietà di un mafioso? Ma allora la criminalità di Marsiglia e della Costa Azzurra è come la vostra mafia? Cosa possiamo fare per lottare contro le mafie?

Le domande che arrivano alla fine dell’ora passata insieme rivelano che i ragazzi francesi, a differenza delle istituzioni, sono recettivi al problema della diffusione del fenomeno mafioso in Francia e vogliono capire per poterlo combattere. A differenza della società civile italiana, che non ha fiducia nei confronti dello stato e quindi è sempre pronta a riempire le piazze per coprire le mancanze delle istituzioni, in Francia c’è la tendenza a delegare lo stato ogni qualvolta si trattino temi legati alla legalità ed alla giustizia. Nei prossimi mesi Clémentine ed Elena vorrebbero organizzare un cineforum, altri interventi e promuovere i prodotti di Libera provenienti dai terreni confiscati ai mafiosi.

Perché in Francia la cultura della legalità passa anche dalla tavola.

Sull'autore

Marino Ficco

Marino Ficco

Ho 22 anni e studio archeologia a Parigi, dopo aver vissuto per anni a Imola. In quinta elementare ho fondato il mio giornalino, l'Eco dell'informato, con cui ho raccontato quello che succedeva attorno a me denunciando quelle che ritenevo ingiustizie da combattere. Incoraggiato da Riccardo Orioles, ho ricominciato a scrivere in Francia, dopo alcuni interventi sull'antimafia in alcune scuole di Marsiglia. Dopo aver partecipato al campo di volontariato “Io ci sto”, dall’estate 2014 seguo la situazione dei migranti in Italia e in Francia, in particolare a Parigi e Calais. Scrivo per incitare ad agire.