Telejato

Arrivederci Telejato!

Arrivederci Telejato!
maggio 28
22:24 2016

Sono arrivato a Partinico il 30 aprile ed ho iniziato a lavorare a Telejato il 2 maggio. Se avessi ritardato la mia partenza di una settimana, non credo sarei sceso in Sicilia. Non dopo la notizia di ciò di cui veniva accusato Pino Maniaci, non dopo il video dei Carabinieri diffuso dai media, non dopo gli articoli di Repubblica che davano per chiusa l’emittente, non dopo gli editoriali di illustri giornalisti della carta stampata.

E se, dopo tutto questo, ancora mi fosse rimasto un barlume di voglia di tentare, avrei desistito con un: “Ma chi me lo fa fare, rischiare così la reputazione. Per cosa poi?”

Invece no. Sono stato fortunato. È cattivo dirlo, opportunista e forse anche un po’ fuori luogo, ma è vero.

Quella mattina, avevo appreso la notizia dai giornali ma, all’appuntamento con Letizia, davanti al solito bar, prima di andare a lavoro, non dissi niente. Aspettai che fosse lei a parlarmene. Non era bella l’aria che si respirava quel 5 maggio in redazione, ma fu lì che ne parlammo.

Decisi di aspettare un altro giorno, per schiarirmi le idee e capire: tornato a casa, lessi tutti gli articoli che trovai sul caso. Cominciai a cercare su Youtube immagini di repertorio delle inchieste di Pino, le stesse che mi hanno portato a Telejato. Rividi il video diffuso dai carabinieri, che tuttora è sul mio computer, e tentavo di capire Pino, il suo linguaggio, il suo atteggiamento, quello dei sindaci. E poi ho riascoltato la conferenza stampa di Teresi. Le parole: “Non ci serve l’antimafia del Signor Maniaci”. Il disprezzo che palesavano.

Ecco, da quel disprezzo sono ripartito. Ho deciso di restare, ho tratto le mie conclusioni – che non condividerò – e ho continuato a lavorare. E ho scoperto una famiglia, forte, unita e caparbia. Che avrebbe potuto mandare tutto al diavolo e invece oggi, finalmente, riparte.

Telejato riparte dopo aver mandato in onda tutti, ma proprio tutti, i comunicati stampa di chi si dissociava da Pino Maniaci. Non è facile, giorno dopo giorno, vedere il proprio padre sulla gogna del dibattito morale. Bloccato nel limbo del silenzio, condannato dalla stampa, prima ancora di poter dire la sua versione dei fatti. Che Pino sia nel torto o nella ragione, chi gli è più vicino non meritava di vivere questa esperienza.

Purtroppo, per vari impegni personali, non posso rimanere oltre, ma – con la promessa di tornare il prima possibile – voglio lanciare un appello a chi si affaccia al mondo dell’informazione: verificare. Riverificare e, ancora, scavare, fino magari a riapparire dall’altra parte del globo, a caccia della verità. Non vi fidate della pappa pronta.

Io sono stato fortunato, perché mi trovavo a Telejato. Al centro della notizia: ho visto, ho approfondito, ho ascoltato sindaci smontare il castello accusatorio della procura per giustificarsi, consiglieri che si appuntavano stellette – per gli attacchi ricevuti da Maniaci – per tornaconto personale, opposizioni che annunciano mozioni di sfiducia, e poi la buttano in caciara. Ho visto gli attestati di solidarietà e gente che alla parola “Manici” sogghignava soddisfatta.

Ho visto Pino mentre era in “esilio” che ha risposto a tutte le mie domande, quando poteva tranquillamente liquidarmi con un “ma tu chi sei?”.

E tornerò. Perché qui sono stato libero di fare le domande più scomode, libero di fare il mio lavoro senza nessun dovere verso la redazione, ma col dovere morale verso chi mi legge o, in tv, mi ascolta.

Giuseppe Suriano

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